Me
HomeSpettacoliMusica

Freddie Mercury e l’ipotesi della morte pianificata: lo rivela il suo assistente personale

Di Marco Nepi
Pubblicato il 19 Nov. 2019 alle 17:25
Immagine di copertina

Freddie Mercury: spunta l’ipotesi della morte pianificata

Il celebre cantante dei Queen morì il 24 novembre del 1991, aveva contratto l’AIDS qualche anno prima e la malattia l’aveva consumato, ma solo oggi spunta l’ipotesi di una morte pianificata di Freddie Mercury cui non si era mai sentito parlare prima.

A parlarne è lo storico assistente personale del cantante, Peter Freestone. In un’intervista rilasciata a Vice, Freestone racconta i suoi 12 anni trascorsi accanto alla popstar fino ad arrivare alle ultime ore di vita.

Secondo Freestone, fu lo stesso Freddie Mercury a decidere quando era arrivato il momento di morire. Il 10 novembre del 1991, due settimane prima della sua morte, il cantante decise di smettere di prendere il farmaco che lo teneva in vita. Sapeva che quella medicina era fondamentale per la sua sopravvivenza e invece scelse di farne a meno.

Come si legge su Vice, a causa della malattia, il cantante aveva perso ogni autonomia e scegliendo di smettere di prendere quel medicinale, pensava di aver ripreso in qualche modo le redini della sua vita. Almeno delle ultime ore.

Freddie Mercury non fu mai lasciato solo negli ultimi giorni in vita. Tre amici di si alternavano al suo capezzale: 12 ore a testa per non lasciarlo mai solo. “All’inizio della settimana era teso”, racconta Peter Freestone. Poi, però, qualcosa è cambiato: il 22 novembre 1991, alle 20 circa, Freddie Mercury diffuse un comunicato stampa in cui annunciava al mondo la sua malattia.

“Quello fu esattamente il momento in cui iniziai le mie ultime 12 ore con lui”, continua il racconto dell’amico e collaboratore. “Erano anni che non vedevo Freddie così rilassato. Non c’erano più segreti; non si doveva più nascondere. Sapeva che doveva rilasciare quel comunicato, altrimenti la gente avrebbe pensato che considerasse l’AIDS qualcosa di sporco, infamante, da nascondere sotto il tappeto”.

“E poi arrivarono le 8 di sabato mattina”, continua ancora Freestone. “Mi stavo alzando per andarmene. Freddie mi prese la mano e mi guardò negli occhi. Disse: ‘Grazie’. Non so se aveva deciso che fosse il momento di andarsene e sapeva che non mi avrebbe mai più visto, e mi stesse ringraziando per i 12 anni passati insieme, o se mi stesse soltanto ringraziando per essere rimasto lì 12 ore. Non lo saprò mai. Fu l’ultima volta che ci parlammo”.