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Junior Cally resta in gara a Sanremo: ecco il vero motivo per cui Amadeus non lo caccia

Dal mondo dello spettacolo e della politica arrivano richieste e sollecitazioni alla Rai perché il rapper non salga sul palco. Ma il regolamento non permetterebbe l'esclusione

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 21 Gen. 2020 alle 09:21
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Immagine di copertina
Junior Cally in gara a Sanremo 2020

Junior Cally resta in gara a Sanremo: la Rai non fa un passo indietro

Il rapper romano Junior Cally resterà tra i cantanti in gara a Sanremo 2020. In tanti hanno chiesto la sua esclusione dal Festival per il testo di una sua canzone ritenuto sessista e violento contro le donne. L’attacco contro il rapper è pressoché unanime, ma Sanremo lo accoglierà ugualmente sul palco dell’Ariston il 4 febbraio. Il regolamento del Festival non prevede infatti l’esclusione in corsa di un cantante, a meno che non ci siano “fatti di strettissima attualità, ovvero prossimi all’evento e tali da rendere obbligatoria una decisione radicale. E il rapper non sembra disposto al passo indietro spontaneo”, riporta HuffPost. Pena un maxirisarcimento danni. Anche se voci di viale Mazzini dicono che al momento nulla sia stato ancora deciso.

In particolare, ad aver scatenato la polemica è un brano del 2017 di Junior Cally, intitolato “Strega”, le cui parole sono offensive nei confronti delle donne. “Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro.. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera”, questo è uno dei versi della canzone.

Junior Cally ieri, lunedì 21 gennaio, ha risposto pubblicamente alle accuse tramite il suo management con un comunicato: “Junior Cally non è sessista ed è contro la violenza sulle donne. In merito alle polemiche sui presunti contenuti sessisti dei testi di Junior Cally precisiamo che la posizione dell’artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e ovviamente – sembra banale dirlo, ma non lo è – contro la violenza sulle donne. Non capiamo, inoltre, se la polemica sia di carattere musicale o politica: della partecipazione di Junior Cally a Sanremo si ha notizia dal 31 dicembre e tutti i suoi testi sono disponibili sul web”.

Ma la richiesta di non farlo salire sul palco di Sanremo è unanime, anche tra i politici. Marcello Foa, presidente della Rai, ha espresso “forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Il Festival, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani”.

E chiede ad Amadeus, in qualità di direttore artistico e conduttore, di ″riportare il festival nella sua giusta dimensione″.

Anche 29 deputate si sono schierate contro la presenza di Junior Cally, inviando una lettera alla commissione di Vigilanza sulla Rai, all’amministratore delegato Fabrizio Salini, al cda RAI e all’Usigrai: “Tra i cantanti in gara è prevista la presenza del rapper per ragazzini Junior Cally, i cui testi – come già evidenziato alla Rai da molte associazioni di donne – sono pieni di violenza, sessismo e misoginia, appare evidente che la direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai”.

Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra alle regionali in Emilia Romagna, su Facebook ha scritto: “Questo non è Sanremo. È Sanschifo. Uno schiaffo alle vittime e alle loro famiglie, al dolore, alle sofferenze inaudite delle donne sfregiate e violentate, un insulto senza precedenti a chi si è visto uccidere una figlia, una sorella, una compagna.

Il “cantante” Junior Cally sul palco di Sanremo è disgustoso. Uno che incita al femminicidio, allo stupro, alla violenza non può esibirsi tra i big del festival nazional popolare più famoso del Paese davanti a un pubblico di famiglie, giovani e bambini. È indegno. Come donna prima di tutto e come politico denuncio con rabbia questo scempio, è un’offesa a tutte le donne, uno schiaffo alle famiglie delle vittime di femminicidio. Uno che canta “l’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera” mentre si muove davanti a una giovane ragazza legata mani e piedi a una sedia e con un sacchetto sulla testa, mentre cerca, inutilmente, di liberarsi non è arte. È schifo, violenza, aberrazione”. scrive la Borgonzoni.

Per Nicola Zingaretti  “quest’anno a Sanremo si trasmette un brutto messaggio, che offende le donne”. Anche Matteo Salvini, interviene nella vicenda: “Mi vergogno di quel cantante che paragona donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana”, attirando su di sé altre critiche.

La parlamentare dem Alessia Morani dichiara: “Io invece fossi in te #Salvini mi vergognerei perché hai detto che gli insulti alle donne vanno bene se fatti in casa. Che pena, mamma mia”.

La segue il viceministro per gli Affari regionali Stefano Buffagni (M5s): “Quindi insultare, sequestrare, violentare, stuprare, usare le donne come oggetti, per te va bene ma basta farlo con discrezione dentro casa? Vergogna!”.

Tra i personaggi del mondo dello spettacolo interviene invece Fiorello che, in un video Instagram in cui indossa la maschera che caratterizza il rapper romano, si rivolge direttamente al direttore artistico: “Amadeus, ti sei messo contro tutti, ti mancano gli anziani (di’ qualcosa anche contro gli anziani) e, soprattutto, ti manca Fiorello. È l’unico rimasto che è ancora con te. Le donne ce l’hai tutte contro, la politica pure. Dammi del terrone e così hai fatto bingo. Io, in qualità di anonimo, proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”.

“Vorrei dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato: proprio in politica cercate di fare un passo avanti, non state indietro. Voglio vedere un presidente della Repubblica donna o un presidente del Consiglio donna. Allora sì che avremo fatto un passo avanti. Non lamentatevi di Sanremo”, conclude Fiorello.

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