Da Justine Mattera a Chiara Francini: la crisi del mondo dello spettacolo raccontata dall’interno a TPI

Justine Mattera, Ludovica Bizzaglia, Paolo Ruffini, Raffaella Paleari e Chiara Francini: le voci del mondo dello spettacolo unite per raccontare la loro realtà

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 12:13 Aggiornato il 15 Mag. 2020 alle 14:48
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Immagine di copertina
In foto: Paolo Ruffini, Ludovica Bizzaglia, Justine Mattera, Raffaella Paleari e Chiara Francini

Coronavirus, la crisi del mondo dello spettacolo raccontata dall’interno: le testimonianze

Il Coronavirus ha colpito tutto il mondo e nessun settore è stato escluso, neppure quello dello spettacolo che sta andando incontro a una forte crisi. In tanti, spesso, hanno chiesto maggiore tutela, rivolgendosi anche al ministro Dario Franceschini, chiedendo a gran voce di dichiarare lo “stato di crisi” per il mondo dello spettacolo. Una crisi che, purtroppo, non passerà tanto presto. Con cinema e teatri chiusi, l’abolizione e lo slittamento di grandi eventi (come il Festival di Cannes, ad esempio) e il continuo cancellare concerti in vista dell’estate, il mondo dello spettacolo è in ginocchio e chiede aiuto. Nonostante l’Italia abbia avviato la tanto attesa Fase 2, quella per il mondo dello spettacolo quando ci sarà? Per riaprire i teatri, è stata indicata una data simbolica (dicembre 2020), ma quale sarà la modalità di lavoro?

Noi di TPI abbiamo raccolto le testimonianze di chi ha dovuto accettare i compromessi dettati dall’emergenza sanitaria: alcuni hanno avuto anche modo di reinventarsi puntando al mondo del web, aprendo una vetrina virtuale su Instagram ed entrando in contatto con tantissime persone, altri purtroppo hanno dovuto rinunciare ai propri progetti.

Raffaella Paleari, dal teatro al web: come reinventarsi durante la pandemia

Partiamo dal caso di Raffaella Paleari, attrice teatrale che abbiamo visto anche in spot pubblicitari, film e programmi tv, che ha saputo reinventarsi sui social durante il lockdown. “Data l’emergenza Covid, molte produzioni teatrali e cinematografiche – oltre che televisive – si sono bruscamente interrotte. Purtroppo non abbiamo ricevuto una reale informazione e tutela su come e quando si potrà ripartire. Come fa un’attrice come me che lavora a stretto contatto con i suoi colleghi e ha bisogno di un pubblico per esistere?”. Cinema e teatri sono ancora chiusi perché non sono in grado di garantire le norme di sicurezza ed impedire dunque assembramenti. Raffaella ha puntato a Instagram: “Sto costruendo un ‘personaggio pubblico’ grazie ai canali social (in particolare Instagram), facendo delle dirette dove tratto diversi temi, arrivando a un pubblico vasto e variegato. Non è stato semplice all’inizio non demoralizzarsi, ma l’arte e la speranza ci salva sempre e continuiamo, almeno virtualmente, a metterci in gioco e a reinventarci”.

 Raffaella Paleari
Credits:
Raffaella Paleari

Nonostante la riapertura dei teatri sia stimata a dicembre, Raffaella si augura di poter anticipare la ripartenza. “So bene che il nostro non è l’unico settore che soffre, ma anche noi non sappiamo nulla e non ci sentiamo tutelati. I progetti prima del Covid sono stati bloccati e non sappiamo quando riprenderanno, comprese le uscite dei film”. Come tante altre colleghe, anche Raffaella Paleari ha ceduto al fascino delle dirette Instagram. “Non sono l’unica attrice che lo sta facendo, ma vi assicuro che ci salva e ci salverà… almeno per ora (questione economica a parte) sperando negli aiuti del governo, che sono arrivati solo ad alcuni e non alla categoria più fragile”.

Justine Mattera a TPI: “Già è un lavoro precario, ma così è impossibile”

Anche Justine Mattera ha spiegato a TPI come sta affrontando questo periodo difficile. Justine, che negli anni ha avuto modo di diversificare molto il suo lavoro puntando anche allo sport, ha ammesso: “Il lavoro per adesso non c’è, ci sono pochi programmi, ogni tanto dei collegamenti, ma è un lavoro diminuito quasi del tutto. Non c’è teatro, non ci sono eventi né concerti, non c’è stato qualcuno che ha pensato ‘questa sarà una professione che sarà quasi del tutto annullata da questo virus’, però è stato così”.

“Già è un lavoro precario, ma così è impossibile”, ha proseguito Justine. “Per fortuna mi sono diversificata tanto negli anni, avrei dovuto partecipare a tantissimi eventi sportivi: ad esempio avrei dovuto fare il Giro d’Italia, avrei dovuto fare il Tour de France, tutte attività che forse sono state rinviate ad ottobre. Tutti gli eventi estivi cancellati, avevo tantissime gare. Sono testimonial di aziende, sarei andata alle loro convention”.

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Credits: Instagram/Justine Mattera

Justine Mattera tocca anche altri tasti dolenti, come quello del turismo e della scuola. “Ho collaborato spesso con le regioni per supportare l’ecosostenibilità della bici, ma adesso non penso neanche di averne la possibilità. Devi ridimensionare tutto e creare modi per lavorare stando a casa. Anche con la scuola è un caos, vedo anche i miei figli che non sono proprio attenti attenti”, ha aggiunto con ironia. “Non è come quando sono a scuola. Neanche gli insegnanti riescono a gestirli”.

In conclusione, Justine ha ammesso la sua amarezza: “La gente che mi chiede cosa farò l’anno prossimo… e io che ne so? Non so nemmeno cosa farò quest’estate! Se sarà possibile partire o almeno raggiungere i miei almeno per Natale… è sconcertante”.

Chiara Francini: “C’è la sensazione di essere abbandonati a se stessi”

C’è chi poi, come Chiara Francini, ha avuto modo di terminare una tournée giusto in tempo (febbraio) prima che l’Italia si chiudesse a riccio in un lungo lockdown. La Francini, oltre ad essere un’attrice, è anche una scrittrice ed è proprio della scrittura che avrebbe voluto occuparsi da marzo in poi, con o senza Coronavirus. Ciò non significa che non abbia avuto le sue difficoltà. “Il mondo dello spettacolo è un po’ considerato l’ultima ruota del carro, ma la tragicità non è soltanto per gli attori, ma anche per una serie di maestranze, è una situazione molto delicata e fragile. Non si sa quando verranno riaperti i set, quando si potrà tornare a lavorare in teatro: sento tanti amici che fanno solo teatro ed è una tragedia. C’è la sensazione di essere abbandonati a se stessi, è una categoria che non viene salvaguardata e questo credo che ti tolga proprio la speranza. Oltre a un fattore economico, la vera tragedia è proprio l’avvilimento”.

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Credits: Instagram/Chiara Francini

“In questo momento sto scrivendo il mio quarto romanzo”, ha raccontato Chiara. “Però avevo in previsione due film da girare a maggio. Film che sono saltati. La struttura del set è inconciliabile con le distanze di un metro e mezzo, così come il teatro che ha bisogno di un pubblico. Da tutti i punti di vista è un settore martoriato. Un set fermo è un set fermo, sono macchine complicate, caratterizzate da tante persone. È dura per tutti e avere la consapevolezza di non avere le spalle coperte è una cosa che inficia anche la speranza”.

Ludovica Bizzaglia: “L’intrattenimento per l’Italia è un bene di prima necessità” ma non per il governo

Ludovica Bizzaglia, attrice che abbiamo visto tante volte nelle puntate di Un posto al sole (ma non solo), ha evidenziato le preoccupazioni economiche di un settore che sta incassando tanti brutti colpi. Della Fase 2, Ludovica ha spiegato a TPI: “Io sono convinta che la restrizione deve continuare ancora, per non rischiare un secondo collasso. Mi rendo anche conto, però, che ci stanno chiedendo di continuare a produrre contenuti audiovisivi e di intrattenimento in maniera del tutto gratuita e, come al solito, non siamo stati compresi (non voglio usare il termine non rispettati). Penso che l’intrattenimento, soprattutto per il nostro paese, sia un bene di prima necessità e non ci stanno dando le giuste protezioni per poterlo fare”.

“Mi manca tantissimo stare sul set, non vedo l’ora di tornare, però è anche vero che ad oggi ci stiamo continuando a confrontare con delle misure di sicurezza che non sono adeguate, credo sia anche giusto che la gente capisca questo: il nostro è un settore d’intrattenimento, ma è ciò che ci va vivere e che ci manda avanti, quindi dobbiamo essere tutelati anche noi, gli artisti sono arrivati a un punto di saturazione per il quale non possono continuare a produrre intrattenimento in maniera del tutto gratuita e senza avere alcun tipo di riconoscimento da parte del governo”.

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Credits: Instagram/Ludovica Bizzaglia

Ludovica parla anche dei progetti, quelli saltati, destinati all’oblio, e dei provini che intanto vanno avanti, seppur da casa. “Avevo progetti che sono saltati. Il lavoro dell’attore è molto precario: magari lavori due mesi, poi stai fermo altri sei. Io mi occupo anche di attività sui social, l’ho sempre visto come un secondo lavoro e ora lo sto utilizzando molto. Non so quando tornerò sul set,  momentaneamente per noi è tutto bloccato, stiamo facendo i provini da casa, anche se poi non sappiamo quando si riaprirà. Parlano persino di riaprire cinema e teatri a marzo 2021, se così fosse la cultura e l’arte italiana moriranno sotto tutti i punti di vista, non possiamo permettercelo”.

Poi Ludovica si sofferma sulle scelte del governo, di come abbiano tagliato fuori un settore tanto delicato. “Anche l’intrattenimento più leggero credo sia fondamentale soprattutto per il periodo storico in cui ci troviamo, la gente ha il diritto e il dovere di continuare ad avere spunti creativi. Purtroppo non siamo rientrati nelle categorie a rischio del governo, non siamo rientrati nei 600 euro né nelle produzioni di prime necessità, qualcuno deve considerare anche questo”.

Paolo Ruffini a TPI: “Dobbiamo essere equidistanti, ma mi piace pensare che dobbiamo anche considerarci equivicini

Paolo Ruffini ha due progetti in programma, che usciranno nonostante il Coronavirus: si tratta di due documentari social, “UP&Down” e “Resilienza”, disponibili sulla piattaforma Chili a fine maggio. “Quando è iniziata l’emergenza ero nel pieno del tour teatrale di UP&Down”, ci ha raccontato Ruffini. “Stavo per iniziare le riprese di un film e la nuova edizione di Colorado, ma in un istante è cambiato tutto ed io ci ho messo qualche giorno a rassegnarmi al fatto che era necessario fermarsi”.

“Quando finalmente l’ho fatto, ho iniziato a capire che fermarsi era urgente e indispensabile. Ho capito che non si può crescere per sempre, la natura e la vita sono fatte di cicli e, se ci sforziamo di vederla in questo modo, allora riusciamo a comprendere che la fine di qualcosa significa anche rinascita di qualcosa di nuovo”, ha precisato Ruffini.

“Credo che questo fermarsi mi abbia aiutato a rivalutare molti aspetti della quotidianità, a partire dal valore della vita stessa, l’attenzione verso l’altro, l’importanza della salute: la semplice domanda ‘Come stai?’ ha un suono diverso. Quelli che prima sembravano grandi problemi adesso sono dettagli. L’etimologia della parola ‘crisi’ significa proprio scelta, decisione. Ecco, ora possiamo scegliere di reinventarci, di riconsiderare il valore delle cose, come quello di un abbraccio”.

E la distanza improvvisamente non è più un limite. “Personalmente mi sto sforzando di trasformare questo limite della distanza in un’occasione per sperimentare nuovi modi e nuovi linguaggi di comunicare. Dobbiamo essere equidistanti, ma mi piace pensare che dobbiamo anche considerarci equivicini. Questa parola credo non esista ma potremmo inventarla!”. In realtà esiste, ma nel linguaggio giornalistico (è utilizzato per riferirsi a chi è o cerca di essere ugualmente vicino a parti politiche contrapposte), quindi sì, potremmo anche seguire la filosofia di Ruffini ed essere tutti più equivicini.

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