Sondaggi politici elettorali oggi 6 luglio 2020, Pd a 5 punti dalla Lega. Orlando: “Senza tre scissioni saremmo pari”

Ecco cosa indicano gli ultimissimi sondaggi politici elettorali di oggi, 6 luglio 2020, partito per partito

Di Anna Ditta
Pubblicato il 6 Lug. 2020 alle 07:54 Aggiornato il 6 Lug. 2020 alle 08:02
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Credit: Ansa

Sondaggi politici elettorali oggi 6 luglio: ultimissimi

SONDAGGI POLITICI ELETTORALI – Scoppia la polemica nel centrosinistra dopo un sondaggio di Bidimedia che pone il Pd a cinque punti di distanza dalla Lega e un tweet del vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, che ha affermato che senza scissioni ora i dem avrebbero gli stessi consensi del Carroccio.

Il sondaggio in questione è quello di BiDiMedia sulle intenzioni di voto al 4 luglio, che vede la Lega primo partito con il 26,6 per cento e il Pd subito dietro con il 21,4 per cento. Seguono M5s con il 15 per cento e Fratelli d’Italia con il 14,1 per cento. Stabile Italia Viva di Matteo Renzi al 3,5 per cento, scende Leu al 2,6 per cento (-0,2 per cento), mentre Azione di Carlo Calenda registra un lieve incremento dello 0,1 per cento raggiungendo il 2,6 per cento.

Le polemiche

La polemica è scoppiata dopo una dichiarazione dell’ex ministro Andrea Orlando, vice di Zingaretti alla guida del Pd. “Questo è un sondaggio di oggi. Da questi numeri emerge in modo evidente che senza 3 (dicasi tre) scissioni il Pd sarebbe pari alla Lega”, ha twittato Orlando, “ai volenterosi dirigenti del Pd che sollevano obiezioni sulla leadership del partito, consiglierei di orientare meglio i loro strali”. Il riferimento è alle scissioni di Leu, Italia Viva e Azione. Al vicesegretario del Pd ha replicato il deputato dem Matteo Orfini: “Peccato però che per rincorrere Salvini chiudiamo i porti e sequestriamo le persone in mare esattamente come lui”, ha twittato, riferendosi all’atteggiamento del governo in merito alla Ocean Viking, bloccata da 10 giorni in mare con 180 migranti a bordo.

Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha ribattuto di non aver mai fatto scissioni: “Me ne sono andato da solo perché ritenevo l’alleanza con i 5S mortale per i riformisti. Era la posizione unanime del Pd. Votata negli organi e confermata nella prima relazione di Zingaretti. Vi siete scissi voi dalle vostre promesse e dai vostri valori”. Interviene anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che nei giorni scorsi ha espresso posizioni critiche nei confronti della leadership di Nicola Zingaretti: “Pensa il Psi: se nel ’21 non avesse subìto la scissione di Livorno a quest’ora dove stava…”, ha ironizzato. Dopo qualche ora Orlando torna sul punto. Riuscire a fare polemica su un’affermazione abbastanza scontata, cioè che sarebbe meglio evitare la scissionite, malattia endemica della sinistra, è una bella impresa. Ma c’è chi ci riesce”, scrive di nuovo su Twitter.

Lo stesso segretario Pd Nicola Zingaretti interviene poi sulla questione. “Grazie ad Andrea Orlando che ha detto la verità”, scrive in un post su Facebook. “E anche se c’è chi si diverte a criticare solo noi e non la destra, noi non arretriamo. Andiamo avanti insieme a elettori, militanti, amministratori e dirigenti grazie ai quali il Pd è più forte, un partito pluralista unito, unitario, casa dei riformisti italiani. Insostituibile pilastro di qualsiasi ipotesi alternativa alle destre. Qualcuno aveva altri obiettivi e continua a picconare dal salotto di casa con i tweet, ma hanno fallito e continueremo a combattere con la nostra gente non per ‘parlare’ di cambiamento ma per realizzarlo. Ora lavoro e scuola. Prima l’italia e prima le persone. P. S. Andrea ha ragione anche su un altro punto: solo il delirio di alcuni può esaltare la degenerazione delle divisioni, litigi e scissioni patologia della nostra storia. Uniti si vince”.

Come si fanno i sondaggi?

I sondaggi elettorali e politici vengono effettuati da società demoscopiche rispettando criteri scientifici ben precisi. Gli autori delle rilevazioni devono individuare un campione da intervistare sufficientemente ampio e rappresentativo della popolazione che si intende analizzare. Nel caso dei sondaggi sulle intenzioni di voto ai partiti o dell’indice di fiducia dei leader politici dunque gli intervistati devono rappresentare adeguatamente la popolazione italiana maggiorenne, coloro che hanno diritto al voto e che si recano alle urne.

Questo lavoro viene fatto per ridurre al minimo il margine di errore e rendere la rilevazione quanto più attendibile. Di solito un sondaggio politico-elettorale viene considerato affidabile se il margine di errore indicato è del del 3 per cento con un intervallo di confidenza del 95 per cento. È proprio quella di identificare un campione rappresentativo della popolazione la maggiore difficoltà dei sondaggisti.

Le interviste di solito vengono effettuate con una metodologia Cati, telefonicamente, o Cawi, via Internet, o mista. Per effettuare le interviste le società demoscopiche si affidano a società specializzate.

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