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Cos’è la placca adriatica che preme sugli Appennini e provoca terremoti in Italia

Di Anna Ditta
Pubblicato il 10 Dic. 2019 alle 17:04
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Cos’è la placca adriatica che preme sugli Appennini e provoca terremoti in Italia

C’è un legame tra le scosse di terremoto registrate ieri, lunedì 9 dicembre 2019, in provincia di Firenze, e il movimento della placca adriatica. A spiegarlo è Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che ha parlato del fenomeno in un’intervista al Corriere della Sera. Doglioni precisa che la scossa di terremoto avvertita alle 4.37, di magnitudo 4.5, è considerata “leggera”.

“Terremoti di intensità analoga a quella registrata nel Mugello, tra i 4 e 5 gradi della scala Richter, sono abbastanza frequenti nel nostro territorio e se ne contano una ventina nell’arco di un anno lungo tutta la Penisola”, spiega. “Se, purtroppo, si verificano dei danni è perché gli edifici non sono stati costruiti in modo adeguato”.

Tutta la catena appenninica, dalla Liguria alla Calabria e parte della Sicilia, mostra una classificazione ad alta pericolosità nella mappa del rischio sismico.

La zona dell’appennino toscano, prosegue il geologo, “risente dell’estensione della crosta terrestre la quale, per l’Italia centrale, è misurata in circa 4 millimetri all’anno. Questo provoca un accumulo di energia che periodicamente viene rilasciata”.

“Tenendo conto che ogni cento anni si registra quindi un movimento di 40 centimetri, ogni due-tre secoli l’area è in grado di esprimere un terremoto capace di spostare il volume della crosta terrestre di circa un metro, un metro e mezzo, scatenando un sisma la cui magnitudo sarà di circa sei gradi. Nel caso specifico l’origine del terremoto è derivata dall’estensione dell’Appennino settentrionale con un movimento nella direzione della Pianura Padana, in particolare nella direzione nord-est/sud-ovest”.

Doglioni parla poi del fenomeno della subduzione, per il quale “la micro placca adriatica, localizzata prevalentemente nell’area del mare omonimo, si immerge sotto la Penisola provocando prima una pressione con sollevamento della catena appenninica e più oltre distensione e stiramento”.

Il terremoto più importante registrato nell’area, spiega Doglioni, è quello del 1919, che ha registrato una magnitudo di 6.4, ed è da considerarsi “mille volte più forte di quello appena verificatosi”.

“In precedenza un altro sisma significativo è stato quello del 1542 quando la terra ha tremato a un livello stimato intorno a 6 gradi Richter”, aggiunge il presidente Ingv. “Il più importante però, rimane quello del 1919 con epicentro proprio nel Mugello e ad esso stiamo guardando con inquietudine per come si era verificato, in quanto la sequenza sembra essere molto simile all’attuale. Per questo ciò che stanno facendo i sindaci è corretto; giusta anche la chiusura delle scuole”.

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