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Home » Salute

Cosa sappiamo per certo (e cosa ancora non sappiamo) sul vaccino AstraZeneca

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Credit: Ansa foto

Nonostante mesi di critiche, dubbi e accuse mosse contro il vaccino e la stessa azienda anglo-svedese, AstraZeneca può ancora contribuire a salvare il mondo dalla pandemia

Il vaccino contro la Covid-19 prodotto da AstraZeneca affronta da mesi una serie di critiche relative soprattutto all’efficacia nel contrasto al Coronavirus e a una produzione inadeguata, eppure questo medicinale può ancora contribuire a salvare il mondo dalla pandemia. 

Considerato sicuro ed efficace dalla maggior parte dei ricercatori e degli istituti scientifici internazionali, raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e approvato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), il cammino del vaccino contro il Coronavirus sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dalla casa farmaceutica anglo-svedese continua ad essere accidentato, nonostante l’importante ruolo che già riveste nella campagna vaccinale in corso in Europa e che assumerà soprattutto in futuro per l’immunizzazione di oltre un terzo della popolazione mondiale.

Il vaccino di AstraZeneca, secondo l’analisi aggiornata dei dati emersi dalle sperimentazioni di fase III condotte negli Stati Uniti dove non è ancora stato omologato, ha dimostrato un’efficacia del 76 per cento nel prevenire i casi sintomatici di Covid-19 e del 100 per cento nell’evitare un decorso grave dell’infezione.

I nuovi dati forniti oggi dalla casa farmaceutica anglo-svedese in risposta alla richiesta dei National Institutes of Health, un’agenzia del Dipartimento statunitense della Salute, confermano ancora una volta l’efficacia di questo vaccino, a una settimana dalla sospensione temporanea delle somministrazioni in vari Paesi europei, che ha messo a dura prova la fiducia della popolazione.

“Il mondo, la specie, dipende da questo vaccino, rivolto a una platea di 2,5 miliardi di persone”, spiega il dottor Eric Topol, scienziato e direttore dello Scripps Research Translational Institute di La Jolla, in California, in un articolo sulla rivista Nature. “I persistenti dubbi sulle ultime sperimentazioni hanno provocato un vero caos”.

Quale ruolo svolge il vaccino AstraZeneca nel contrastare la pandemia?

Attualmente, il vaccino della casa farmaceutica anglo-svedese, l’unico dei quattro autorizzati dall’EMA a esser prodotto prevalentemente in Europa, resta al centro della Strategia sui vaccini dell’Unione europea, che ne ha ordinato fino a 400 milioni di dosi, a fronte delle 380 milioni già acquistate da Moderna, delle 304 milioni (con la possibilità di acquisirne altre 300 milioni) da BioNTech-Pfizer e delle 200 milioni (con opzione per altrettante) da Johnson & Johnson.

Non solo: AstraZeneca ha già promesso di fornire 170 milioni di dosi all’iniziativa globale COVAX promossa dall’Oms, l’unica impegnata a garantire la disponibilità e l’accessibilità dei vaccini contro la Covid-19 in tutto il mondo tanto ai Paesi poveri come alle nazioni più ricche, prevedendo una produzione complessiva di 3 miliardi di dosi entro la fine dell’anno.

La somministrazione di questo vaccino è già stata autorizzata in varie forme in oltre un centinaio di Paesi del mondo, avendo dimostrato un’elevata efficacia a prezzi contenuti. A differenza di altri, il medicinale prodotto dalla casa farmaceutica anglo-svedese non deve infatti essere conservato a temperature estreme ma può esser stoccato in un normale frigorifero e costa pochi euro per dose, grazie a un processo produttivo che si presta alla realizzazione su larga scala.

Al momento, più di 20 milioni di dosi di questo vaccino sono già state somministrate nell’Unione europea e nel Regno Unito, oltre alle 27 milioni inoculate in India nella versione Covishield prodotta su licenza dal Serum Institute.

Quanto è efficace il vaccino AstraZeneca?

L’ultimo aggiornamento divulgato oggi dalla società farmaceutica su uno studio condotto su 32.449 soggetti adulti negli Stati Uniti, in Perù e Cile ha dimostrato un’efficacia del vaccino di AstraZeneca pari al 76 per cento, a quindici giorni o più dalla somministrazione di entrambe le dosi, inoculate una a quattro settimane dall’altra.

Inoltre, nessuno dei partecipanti alla sperimentazione a cui sono state somministrate entrambe le dosi del vaccino è stato ricoverato in ospedale o è deceduto, anche se il 60 per cento dei soggetti soffriva di preesistenti condizioni di salute associate a un aumento del rischio di complicanze per patologie gravi, come il diabete o l’obesità. Nel complesso sono stati segnalati solo 190 casi sintomatici di Covid-19 su oltre 32 mila soggetti, sebbene non sia ancora stata rivelata la ripartizione dei contagiati tra chi ha ricevuto il vaccino e il gruppo di controllo. Nel corso della sperimentazione sono stati registrati soltanto 8 casi gravi di contagio, tutti tra i soggetti partecipanti non vaccinati.

Le informazioni divulgate dalla casa farmaceutica anglo-svedese sono pienamente in linea con altri studi internazionali. Precedenti ricerche, citate dalla rivista scientifica Nature e condotte nel Regno Unito, in Brasile e in Sud Africa su oltre 20 mila persone, avevano riportato un’efficacia del vaccino compresa tra il 60 e il 70 per cento, basandosi però su risultati di varie sperimentazioni compiute secondo diversi regimi di dosaggio e definite da EMA “sub-ottimali”.

Il vaccino AstraZeneca è sicuro per gli anziani?

Una delle questioni che sin dall’inizio hanno maggiormente disorientato il pubblico circa l’efficacia del vaccino AstraZeneca riguarda il livello di protezione offerta agli anziani rispetto a quanto avviene tra i giovani. Inizialmente, le autorità di vari Paesi europei, come Francia e Germania, avevano autorizzato la somministrazione di questo vaccino soltanto alle persone di età inferiore ai 65 anni, una soglia fissata addirittura a 55 anni da Parigi.

Secondo i risultati pubblicati oggi dall’azienda, i dati circa l’efficacia del vaccino sono invece “comparabili” tra le diverse fasce d’età. Negli adulti di età pari o superiore a 65 anni, AstraZeneca ha mostrato un’efficacia pari all’85 per cento (secondo un intervallo di confidenza compreso tra il 58 e il 95 per cento). Lo studio ha inoltre dimostrato un’efficacia del 100 per cento nella prevenzione di sintomi gravi o condizioni di salute critiche e dell’ospedalizzazione dei soggetti partecipanti.

Quanto è sicuro in generale il vaccino di AstraZeneca?

La sospensione temporanea delle somministrazioni, decisa la scorsa settimana in diversi Paesi europei e che ha costretto l’EMA a pronunciarsi nuovamente sulla questione, si fondava su una serie di preoccupazioni circa il rischio di rari effetti collaterali, legati a disturbi della coagulazione sanguigna, soprattutto nelle donne di età pari o inferiore a 55 anni.

Il 18 marzo, un comitato di esperti dell’EMA ha dichiarato “sicuro” il vaccino prodotto dalla casa farmaceutica anglo-svedese, affermando che la sua somministrazione non era generalmente associata a un rischio più elevato di coagulazione del sangue. Gli scienziati non hanno potuto comunque escludere un legame con due forme molto rare e gravi di disturbo della coagulazione del sangue, una delle quali colpisce i vasi del cervello. Il gruppo di esperti ha così suggerito di indicare questi rischi potenziali sulla confezione del prodotto ma di andare avanti con le somministrazioni.

Secondo i dati pubblicati oggi da AstraZeneca, “il vaccino è stato ben tollerato e non sono stati identificati problemi di sicurezza relativi al vaccino”.

Qual è l’intervallo di tempo ottimale tra la prima e la seconda dose di AstraZeneca?

Inizialmente, gli studi condotti dalla casa farmaceutica prevedevano l’inoculazione di una sola dose del vaccino, a cui i ricercatori hanno in seguito deciso di aggiungere un richiamo dopo che i dati hanno dimostrato come una singola somministrazione non producesse una risposta immunitaria abbastanza solida, sperimentando vari intervalli di tempo tra le due iniezioni compresi tra le 4 e le 12 settimane.

I risultati pubblicati oggi da AstraZeneca non forniscono ulteriori informazioni su questo punto, limitandosi a notare come le due dosi siano state somministrate a distanza di 4 settimane l’una dall’altra, mentre l’Oms raccomanda un intervallo compreso tra le 8 e le 12 settimane.

Quanto è efficace AstraZeneca contro le varianti del Coronavirus?

Un’importante domanda che si pongono tutti gli scienziati è quanto efficaci siano i vaccini attualmente disponibili contro le nuove varianti del Coronavirus. Per quanto riguarda AstraZeneca, l’Oms ne raccomanda la somministrazione in tutte le regioni in cui circolano le varianti virali.

Il vaccino si è dimostrato efficace contro la cosiddetta variante inglese in uno studio preliminare pubblicato all’inizio dell’anno, risultando invece meno valido contro quella sudafricana, su cui però devono ancora essere effettuate ulteriori sperimentazioni. 

A che punto è la produzione e la distribuzione del vaccino AstraZeneca in Europa?

Una delle maggiori accuse rivolte all’azienda anglo-svedese riguarda i ritardi nella consegna delle dosi promesse e già acquistate da parte dell’Unione europea e la disputa in corso in merito con il Regno Unito, soprattutto dopo le indiscrezioni sul deposito di 29 milioni di dosi scoperte dai Nas nello stabilimento della Catalent di Anagni.

Ad oggi, solo il 10 per cento circa dei cittadini dell’Unione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, rispetto al 40 per cento dei britannici e il 25 per cento degli americani. L’Ue ha finora distribuito agli Stati membri circa 70 milioni di vaccini prodotti nel continente, esportandone oltre 40 milioni in altri Paesi in virtù di vari accordi contrattuali con le case farmaceutiche.

Pur essendo l’unico vaccino tra i quattro autorizzati dall’EMA a esser prodotto prevalentemente in Europa, i maggiori problemi nelle forniture sono arrivati finora proprio da AstraZeneca, che all’inizio dell’anno ha tagliato drasticamente le consegne a causa di non meglio precisati ostacoli alla produzione pur continuando a rifornire altri clienti, in particolare il Regno Unito.

Attualmente, l’Ue ha ricevuto solo 16,6 delle 400 milioni di dosi acquistate dall’azienda anglo-svedese, che ha giustificato i mancati ritardi sul mercato britannico con l’avvio precoce delle consegne rispetto ai clienti comunitari. Effettivamente, il primo contratto firmato da Londra con AstraZeneca per l’acquisto di 100 milioni di dosi risale addirittura al maggio dello scorso anno, mentre un accordo simile raggiunto dall’Unione con la stessa casa farmaceutica per un massimo di 400 milioni di vaccini è datato 27 agosto.

Bruxelles accusa l’azienda di non rispettare i tempi previsti dal contratto e minaccia di bloccare le esportazioni dal continente. Il caso di Anagni e i ritardi nelle forniture saranno così di certo oggetto del Consiglio europeo di oggi, mentre la Task Force della Commissione europea sui vaccini ribadisce “l’importanza della trasparenza sul numero di dosi prodotte nei siti europei di AstraZeneca”.

Al momento il vaccino è prodotto in due stabilimenti nel Regno Unito, a Oxford e Keele, mentre un terzo, a Wrexham, si occupa del confezionamento e della distribuzione. Le dosi di AstraZeneca sono prodotte anche in India, dove il Serum Institute è autorizzato a produrre 10 milioni di dosi su licenza.

Sul continente europeo, operano al momento i siti di Seneffe, in Belgio, e di Leida, nei Paesi Bassi, da dove l’Ue sospetta partano anche spedizioni per il mercato britannico e oltre, nonostante le smentite della casa farmaceutica. Ieri, la Commissione europea ha così chiarito le regole per il controllo delle esportazioni di vaccini prodotti sul suolo continentale introdotte già a gennaio, definendo un’autorizzazione più chiara per bloccare le esportazioni verso i Paesi con maggiore copertura vaccinale, come il Regno Unito, e / o non esportare le dosi.

Tuttavia, non è solo questione di produzione e mancate consegne. L’Ue è in ritardo anche nella somministrazione delle dosi già disponibili di AstraZeneca. Secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), è stato somministrato meno del 60 per cento delle oltre 17 milioni di dosi già distribuite agli Stati membri.

Insomma, oltre ad aumentare la produzione e accelerare le consegne bisognerebbe anche inoculare quante più dosi possibili, un problema complicato però anche dai danni arrecati alla reputazione di questo vaccino. Tutte le questioni sopra elencate non favoriscono certo la fiducia della popolazione in AstraZeneca.

Secondo un recente sondaggio condotto da YouGov, la maggioranza degli 8.000 intervistati tra il 12 e il 18 marzo in 7 Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Spagna e Italia, non ripone più molta fiducia nel vaccino dell’azienda anglo-svedese, un’altra questione che le autorità comunitarie e non solo dovranno affrontare per rilanciare la campagna vaccinale e prevalere sulla pandemia.

Leggi anche: Vaccini AstraZeneca trovati ad Anagni: “Sono per i Paesi poveri”. Ma l’Ue non si fida: sospetti sull’azienda // Vaccini: l’Europa disarmata deve contare sullo zio d’America, come dopo il 1945

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