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L’Umbria e la svolta anti-Lgbt: il primo atto della Lega? La cancellazione della legge contro l’omofobia

Di Laura Melissari
Pubblicato il 30 Ott. 2019 alle 11:18 Aggiornato il 30 Ott. 2019 alle 12:01
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Immagine di copertina

L’Umbria e la svolta anti-Lgbt: il primo atto della Lega? La cancellazione della legge contro l’omofobia

Sta per iniziare l’era della Lega in Umbria, con l’insediamento della neo governatrice Donatella Tesei, e già si vede all’orizzonte un’onda nera: uno dei primi atti da presidente della regione sarà infatti l’eliminazione di una legge contro l’omofobia.

La governatrice prima delle elezioni aveva sottoscritto un manifesto, insieme ai tre leader di destra Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini e alle associazioni pro-vita, vicini al Family Day, in cui si chiedeva l’eliminazione della legge approvata dal consiglio regionale nel 2017.

Il manifesto chiede di “combattere equamente tutte le forme di bullismo e discriminazione, non solo quello omofobico”, come scritto nella legge, che parla di “discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”.

Tra i firmatari del manifesto vi sono le associazioni ProVita & Famiglia, Family Day – Difendiamo i nostri figli, Associazione nazionale famiglie numerose, Alleanza cattolica, Movimento per la vita, Steadfast onlus, CitizenGO e Alleanza cattolica.

E tra i nomi noti Massimo Gandolfini e Simone Pillon. “Ci complimentiamo con la nuova presidente dell’Umbria Donatella Tesei, che è la prima firmataria del Manifesto per la famiglia messo a punto dal Family Day e Associazione Famiglie Numerose. Chi accoglie i nostri valori vince!”, ha detto il leader del Family Day Massimo Gandolfini dopo l’elezione di Tesei.

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I movimenti e le associazioni che si occupano di diritti civili in Umbria, intervistati da TPI prima del voto, guardavano con preoccupazione la possibilità (che ora è realtà) di un’amministrazione regionale targata Lega.

Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos, ha spiegato a Luca Serafini di TPI come l’amministrazione leghista rischia di aggravare un processo di contrazione dei diritti Lgbt già in parte avviato con le giunte di centrodestra che hanno iniziato ad amministrare alcuni comuni umbri.

“L’Umbria è stata a lungo un’isola felice, prima regione che nel 2004 ha richiamato nello statuto regionale l’orientamento sessuale come elemento di non discriminazione, la terza ad approvare, nel 2017, una legge contro l’omofobia e la transfobia”.

“Negli ultimi anni alcune cose sono cambiate. A Perugia, nonostante il sindaco Romizi si presentasse come un candidato moderato di Forza Italia, abbiamo trovato ostacoli sia nel rapporto quotidiano con l’amministrazione locale che su questioni specifiche: il sindaco, ad esempio, si è rifiutato di registrare i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero e ha tolto il patrocinio al Perugia Pride”.

“Non posso negare – aggiunge – che c’è stato anche un aumento di episodi di omofobia, fortunatamente mai sfociati nella violenza fisica. È chiaro che il clima politico influisce: se senti dire dal politico di riferimento in città che gay o lesbiche non sono una famiglia, se senti cavalcare la paura della diversità, la cosa può condizionarti”.

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