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Trattativa Stato-mafia, Berlusconi non risponde ai giudici della Corte d’appello

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 11 Nov. 2019 alle 12:11 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 12:14
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Credits: Ansa

Trattativa Stato-mafia, Berlusconi non risponde ai giudici

L’ex premier Silvio Berlusconi citato al processo d’appello sulla trattativa tra lo Stato e la mafia si è presentato oggi 11 novembre nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo per deporre davanti alla Corte d’Assise nel processo di secondo grado sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”, ma una volta arrivato si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula.

È stato citato dai legali dell’imputato Marcello Dell’Utri ex senatore di Forza Italia, condannato in primo grado a 12 anni “per minaccia al corpo politico dello Stato”, ed è stato sentito come testimone assistito in merito alle stragi mafiose del 1993 per le quali risulta indagato a Firenze.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, all’epoca dell’ingresso di Berlusconi nella scena politica, Dell’Utri sarebbe diventato “il suo uomo” per comunicare con i boss di Cosa nostra, grazie ai rapporti con Vittorio Mangano, mafioso vicino a Berlusconi.

Berlusconi per l’accusa avrebbe dunque avuto un ruolo indiretto nella trattativa fra lo Stato e la mafia nel periodo di fondazione di Forza Italia.

Durante il processo l’avvocato difensore di Marcello Dell’Utri ha chiesto di proiettare in aula una video intervista dell’ex Presidente del Consiglio in cui, dopo il verdetto di primo grado, dichiarava che il suo Governo non aveva mai ricevuto minacce mafiose. La Procura generale si è opposta alla richiesta e la corte ha deciso di rifiutarne la visione. “L’intervista è già acquisita agli atti quindi potrà essere visionata dalla corte in ogni momento e non c’è motivo di proiettarla in aula”, hanno detto i giudici.

Silvio Berlusconi indagato nel procedimento sulle stragi di mafia del 1993