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Il Cdm della discordia: Conte urla contro Salvini, governo in bilico

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 24 Apr. 2019 alle 08:06 Aggiornato il 24 Apr. 2019 alle 10:59
Immagine di copertina
I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

TENSIONI GOVERNO – È stato senza ombra di dubbio uno dei Consigli dei ministri più tesi e controversi della storia del governo Lega-Movimento Cinque Stelle. Una riunione di oltre quattro ore, durante la quale si è consumato lo scontro che già da qualche giorno infiamma l’esecutivo giallo-verde.

E i retroscena del giorno dopo, su tutti i quotidiani italiani, parlano di polemiche incrociate, dichiarazioni al veleno, urla davanti ai cronisti. Con lo stesso Luigi Di Maio che, ospite di Di Martedì su La7 (motivo per cui è arrivato a Palazzo Chigi in forte ritardo), ha ammesso che “c’è una forte discussione nel governo, anche tra noi e la Lega, perché il tema del caso Armando Siri non è un tema qualunque”.

Alla fine, il Cdm ha approvato il decreto Crescita, mentre la norma “Salva Roma“, il vero pomo della discordia tra Matteo Salvini e il M5s, è stato stralciato dal testo.

I pentastellati sostengono che non si è trattato di un vero e proprio stralcio (anche se 5 commi su 7 sono scomparsi dal testo), bensì di un rinvio al Parlamento, che dovrà convertire in legge il decreto Crescita e in quella sede discuterà anche il Salva Roma. Promettendo anche battaglia sul caso Siri, di cui il M5s vuole a tutti i costi le dimissioni.

Il caso Siri puzza di mafia, molto più di quello che la Lega vorrebbe far credere (di G. Cavalli)

Non è stato della stessa idea Salvini, che al termine del vertice a Palazzo Chigi ha annunciato ai giornalisti il taglio della controversa norma sulla Capitale.

Ed è proprio su questo argomento che si è consumato un inedito scontro tra il segretario della Lega e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Non siamo tuoi passacarte”, avrebbe detto il capo del governo a Salvini. “Tu non ti devi più permettere – avrebbe esclamato il premier, secondo il Corriere della Sera – questo è un organo collegiale e le cose prima si decidono qui, poi si comunicano”.

Per Repubblica, invece, lo scontro si è prolungato anche riguardo al futuro dell’esecutivo. Con un Salvini furioso con gli alleati di governo e pronto a far cadere il governo dopo le elezioni europee del 26 maggio. “L’ho detto anche a Conte – avrebbe detto il leader del Carroccio ai suoi – se non esercita il suo ruolo è ovvio che salti tutto”.

Intanto, da Palazzo Chigi arriva una smentita circa un nuovo vertice del governo per la mattina di mercoledì 24 aprile. Non ci sarà quindi un nuovo faccia a faccia tra i due vicepremier, tra i quali però la tensione resta altissima.