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Salvini commenta tutto ma sul sindaco della Lega arrestato in Puglia non ha detto una parola

Antonio Potenza, primo cittadino di Apricena, nel foggiano, è ai domiciliari con l'accusa di aver pilotato appalti e concorsi

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 23 Lug. 2019 alle 18:21 Aggiornato il 24 Lug. 2019 alle 09:51
Immagine di copertina
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, leader della Lega. Credit: Andreas SOLARO / AFP

Arrestato il primo sindaco della Lega in Puglia, ma Salvini non ne parla

C’è dentro di tutto nelle accuse con cui il sindaco leghista di Apricena, in provincia di Foggia, è finito agli arresti domiciliari: peculato, concussione, abuso d’ufficio e addirittura l’incarico dato a “una persona di fiducia” di ripulire il suo ufficio delle microspie che erano installate.

Antonio Potenza è finito agli arresti insieme ad altre due persone ma la sua storia politica è significativa perché rappresenta una curva frequente in questi ultimi tempi: esponente storico di Forza Italia (nell’ultima tornata elettorale è stato eletto sindaco con il 71 per cento di preferenze), era considerato “il volto del buon governo in Puglia” e per questo la Lega l’aveva accolto a braccia aperte quando l’anno scorso aveva deciso (come molti altri in giro per l’Italia) di scendere dal carro di Silvio Berlusconi per sfruttare la scia potente del leader Salvini.

Eppure sarebbe curioso sapere cosa ne dice Salvini, quello che addita i sindaci degli altri ma è sempre piuttosto distratto quando si tratta di commentare le gesta dei suoi compagni di partito, di un sindaco che usa i soldi pubblici per usare un’auto con cui accompagnare il fratello a rinnovare il passaporto oppure per fare un salto all’Asl di Foggia per un suo allevamento di polli. É lo stesso sindaco che spingeva una persona assunta nel suo staff a rinunciare a un posto nel Comune di Andria (quindi sempre di soldi pubblici stiamo parlando) per favorire il secondo arrivato, uomo di partito.

Chissà cosa ne dicono al quartier generale della Lega (dove vorrebbero convincerci di essere il nuovo che avanza) di un sindaco che promette posti di lavoro, case popolari e appalti in cambio di voti. Chissà cosa ne dicono di un sindaco che è finito nei guai perché uno di quelli a cui aveva promesso importanti elargizioni alla fine si è risentito e l’ha denunciato scoperchiando tutto l’inimmaginabile marcio.

E la vicenda del sindaco di Apricena in un Paese normale, in una democrazia matura che non cede alle isterie popolari, dovrebbe insegnare che l’onestà è un pre-requisito per chi fa politica che non può essere sventolata da nessuno, che la fallibilità delle proprie scelte è un vizio umano da cui non si può scappare e che questo continuo gioco a sventolare i condannati o gli indagati degli altri non può che portare a un populismo sempre crescente, insano per il dibattito e per le istituzioni. Perché a fare i boia degli errori degli altri, piuttosto che fare politica, si finisce sempre impigliati nel cappio. Sempre.

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