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Scuola, a settembre si rischia ancora la Dad: dai vaccini ai trasporti, i nodi irrisolti. “È già tardi”

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Credit: Pixabay

Sembrava un brutto capitolo ormai chiuso, e invece ci risiamo: la scuola a settembre 2021 potrebbe partire ancora con il macigno della didattica a distanza. Il sottosegretario alla Salute, Pier Paolo Sileri, lo ha detto chiaramente: “Difficile che si possa ricominciare in presenza”. E l’Associazione Presidi suona l’allarme: “Siamo già in ritardo”.

I nodi sono essenzialmente due. Da un lato c’è l’eterna questione del trasporto pubblico locale: i mezzi sui quali viaggiano gli studenti per andare sono autentici incubatori di contagio, e – al di là degli ingressi scaglionati in classe – in un anno e mezzo di emergenza pandemica né il Governo né gli enti locali sono riusciti a trovare una soluzione che garantisse il necessario distanziamento sociale a bordo.

Poi ci sono i dati della campagna vaccinale. Il generale Francesco Figliuolo, commissario all’emergenza Covid, punta per inizio settembre ad almeno il 60% degli studenti over 12 vaccinati, ma ad oggi solo il 12% ha ricevuto entrambe le dosi e appena il 17% è in attesa della seconda. Quanto agli insegnanti e al personale tecnico-amministrativo – sebbene, come spiega il Corriere della Sera, ci sia confusione sui numeri precisi – si calcola ancora un 15% di addetti non vaccinati, pari a circa 220mila persone.

Figliuolo ha chiesto alle Regioni di fargli avere entro il 20 agosto la quantificazione esatta di tutti coloro che gravitano nel mondo della scuola e non si sono ancora sottoposti alla vaccinazione.

L’Associazione nazionale dei presidi (Anp) sollecita l’introduzione dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico, ipotesi rigidamente contrastata però dai sindacati.

“Se non si accelera, se non si usa a pieno l’unica arma rimasta, che è la vaccinazione, in diverse scuole l’avvio dell’anno scolastico avverrà con la didattica a distanza. È inevitabile. Sarebbe la terza stagione e pensarci mette sconforto”, avverte il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli.

Il 20 agosto indicato da Figliuolo? “Quella data fa capire due cose”, attacca il rappresentante dei dirigenti scolastici. “Primo: oggi i numeri veri non li hanno né Governo né Regioni. Secondo: che cosa se ne faranno il 20 agosto? Quando mancheranno venticinque giorni all’avvio dell’anno scolastico? È tardi”.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’altro giorno in conferenza stampa ha tentato di rassicurare: “L’obiettivo è tutti in presenza, all’avvio dell’anno scolastico: tutto ciò che c’è da fare, sarà fatto”, ha dichiarato. E il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, gli ha fatto eco il giorno successivo via Twitter, rimarcando l’importanza dei vaccini: “L’impegno di tutto il governo è per il rientro a scuola in presenza. Le vaccinazioni sono un pezzo fondamentale di questo percorso. Vaccinarsi è un atto di responsabilità per la sicurezza di tutti”.

Intanto, la Rete Educazioni, che riunisce diverse associazioni del mondo scolastico e della cittadinanza attiva, avverte: “La pazienza è finita. Il Governo ed il Ministro dell’Istruzione sanno bene che siamo il Paese con le chiusure più lunghe d’Europa e devono evitare che questa situazione si prolunghi ancora il prossimo anno scolastico. Gli effetti di questa politica sono stati drammaticamente testimoniati anche dai risultati dei test Invalsi”. “Vaccinare è necessario, ma non è sufficiente, tantomeno la panacea per tutti i problemi che vanno affrontati per garantire la scuola in presenza. Non ci sono alternative efficaci alla scuola in presenza”.

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