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E alla fine Santori ammise: “Sardine, abbiamo un problema, siamo divisi”

Di Giuliana Sias
Pubblicato il 30 Set. 2020 alle 18:29 Aggiornato il 30 Set. 2020 alle 19:02
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Immagine di copertina

Siete divisi? “Questo è il grande problema. Che hanno le Sardine esattamente come il centrosinistra. […]  Noi vorremmo festeggiare il compleanno di piazza Maggiore, il prossimo 14 novembre, rifacendo un invito e chiedendo a tutte quelle persone se sono disposte anche a costruire”. Quello della mancanza di una struttura organizzativa di tipo rappresentativo, aperta anche a istanze minoritarie o comunque non riconducibili al gruppo dei fondatori, e la carenza di democraticità nei processi decisionali sono due punti che entrano ufficialmente nel dibattito interno al movimento delle Sardine.

Nella serata di ieri, martedì 29 settembre, ospite a Di Martedì, su La7, Mattia Santori ha affrontato per la prima volta apertamente la questione che negli ultimi giorni, proprio su TPI, era stata sollevata da diversi ex militanti che lamentavano di essere stati estromessi arbitrariamente con la sola colpa di aver criticato alcune decisioni assunte dai vertici non eletti del movimento.

“Ci manca solo una cosa – ha ammesso Santori -, ovvero non possiamo contestare al Pd di non essere plurale, di non essere inclusivo, se non riusciamo ad esserlo al nostro interno. Questo non è stato possibile fino ad adesso”. Quindi il portavoce del movimento che un anno fa aveva portato in piazza centinaia di migliaia di persone sembra accogliere le contestazioni che riguardano anche lo svuotamento progressivo delle 6000 Sardine, tra le quali il numero di abbandoni e defezioni ha assunto negli ultimi mesi proporzioni preoccupanti.

“Io non vedo l’ora – ha proseguito Santori – di tornare ad invitare non solo tutti gli attivisti ma tutte le persone che si sono sentite coinvolte per dire costruiamo il futuro delle Sardine insieme, perché non c’è una élite o un direttivo che comanda al posto degli altri. Semplicemente c’è stato qualcuno che nel momento del disastro ha spinto la carretta”.

Durante la trasmissione di Giovanni Floris si è parlato anche delle lettera, indirizzata alle Sardine e pubblicata in anteprima sul nostro giornale, del segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. Ad una domanda su quale dovrebbe essere da qui in poi il rapporto con il principale partito della sinistra italiana, Santori ha risposto indicando tre possibilità: “Noi andremo e proporremo a tutte le persone che si sono sentite parte delle Sardine e che vogliono contribuire al futuro delle Sardine tre vie. E le proporremo contestualmente anche alla base e alla dirigenza del Pd”.

La prima strada, ha spiegato, consiste nel chiedere al Pd: “Hai voglia di fare da perno di questa costruzione?”. Secondo: se questo non avviene, noi possiamo decidere – non io ma tutti assieme – di andare verso la costruzione di un soggetto a sé stante, anche pronto a candidarsi. La terza via è che si torni a fare semplicemente associazionismo, cioè eventi culturali.

Con questo primo mea culpa sembra insomma arrivato il momento della maturità per il movimento, una maturità che passa anche attraverso la chiarezza delle intenzioni rispetto al rapporto con la politica, addirittura sfidando quello che è sempre stato un tabù, ovvero la costituzione di un soggetto politico. Ora bisogna solo capire con quale convinzione e in che modo Santori e compagni riusciranno a riportare a casa le tante persone deluse dalle dinamiche accentratrici del passato, attivisti che in questo periodo hanno proseguito a lavorare autonomamente sui territori con il popolo delle piazze reali.

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