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La seduta psicanalitica di Santori: nella sua lettera critica il Pd, ma già rivede se stesso

Di Giuliana Sias
Pubblicato il 24 Set. 2020 alle 19:48
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Immagine di copertina
Mattia Santori Credits: ANSA

“Un partito senza un progetto condiviso e allargato non va da nessuna parte; un partito che si concentra sulle lotte di potere ma si dimentica la base ha i giorni contati; un partito che dipende da figure forti e capibastone non può dirsi democratico; un partito a trazione maschile in un paese in cui votano più donne che uomini è semplicemente anacronistico; un partito che non è in grado di attrarre risorse umane e economiche è un partito che sta morendo“.

Mattia Santori, in una versione minore di Riccardo Bocca, ha inviato in diretta Facebook una video-lettera a Nicola Zingaretti che sembra una seduta psicanalitica. In piedi contro un muro, con un foglio in una mano e un braccio dietro la schiena, sembra che il fondatore del Movimento delle Sardine parli a se stesso, allo specchio: perché le critiche rivolte al Partito Democratico, qui sopra, sono esattamente le stesse che gli epurati e i delusi delle piazze del novembre scorso rivolgono ai fondatori delle 6000 Sardine.

Ad un certo punto, subito dopo le elezioni in Emilia-Romagna, il movimento guidato da Santori ha rinunciato ad una gestione allargata, assembleare, del movimento e ha messo sotto chiave il marchio. Nel corso dei mesi, intorno a maggio, c’è stata una notte dei lunghi coltelli nella quale Santori, che si era ritrovato per sua stessa ammissione in minoranza, ha fatto fuori o messo ai margini una maggioranza. Sono volati gli stracci, come testimonia la sua penultima lettera in cui si parla di “una massa di frustrati e rabbiosi con paranoie complottiste”.

E ancora, accusano i fuoriusciti da tempo, Mattia Santori è esso stesso le Sardine, capobastone infiltrato nella società civile. Senza contare che nemmeno sul campo della parità di genere potrebbe mai sognarsi di dare lezioni ai dem visto che su quattro fondatori una sola è donna, Giulia Trappoloni, mentre l’altra figura femminile di spicco, Jasmine Cristallo, non sembra aver mai goduto della stessa capacità decisionale del ragazzo d’oro col sorriso d’argento (un esempio su tutti, all’epoca della famosa scampagnata da Benetton, l’attività calabrese era all’oscuro della magnifica trovata).

Ultimo, ma non ultimo, Santori & Santori non riempiono più una piazza, ma senza voler infierire nemmeno una chat di quelle che contavano migliaia di partecipanti, da mesi. Per dirla con parole sue, “non è più in grado di attrarre risorse umane”, almeno non nei termini e nei numeri che agli inizi avevano fatto una grande differenza.

A parte questo, grazie a questa sorta di appello al Pd, che è soprattutto una carezza al segretario Zingaretti – dite lui che questa è la carezza di Santori – l’agiografia del bolognese può essere aggiornata con nuove esilaranti prodezze: “Abbiamo messo una toppa a falle di cui non siamo responsabili, combattuto battaglie che non avevate il coraggio di combattere, usato tecniche di comunicazione a voi estranee”. L’unica spiegazione è che il fuso orario della Sardina Maxima sia ancora impostato su gennaio 2020 perché a questo giro non si è registrata nessuna piazza ma ci sono stati pochi attivisti, molti delusi, e un Partito Democratico forte. Mentre riguardo le sublimi tecniche di comunicazione, se ci si riferisce ai post social con grafiche corredate da spiegoni didascalici, spiace far notare che sono a dir poco inflazionati e per niente coerenti con una strategia che sia informativa e non semplicemente comunicativa. Quisquilie.

Il punto fondamentale è che l’ultima volta ci eravamo lasciati così: “So che molti di voi non si sentono a proprio agio nella dimensione puramente etica e culturale della politica. […] Ma sento che più prendiamo la direzione politica più finiamo per imitare gli altri“. Questo passaggio fu cruciale per giustificare, prima dell’estate, la cacciata dei “dissidenti”.

Già allora pareva fantasardinismo: d’altronde, a parte quello di Mattia Santori, c’è mai stato un solo altro nome, tra le 6000 Sardine, spendibile politicamente? Non sembra. E allora già all’epoca era intuibile che al centro delle discussioni e dei litigi non ci fossero tanto le ambizioni politiche degli altri ma le sue. Ambizioni che oggi diventano un po’ più concrete con il lancio di questa specie di alleanza con il principale partito della sinistra italiana che si sarebbe “spartito il bottino guadagnato con il nostro sudore”. Quel che si dice un colpo gobbo arrivato fuori tempo massimo, ovvero quando la segreteria di Zingaretti non è più in discussione perché il suo PD ha vinto su tutta la linea. Cosa che non si può dire delle Sardine, ormai poco più di un contenitore vuoto, anche se molto ben confezionato.

In tutti i casi, le reazioni social tra i pesciolini “ufficiali” per ora sono abbastanza fredde – meno di 2000 mi piace, in linea con i numeri striminziti degli ultimi tempi, nonostante una strategia comunicativa dell’altro mondo. Ma nei prossimi giorni sarà soprattutto ai gruppi “non autorizzati” che si dovrà guardare.

Leggi anche: 1. “Il Pd festeggia per Toscana e Puglia, ma il merito è nostro”: l’arroganza delle Sardine ne rivela l’implosione / 2.  “Insegnante di frisbee” e “occhi stanchi” l’imbarazzante agiografia di Mattia Santori sulla pagina delle Sardine (di Selvaggia Lucarelli)

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