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Salvini telefona a Mattarella e attacca i magistrati: “Vogliono colpirmi. Temo per il mio processo”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 22 Mag. 2020 alle 08:04 Aggiornato il 22 Mag. 2020 alle 08:04
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Immagine di copertina

Salvini telefona a Mattarella e attacca i magistrati: “Vogliono colpirmi”

Una telefonata e una lettera indirizzata al capo dello Stato Sergio Mattarella da parte del leader della Lega, Matteo Salvini, per esprimere preoccupazione su come verrà giudicato dal tribunale di Catania e su quanto pubblicato dal quotidiano La Verità circa le intercettazioni in una chat di magistrati in cui si attacca lo stesso Matteo Salvini.

L’articolo in questione è quello pubblicato il 21 maggio e intitolato “La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo”. Un pezzo in cui si riferisce di una chat privata tra alcuni magistrati che si accorderebbero su come attaccare l’ex ministro dell’Interno sulla sua politica migratoria portata avanti quando era titolare del Viminale. Salvini a ottobre inizierà l’udienza preliminare innanzi al GUP presso il Tribunale di Catania dove è chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per i migranti trattenuti a bordo della nave Gregoretti e le intercettazioni tra i magistrati sono per lui fonte di preoccupazione sulla possibilità di un giudizio non equo e guidato da possibili rancori o antipatie personali. Un dubbio che ha condotto il leader leghista a redarre la lettera nella quale chiede che gli venga assicurato un giusto processo quando sarà chiamato a rispondere alle accuse di sequestro di persona davanti al tribunale di Catania il prossimo ottobre. I fatti risalgono allo scorso luglio: Salvini era ministro dell’Interno nel primo governo di Giuseppe Conte e aveva vietato alla nave della marina militare Gregoretti, con a bordo 131 migranti, di attraccare presso un porto italiano, trattenendola per diversi giorni in mare.

“L’articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Verità’ in data 21 maggio 2020 dal titolo ‘La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo’ documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell’ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull’immigrazione che all’epoca, quale ministro dell’Interno, stavo portando avanti” scrive Salvini nella lettera al presidente Mattarella.

“L’avversione nei miei confronti – aggiunge il leader del Carroccio – è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni riportate sul quotidiano, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati”.

Salvini nella lettera sottolinea che “le intercettazioni pubblicate documentano come l’astio nei miei riguardi travalichi in modo evidente una semplice antipatia. In tal senso è inequivocabile il tenore delle comunicazioni dei magistrati intercettate. Come noto, a ottobre inizierà l’udienza preliminare innanzi al Gup presso il Tribunale di Catania ove sono chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell’esercizio delle mie funzioni di ministro dell’Interno, in linea con l’azione di governo tesa al contrasto dell’immigrazione clandestina. Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno, tuttavia è innegabile che la fiducia nei confronti della magistratura adesso vacilla al cospetto delle notizie sugli intendimenti di alcuni importati magistrati italiani, per quanto emerso e riportato nell’articolo de ‘La Verità'”.

“Quelle frasi captate nell’ambito del procedimento a carico di Palamara – aggiunge – palesano, invero, una strategia diffusa e largamente condivisa di un’offensiva nei miei riguardi da parte della magistratura. Tutto ciò intacca il principio della separazione dei poteri e desta in me la preoccupazione concreta della mancanza di serenità di giudizio tale da influire sull’esito del procedimento a mio carico”.

“Mi appello al Suo ruolo istituzionale, quale Presidente della Repubblica e dunque Presidente del Csm, affinché mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto – conclude Salvini – dell’articolo 111 della Costituzione”.

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