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Il sindaco leghista di Riace dichiarato ineleggibile anche dalla Corte d’Appello

Antonio Trifoli è decaduto e ora la cittadina jonica verrà commissariata

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 15 Ott. 2020 alle 18:30 Aggiornato il 15 Ott. 2020 alle 18:39
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Immagine di copertina
Antonio Trifoli Credits: ANSA

È decaduto il sindaco leghista di Riace Antonio Trifoli. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato la sentenza del Tribunale di Locri che l’anno scorso aveva certificato l’ineleggibilità del primo cittadino, successore di Mimmo Lucano. Con la decisione dei giudici di secondo grado, adesso, il paesino jonico dovrà essere commissariato. Sembra improbabile, infatti, che la stessa Corte d’Appello di Reggio Calabria possa sospendere la sentenza appena emessa in caso di ricorso in Cassazione da parte di Trifoli.

Attraverso l’avvocatura distrettuale di Stato, la prefettura aveva sollevato il problema pochi mesi dopo le elezioni comunali vinte da Trifoli che, in realtà, era ineleggibile in quanto dipendente del Comune a tempo determinato nel momento in cui si è candidato a primo cittadino. Lo stesso ministero dell’Interno, in una nota finita nel fascicolo della Corte d’Appello, aveva spiegato la condizione lavorativa di Trifoli, “caratterizzata dalla sussistenza, in capo al sindaco di Riace, di un rapporto di lavoro di carattere subordinato, a tempo parziale (26 ore settimanali) e determinato”. Questo “rende applicabile, al caso di specie, la disciplina di cui al combinato disposto del comma 1, n. 7 e comma 8 dell’articolo 60 del decreto legislativo 267/2000”.

In sostanza, Trifoli non poteva candidarsi a sindaco se non dimettendosi da dipendente comunale a tempo determinato perché la tipologia del rapporto di lavoro con il Comune lo obbligava a non poter chiedere l’aspettativa per motivi elettorali. Ex lsu-lpu poi assorbito dal Comune di Riace, Trifoli ha fatto tutto il contrario: non si è dimesso e allo stesso tempo ha chiesto e ottenuto l’aspettativa in barba a ogni normativa prevista dal Tuel, la “bibbia” degli enti locali.

Come aveva fatto il Tribunale di Locri, anche la Corte d’Appello ha condiviso la posizione del ministero dell’Interno. I giudici di secondo grado, infatti, hanno giudicato infondato l’appello proposto da Trifoli e hanno stabilito che “la conservazione del posto di lavoro per tutta la durata dell’aspettativa elettorale (garantita al lavoratore a tempo indeterminato) non è strutturalmente compatibile”. “Il contratto a tempo determinato – si legge nella sentenza – è stato stipulato e le proroghe sono state adottate, non per esigenze del datore di lavoro, ma al fine di attuare la finalità solidaristica del processo di stabilizzazione del lavoratore, in vista di un miglioramento del suo status; gli oneri economici per la relativa attuazione sono sostenuti con fondi, non di provenienza del datore di lavoro, bensì con fondi appositamente erogati, con destinazione straordinaria, da soggetti terzi. L’aspettativa elettorale con conseguente diritto alla conservazione del posto di lavoro, non è, quindi, compatibile con questi ineliminabili presupposti”. Insomma, la Corte d’Appello di Reggio Calabria non ha dubbi: Antonio Trifoli non può fare il sindaco di Riace.

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