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“Noi comuni cittadini per Renzi siamo il nulla, ha vinto solo per se stesso”: parla Nadia Urbinati

Intervista alla politologa Urbinati, docente di Scienze politiche alla Columbia University di New York

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 3 Feb. 2021 alle 17:38 Aggiornato il 6 Feb. 2021 alle 14:05
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Immagine di copertina

Dottoressa Urbinati, alcuni chiamano Renzi stratega politico, altri un faccendiere, lei che ne pensa?
Renzi non fa il bene del Paese, fa il bene di se stesso: non ha una visione politica, ha una visione di strategia che possono avere coloro che giocano bene a poker: ingannare, fingere, nascondere la mano, afferrare, vincere e godere della vittoria. Ma che sia la sua; se anche la nostra è irrilevante. Renzi non è un attore politico, è un giocatore. Il suo gioco ci ha portato a una disgraziata situazione che ci mette in una situazione umiliante di fronte al mondo, con una crisi di governo in piena pandemia e difficoltà enormi di stabilità. Renzi ha vinto per sé, non per noi. Spero che la memoria non ci abbandoni, che la rivisitiamo di tanto in tanto per ricordarci che noi siamo trattati come oggetti di un gioco che non ci riguarda.

Oggi infatti Renzi ha usato un linguaggio da partita, ha detto di aver vinto 3 a 0
Renzi è un affarista, ha fatto questo gioco di affari perché vuole avere le mani in pasta. Ma per chi ha avuto la pazienza di leggere la sua proposta del Recovery Plan oltre a una lista noiosa di termini inglesi si accorge che si tratta di proposte simili a quelle che si trovano nel sito del Future Investiment Initiative (Fii) il think-tank e lobby del quale lui è uno rappresentante di primo piano. La logica è: abbattere la regolamentazione degli stati, lasciare libero gioco agli investimenti privati: un progetto neoliberale con qualche venatura sociale. E’ questo nel nostro interesse? E ora? Ora ha già cominciato il secondo tempo della recita: lui impersona il costruttore perché appoggia Draghi; chi non fa come lui è un distruttore. Rovescia la frittata e il sistema mediatico lo segue.

Fin dall’inizio il suo obiettivo è stato quello di far saltare la testa a Conte, e sembra che anche altri parlamentari della maggioranza in cuor loro lo desideravano.
Accusavano Conte di non avere un suo partito: in Italia abbiamo l’abitudine di chiedere “a chi appartieni”, “chi ti porta”. Ma da Napolitano in poi abbiamo presidenti del consiglio che non sono portati da partiti, ovvero da chi ha un rapporto diretto con l’elettorato. Così è stato per Monti e per Renzi, il quale appena eletto nelle primarie del PD ha dato un bel calcione a Letta; così è per Draghi. Siamo in un loop di figure che nascono fuori del Parlamento: da questo punto di vista non c’è differenza tra Conte e Draghi, anche se sono stati “portati” da attori diversi e scelti per ragioni diverse. Quella per cui Mattarella ha nominato Draghi è una ragione molto importante perché si propone di servire e proteggere l’interesse generale – che sembra non sia l’andare ad elezioni anticipate.

Ma quanto può durare il governo Draghi? 

Ci dobbiamo chiedere che futuro ha questo governo di alto profilo. Se deve, come deve nelle giuste intenzioni di Mattarella, essere un governo autorevole non può essere pensato a termine; ma forse lo sarà. Che esito leggervi? Dal punto di vista politico la formazione di questo governo sarà una legittimazione di Renzi che dalla polvere del “distruttore” salirà agli altari del “costruttore”; un salvatore della patria! La destra dal canto suo ne verrà fuori con un fiato lungo e forte. Chi ci rimetterà sarà molto probabilmente il Pd.

Spaccare il Pd era l’altro obiettivo di Renzi? 
Da quando era segretario del Pd voleva con il lanciafiamme eliminare la vecchia guardia. Anche oggi vuole azzerarla e portarla ai minimi storici. Il suo obiettivo è affermare un centrismo liberale con qualche venatura sociale, la carità pubblica per i poveri e l’imprenditoria privata che si apre un varco ancora più largo nello Stato, nel settore appetibile della scuola, della sanità, dei servizi.

Dunque secondo lei il governo precedente a maggioranza Pd M5S avrebbe potuto fare un buon uso dei fondi europei, nell’interesse generale del Paese? Le scuse di Renzi erano pretestuose?
Secondo me si, tutti coloro che dal mese di novembre hanno soffiato sopra il fuoco del bracere acceso da Renzi non hanno avuto la pazienza di leggere i documenti o interrogare i ministri: hanno semplicemente accusato di inefficacia e immobilismo il governo e sbeffeggiato Conte, uno sport che mancherà a molti. Però la critica funzionale e costruttiva vuole che si mettano i problemi sul tappeto. Se l’interesse di Renzi era migliorare il piano del governo giallo-rosso doveva restarci e lavorare per migliorarlo. Ora stiamo assistendo alla caduta di ministri che avevano una visione sociale importante da mettere in campo nella costruzione del Recovery. Mi par di capire che la scelta sia di tipo neo-liberare.

Renzi ha finto dall’inizio, non ha mai voluto trovare compromesso?
Renzi ha solo finto per mostrare al mondo che la sua buona volontà ce l’aveva messa, tornando persino dall’Arabia Saudita.

Ci dovevano essere conseguenze più severe dopo il suo viaggio alla volta di Riad? Non sono arrivate condanne esplicite. 
Il nostro Paese ha uno stato opaco di potenti, e non interessa a nessuno che Renzi sia certo un ex presidente (come si definisce) ma è ora un senatore. Bill Clinton gira il mondo facendo lezioni strapagare, e Blair come lui. Ma sono ex a tutti gli effetti; non eletti in organismi elettivi. Ora, nessuno ha l’accortezza di fare questa obiezione a Renzi; sembra che ci sia abitudine ai poteri furbi e poco trasparenti. È vero che non ci sono regolamenti in Senato che vietano queste imprese private, ma l’Arabia Saudita è un Paese canaglia secondo la famosa dicitura di Bush, un paese che viola i diritti umani, uccide giornalisti e ne dismembra i corpi. Un Paese oggetto di sorveglianza da parte di Amnesty e tenuto a distanza dovuta dall’amministrazione Biden (non da quella di Trump); un paese che ha un sistema di lavoro semi-schiavo con lavoratori stagionali e di cui Renzi si è detto invidioso. La Repubblica italiana è fondata sui diritti e sul lavoro libero, è parte dell’Europa; e nessun osservatore o intervistatore è in grado di porre queste domande banali? Il think-thank per cui riceve emolumenti Renzi è nell’orbita conservatrice. Ma che importa qui in Italia di queste piccolezze?

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