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Regeni, cosa è emerso davvero dall’audizione di Conte: a TPI parlano i membri della Commissione

Le reazione del presidente Erasmo Palazzotto, Guido Pettarin, Riccardo Magi e Maria Tripodi, dopo l'audizione del premier Giuseppe Conte di fronte alla Commissione parlamentare d'inchiesta per la morte di Giulio Regeni

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 19 Giu. 2020 alle 18:08 Aggiornato il 19 Giu. 2020 alle 18:44
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Credit: Ansa foto

Nella tarda serata di ieri, giovedì 18 giugno, si è svolta l’audizione del premier Giuseppe Conte di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta per la morte di Giulio Regeni. Conte ha riferito sugli attuali rapporti con l’Egitto e ha difeso la scelta di “intensificare” le relazioni con il Paese invece di interromperle. Una mossa, a detta del premier, pensata “per ottenere maggiori risultati”. Il governo, ha assicurato Conte, ha fatto “puntuale e costante richiesta” di ottenere le “rogatorie” necessarie ai rinvii a giudizio delle cinque persone indagate in Italia per il “barbaro assassinio” di Giulio Regeni. “Se c’è incapacità di raggiungere risultati maggiori lo potete imputare a me direttamente”, ha raccontato di aver detto ai genitori del ricercatore friulano.

Nonostante la richiesta di audizione fosse nata anche e soprattutto per chiedere lumi sullo stato di avanzamento delle indagini e per avere maggiori informazioni sulla maxi commessa militare all’Egitto del valore di quasi 9 miliardi di euro, le risposte del premier sono state alquanto evasive, rimandando alla seduta secretata maggiori ragguagli in merito.

“Il Governo italiano ha rivendicato la scelta di muoversi verso una normalizzazione dei rapporti con l’Egitto ritenendola una strada per ottenere qualche risultato. Io personalmente ritengo sia un errore e che quantomeno bisogna avere il coraggio di rivedere questa scelta alla luce delle risposte che arriveranno o non arriveranno dalla controparte egiziana”, ha commentato il presidente della Commissione Erasmo Palazzotto a TPI.

Più cauto e ottimista il deputato di Forza Italia Guido Pettarin, che a TPI sì è detto sufficientemente soddisfatto per l’esito dell’audizione: “La commissione, appena ha appreso dei dettagli della commessa con l’Egitto, ha comunicato che avrebbe interrotto le attività programmate fino a quel momento e che nessun altro approfondimento sarebbe stato fatto se non dopo aver sentito il premier Conte sulla situazione e sullo scambio telefonico con Al Sisi avvenuto il giorno 7 giugno. L’audizione di Conte è stata importantissima e significativa. Mi sono detto che è sensato proseguire con le azioni della commissione ed è dimostrato dal fatto che il presidente sia venuto il più presto possibile a relazionarsi con noi”.

Evidentemente, secondo Pettarin, l’audizione secretata ha rivelato informazioni di un interesse maggiore rispetto a quanto ufficialmente dichiarato in seduta pubblica: “La parte secretata è stata rilevante. Esprimo una prudente soddisfazione per quello che è stato visto nella commissione di ieri sera. La soddisfazione trova limite nei fatti che si concretizzeranno; come non dover assistere più alle tecniche dilatorie egiziane che in qualche modo cercano di far dimenticare l’esigenza assoluta da cui siamo partiti. Apprendere la notizia delle forniture d’armi fa pensare che i rapporti tra il nostro Paese e l’Egitto si siano normalizzati e che qualunque tipo di situazione pregressa sia stata sacrificata, ma non è così e sarà importantissimo il video-incontro del primo luglio tra le procure della repubblica, perché sarà il momento in cui si capirà se effettivamente produrrà risultati”.

Ma il deputato Pettarin, come tutti i membri della Commissione, non intende prestare il fianco alle strategie egiziane, e fissa un termine oltre il quale, senza i risultati attesi, si procederà con le dovute reazioni: “Ho chiesto a Conte che, nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi nella ricerca di giustizia e verità per Giulio, si metta in essere qualunque tipo di atto, nazionale, internazionale o giuridico, nei confronti dell’Egitto. La deadline esiste e se non verrà rispettata si adotteranno tutti i provvedimenti che come nazione e come componente dell’Unione europea si è in grado di compiere”.

Secondo Pettarin, gli orologi vanno tarati a partire dal primo luglio, giorno del video-incontro tra le procure. “Se sarà necessario, le reazioni dovranno essere a tutto tondo, dovranno andare a intaccare tutti gli elementi di cui ora stiamo discutendo e inserirsi nella cornice dei provvedimenti che già a livello europeo si stanno valutando o anche di carattere economico. Non credo ci siano pregiudizi verso nessun tipo di strumento di pressione o di ritorsione. Questo anche con l’appoggio di Conte”, rassicura Pettarin.

Anche il deputato di Più Europa Riccardo Magi ha posto diversi quesiti al premier, ma sull’esito dell’audizione è meno entusiasta. “La ripresa dei rapporti con l’Egitto è cominciata già negli anni passati. Qui si tratta di riuscire a mettere in essere un’azione politica efficace, facendo leva anche sugli interessi degli altri interlocutori. Quello che abbiamo chiesto in sede di audizione è che se non ci saranno risultati immediati, dovrà essere presa in seria considerazione l’opportunità di un cambio dei rapporti con l’Egitto, anche rispetto a questa grossa commessa”.

“Di sicuro”, spiega Magi, “si può vedere come negli ultimi anni, alla ripresa dei rapporti commerciali non abbia corrisposto un impegno da parte dell’Egitto nella cooperazione giudiziaria e tantomeno dei risultati. Quando Conte parla con Al Sisi non parla solo con un capo di stato, ma anche con colui il quale nomina i più alti vertici della magistratura. Sulla data del primo luglio non abbiamo avuto dei segnali forti e alla domanda di specificare meglio in cosa constaterà, non abbiamo avuto risposta. La strategia è di valutare momento per momento quello che accade e anche di ascoltare altri esponenti politici che possono completare il quadro delle informazioni. Di sicuro mi pare di poter dire che finora la strada della ripresa dei rapporti commerciali non abbia prodotto risultati”, conclude Magi.

Di tutt’altro avviso Maria Tripodi, deputata di Forza Italia e anch’essa membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Regeni: “Ricerca della verità e tutela dell’interesse nazionale, sono queste le due direttrici che ho evidenziato al Presidente Conte durante la sua audizione. Le due cose non confliggono e chi in maggioranza reputa il contrario, non conosce la consuetudine della nostra politica estera, che ha avuto nell’Italia il baricentro del Mediterraneo e nell’Egitto un partner commerciale e geopolitico di primo piano. Strumentalizzare e derubricare la dolorosa vicenda di Giulio Regeni a mero scambio economico inerente le fregate della Marina Militare, come e’ stato fatto, e’ totalmente fuori contesto. Forza Italia ancora una volta, con coerenza, antepone gli interessi del Paese a quelli di parte, ponendosi come interlocutore vigile e attento, speranzosa in una rapida risoluzione della complessa vicenda”, conclude l’esponente azzurra.

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