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Donne e Recovery Plan: le associazioni femminili chiedono al governo risorse adeguate per l’occupazione

Di Redazione TPI
Pubblicato il 12 Gen. 2021 alle 13:14 Aggiornato il 12 Gen. 2021 alle 13:24
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Donne e Recovery Plan: le associazioni femminili chiedono al governo più risorse per l’occupazione

Il Consiglio dei Ministri e l’esecutivo in queste ore si stanno confrontando sulle misure da inserire nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) del Governo, investimenti che sfruttino al meglio il Recovery fund europeo. È in circolazione un documento dal titolo “Donne per la salvezza – Half of it” che verrà reso pubblico nelle prossime ore e consegnato ufficialmente al Governo, frutto del confronto tra personalità istituzionali, associazioni, esperte ed esperti del mondo economico e statistico, manager, professioniste e professionisti.

L’obiettivo e’ quello di ottenere risorse adeguate per far crescere l’occupazione femminile, sia attraverso risorse europee che attraverso un riordino della spesa nazionale, creando nuove infrastrutture sociali e una vera economia della cura, indicando misure di lungo periodo e riforme immediate che rispondano all’emergenza di richiesta di servizi delle famiglie italiane. Idee concrete anche su occupazione, formazione, stereotipi di genere, organismi di parita’.

Le richieste del Manifesto Donne per la Salvezza

Il Manifesto Donne per la salvezza, che si ispira alla campagna Half of it a livello europeo, entra nel vivo della dialettica con le istituzioni nazionali ed europee. Per questo chiediamo:

– una valutazione di genere ex ante ed ex post di tutte le misure e gli investimenti che saranno previsti dal PNRR italiano, con una regia di esperte ed esperti presso il MEF;

– che Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, presenti al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del piano, assicurando il 50% della presenza di donne, garantendo il coordinamento con i Ministeri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitorando i progressi di avanzamento della spesa;

– la copertura del 60 per cento dei bambini 0-3 anni nei nidi pubblici, fondamentale scelta educativa della scuola dell’infanzia e investimento in istruzione, con uno stanziamento di 8 miliardi di euro e realizzazione degli stessi entro 5 anni

– la creazione sanita’ e assistenza di prossimita’ territoriali per anziani, disabili e non autosufficienti, con una cifra aggiuntiva di almeno 4 miliardi di euro, che non venga distratta da quella della sanita’ gia’ prevista; la creazione delle infrastrutture di cura e’ da realizzarsi entro 5 anni;

– un forte investimento nei territori su consultori e centri antiviolenza;

– un cashback sui servizi di cura e assistenza immediato e transitorio per le famiglie italiane. Tale cashback sara’ finanziato tramite lo stanziamento di 1,2 miliardi annui per 5 anni, cifra che andra’ via via riducendosi grazie all’emersione del lavoro nero legato alla cura e all’assistenza e andra’ ad esaurirsi quando la creazione di servizi pubblici di cura e prossimita’ verranno completati. Il cashback sui servizi di cura e assistenza dovra’ mutuare l’esperienza francese dei voucher universali CESU;

– una straordinaria campagna di assunzioni nei servizi pubblici, grande possibilita’ occupazionale per donne e giovani, occasione per rinnovo delle competenze, nel settore scolastico, dell’assistenza, sanitario, della ricerca, della cultura; i bandi di assunzione assicurino al personale formazione specifica alla digitalizzazione e alla tecnologia, per superare eventuali gap iniziali;

– un rafforzamento significativo della presenza femminile li’ dove e’ piu’ carente e un forte sostegno all’imprenditorialita’ femminile, con affiancamento e formazione delle titolari delle nuove imprese femminili nei primi tre anni di attivita’;

– una valutazione per una riduzione consistente dei contributi previdenziali per lavoratrici autonome (autonome totali e parziali), che sia compatibile con le esigenze di spesa pubblica e deficit; riconoscimento del diritto alla maternita’ e alla malattia per tutte le categorie professionali autonome, ordinistiche e non;

– l’attivazione di politiche di condivisione del lavoro di cura e della genitorialita’, attraverso interventi globali, prolungando il congedo di paternita’ e ponendo a carico dell’INPS l’anticipo dell’ indennita’ obbligatoria di maternita’, risolvendo cosi’ il problema di liquidita’ delle piccole e medie imprese italiane, ponendo inoltre il 100% di indennita’ obbligatoria di maternita’ a carico della fiscalita’ generale;

– che le scuole, in tutti i settori educativi, siano organizzate secondo il modello del tempo pieno su tutto il territorio nazionale; che le ore di educazione civica nelle scuole vengano ampliate, con una attenzione particolare ai valori di uguaglianza e inclusivita’ inseriti nella Costituzione italiana, che aiutino ad abbattere bullismo, violenza, discriminazione di genere, razza, religione o orientamento sessuale. Chiediamo che nelle stesse ore vengano dedicati momenti di formazione sull’educazione finanziaria per studenti e studentesse;

– che lo Stato riduca sensibilmente le tasse universitarie per le studentesse che scelgano materie scientifiche e tecniche, incoraggiando e detassando anche le imposte per la frequentazione degli ITS, che spesso aprono opportunita’ di lavoro immediate e spendibili; chiediamo inoltre l’introduzione di quote di genere (50%) nei test di ingresso universitari per le materie STEM;

– politiche attive per il lavoro tengano conto dei nuovi strumenti digitali e favoriscano sempre piu’ orientamento e formazione delle donne anche a distanza, offrendo nuove opportunita’ di occupazione e di acquisizione di competenze tecnico-scientifiche o di indirizzo verso la professionalizzazione del lavoro di cura e assistenza, competenze di cui ci sara’ sempre piu’ bisogno in futuro;

– l’aggiornamento del Codice delle pari opportunità con la definizione di chiari parametri di rispetto della parità salariale e delle pari opportunità sul luogo di lavoro, con un meccanismo premiante per i datori che rispettano questi principi attraverso consistenti sgravi contributivi e/o fiscali;

– un aggiornamento degli organismi di parita’ esistenti nel nostro Paese, fermi a trent’anni fa, valutando quali strumenti si siano distinti per efficacia nella lotta alle discriminazioni di genere; chiediamo altresi’ uno studio di fattibilita’ sulla semplificazione degli organismi attualmente esistenti, valutando l’eventuale creazione di un organismo di parita’ indipendente dal potere politico, con capacita’ sanzionatoria, esterno o interno all’Antitrust;

– introduzione del gender procurement per tutti gli appalti relativi al Recovery fund, con punteggi che premino le imprese che mettono in pratica l’uguaglianza di genere; utilizzo dei fondi del Patrimonio Destinato (€44 miliardi) gestiti da CDP con criteri che richiedano alle imprese destinatarie degli investimenti di impegnarsi a favore della parità di genere in azienda, con specifiche milestone di miglioramento dell’equilibrio di genere nelle posizioni manageriali e di eliminazione del gender pay gap.

Hanno già aderito in queste ore al Manifesto programmatico le seguenti associazioni:  Donne per la salvezza – Half of it : Le Contemporanee – Rete per la parità – D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) – Il Giusto Mezzo – Soroptimist International Italia – Fondazione Bellisario – Dateci voce – Fuori quota – GammaDonna – Community Donne 4.0 – EWA – Differenza Donna – Se Non Ora Quando Libere – Odiare ti costa – Tlon – Base Italia – M&M “Idee per un Paese migliore” – Fondazione CeRM – Movimenta – CGIL politiche di genere – UIL coordinamento pari opportunita’.

Leggi anche: Recovery Plan, il governo italiano ha inviato la bozza a Bruxelles

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