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Conte sull’eutanasia: “Dubito ci sia un diritto alla morte”

"Da giurista e da cattolico mentre non ho dubbi che esista un diritto alla vita, perno di tutti i diritti della persona, dico che è da dubitare ci sia un diritto alla morte"

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 27 Set. 2019 alle 22:08 Aggiornato il 28 Set. 2019 alle 23:11
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Credits: ANSA

Conte sull’eutanasia: “Dubito ci sia un diritto alla morte”

Il premier Giuseppe Conte interviene sul tema dell’eutanasia: “E’ giusto che ci sia un confronto sereno, serio, in Parlamento. Non voglio far pesare la mia opinione personale: da giurista e da cattolico mentre non ho dubbi che esista un diritto alla vita, perno di tutti i diritti della persona, dico che è da dubitare ci sia un diritto alla morte. Esiste un diritto all’autodeterminazione per cui scelgo le mie cure ma scegliere di essere avviato alla morte e chiedere l’ausilio di personale qualificato può essere un po’ dubbio”, afferma intervistato dal direttore di affaritaliani.it a Ceglie Messapica.

Sono trascorsi solo pochi giorni dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Marco Cappato. Il 25 settembre la Consulta ha stabilito che l’istigazione e l’aiuto al suicidio non sono sempre punibili ai sensi dell’articolo 580 del codice penale. Rimane tuttavia un vuoto normativo su quali siano i casi di aiuto al suicidio punibili.

L’assenza di una norma precisa al riguardo dipende dal fatto che il parlamento non ha ancora legiferato. Con la sentenza del 24 ottobre 2018, la Corte aveva rinviato di un anno il giudizio sulla costituzionalità dell’aiuto al suicidio e aveva richiesto al parlamento di legiferare in merito durante questo lasso temporale. Il parlamento, però, non si è pronunciato.

Il 18 settembre il Senato aveva chiesto in via informale alla Consulta una proroga. Su mandato unanime dei capigruppo, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati avrebbe effettuato una telefonata informale alla Corte chiedendo più tempo per affrontare la discussione sul fine vita. La proroga non è stata concessa e dopo la sentenza del 25 settembre è ancora attesa una risposta da parte del parlamento.

Il presidente Conte parla della necessità di intervenire: “Bisogna fare una legge: ci sprona a farlo la stessa Corte costituzionale. Leggeremo la sentenza per intero quando tra un mesetto sarà depositata ma l’intervento della Corte non può sostituire un intervento legislativo. L’avevo detto anche quando ho chiesto la fiducia in sede di replica in Parlamento. Ho sollecitato le forze politiche ad assumere l’iniziativa anche perché su questi argomenti non mi sembra appropriata un’iniziativa governativa. Anche perché sono materie laceranti sul piano morale, con tante implicazioni anche filosofiche: farne una questione di governo no”, dichiara.

Marco Cappato è finito sotto processo per  essersi autodenunciato dopo aver aiutato dj Fabo, Fabiano Antonioni, a raggiungere la Svizzera, dove nel 2017 si era sottoposto al suicidio assistito. Antonioni era rimasto cieco e tetraplegico in seguito a un grave incidente in auto nel 2014 e dopo anni di sofferenze aveva deciso di non andare avanti con le cure.

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