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“Vorrei il diritto all’eutanasia dei miei figli. Li amo così tanto che li lascerò andare”: il racconto di mamma Sabrina

Immagine di copertina
Fermo immagine di un video della campagna dei radicali dell'associazione Luca Coscioni per sensibilizzare sul tema dell'eutanasia Credits:Ansa

La madre: "Marco e Carlo vogliono essere loro a decidere il momento in cui morire. E morire bene. Sono i miei ragazzi, ma li amo così tanto che li lascerò andare"

“Per i miei figli vorrei il diritto all’eutanasia”: il racconto di mamma Sabrina

Sabrina Bassi, 62 anni, ex impiegata è la madre di due ragazzi di trent’anni affetti da Sla2 “familiare”, una forma rara di Sla, che ha inchiodato alla sedia a rotelle i due giovani, privandoli a poco a poco della possibilità di camminare e parlare. Per loro mamma Sabrina chiede il diritto all’eutanasia.

Il 24 settembre è attesa la decisione della Corte Costituzionale sulla questione della legittimità dell’articolo 580 del codice penale, che punisce l’istigazione e l’aiuto al suicidio, e sono molti i genitori dei ragazzi ammalati che aspettano una risposta.

La tracheotomia. È questa la soglia oltre cui Marco e Carlo non vogliono andare. Quando i loro polmoni collasseranno l’unica possibilità per farli respirare sarà un intervento chirurgico che “aprirà” una via respiratoria artificiale, alternativa a quella naturale. “Sia Marco che Carlo hanno scritto che lì si fermeranno. Sanno bene a cosa andrebbero incontro”, afferma la madre in un’intervista a Repubblica del 23 settembre.

Mamma Sabrina interviene anche sul caso di “Dj Fabo”, che nel 2017 fu aiutato a morire dal radicale Marco Cappato, ora sotto processo a Milano per questo motivo: “Ho paura. Penso alla mamma di Dj Fabo, al grande coraggio di accompagnare il suo ragazzo a Zurigo a morire. Non so se ce la farei. Magari al momento cercherei di trattenerli, è umano, me li vorrei tenere stretti, ma so che alla fine rispetterei, anzi rispetterò la loro volontà”, dichiara.

Marco è co-presidente dell’Associazione Coscioni, fondata nel 2002 dall’economista e politico Luca Coscioni malato di sclerosi laterale amiotrofica, che da anni porta avanti battaglie per la libertà della ricerca scientifica e per i diritti civili.

“Tutti noi siamo impegnati nella campagna Liberi fino alla fine, per il diritto all’eutanasia. Quanti malati senza speranza, quanti Dj Fabo, vorrebbero mettere fine a una vita che non ritengono più degna? Così prendiamo il pulmino e andiamo”, ribadisce Sabrina.

I ragazzi hanno “ereditato” la malattia dai genitori, entrambi portatori sani, del tutto ignari di esserne affetti. Da oltre trent’anni assistono i figli in ogni aspetto della loro vita. Hanno bisogno di tutto: di essere imboccati, accompagnati in bagno e spostati in braccio.

Nonostante questo i due ragazzi hanno cercato di condurre la loro vita con dignità e sono riusciti a portare avanti gli studi e a laurearsi. Adesso abitano a Tarquinia, nel Lazio, a pochi chilometri dal mare. “Marco e Carlo vogliono essere loro a decidere il momento in cui morire. E morire bene. Sono i miei ragazzi, ma li amo così tanto che li lascerò andare”, conclude la madre.

Con l’ordinanza n. 207/18 la Corte costituzionale ha “ordinato” al Parlamento di legiferare in tema di assistenza al suicidio, indicando come termine finale quello dell’udienza del prossimo 24 settembre 2019.

A sei giorni dalla scadenza degli undici mesi concessi dalla Corte costituzionale al Parlamento per discutere e legiferare sul tema del fine vita, il Senato avrebbe chiesto in via informale alla Consulta una proroga. Su mandato unanime dei capigruppo, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati avrebbe effettuato una telefonata informale alla Corte chiedendo più tempo per affrontare la discussione sul fine vita.

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