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Da Prodi a De Benedetti: tutti quelli che rivogliono Berlusconi al governo

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 20 Lug. 2020 alle 13:13 Aggiornato il 20 Lug. 2020 alle 13:42
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Il ritorno di Berlusconi: adesso tutti lo vogliono, inclusi i poteri forti

“Menomale che Silvio c’è”: la colonna sonora della campagna elettorale del centrodestra, che nel 2008 portò a una nuova vittoria alle elezioni di Silvio Berlusconi, è tornata di nuovo alla ribalta; solo che a “cantarla”, questa volta, non ci sono i supporter del Cavaliere, ma bensì alcuni dei suoi nemici storici che ora ne invocano il ritorno sulla scena politica italiana: da Romano Prodi a Carlo De Benedetti sino ad alcuni esponenti dei cosiddetti poteri forti. Già perché proprio le elezioni del 2008 rappresentano lo spartiacque della storia della vita politica di Berlusconi. Dopo la vittoria, trionfale, del Popolo della Libertà, il Cavaliere dà vita al quarto esecutivo da lui guidato, che sarà anche l’ultimo. La legislatura, che si interromperà anticipatamente, sarà contraddistinta dall’uscita di Gianfranco Fini dal Pdl e dalla vicenda Ruby e dal caso escort fino ad arrivare alle dimissioni, presentate all’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano la sera del 12 novembre 2011, dopo che lo spread, qualche giorno prima, tocca la quota record di 574. Da lì inizia la parabola discendente del Cavaliere, che culmina nel 2013 quando, in seguito alla condanna nel “processo Mediaset”, il Senato vota a favore della sua decadenza dalla carica di senatore. Il resto è storia recente: Forza Italia che scende sotto quota 10% nei sondaggi, e i sovranisti Salvini e Meloni che ormai si prendono il nuovo centrodestra, modellandolo a loro forma e somiglianza.

“Sono stati i poteri forti”: è questa la frase ricorrente utilizzata dai sostenitori del Cavaliere quando si parla delle dimissioni di Berlusconi, che poi portarono alla formazione del governo Monti. Gli stessi poteri forti, che oggi fanno il tifo per il ritorno dell’ex premier sulla scena politica italiana. Già perché nelle ultime settimane è accaduto qualcosa. È accaduto che le dichiarazioni del giudice Amedeo Franco sulla sentenza del “processo Mediaset” abbiano riaperto il dibattito sull’estromissione di Berlusconi dal Parlamento. È accaduto che lo stesso Berlusconi abbia deciso di giocarsi le sue carte e di dare la sua disponibilità a un governissimo. Ma soprattutto è accaduto che molti insospettabili abbiano avallato quest’ultima ipotesi.

È il caso di Romano Prodi, avversario storico del Cavaliere, l’unico in grado di batterlo per ben due volte alle elezioni, che di recente ha aperto alla possibilità di un ingresso nella maggioranza da parte di Berlusconi. “La posizione favorevole di Forza Italia al Mes e un eventuale suo ingresso in maggioranza? Il problema è che il governo abbia una maggioranza solida e che quindi possa prendere delle decisioni. O noi diamo una spinta o il Paese si arrotola su se stesso” ha dichiarato Prodi al programma In Onda, aggiungendo anche “Per me non c’è nessun tabù, anche perché, come più volte ho già detto, la vecchiaia porta la saggezza”. Pochi giorni dopo le dichiarazioni di Romano Prodi, è arrivata anche la “benedizione” di un altro acerrimo nemico del Cavaliere, Carlo De Benedetti, ex proprietario del quotidiano La Repubblica e ora editore di Domani, che ha dichiarato: “Se si tratta di isolare Salvini e Meloni trangugio anche Berlusconi al governo con la sinistra”. L’imprenditore ha anche aggiunto: “Se Berlusconi si stacca dalla destra sovranista è possibile che si formi una maggioranza in grado di esprimere un presidente del Consiglio finalmente capace di fare il suo mestiere”.

Finita qui? Nemmeno per sogno. Perché Guglielmo Epifani, ex segretario della Cgil e del Partito Democratico, ha sottolineato l’anima “liberal-democratica” del Cavaliere, mentre l’endorsement più importante è forse arrivato da quello che è da sempre considerato il quotidiano dei poteri forti per eccellenza: il Corriere della Sera. In un’intervista a Il Foglio, infatti, il direttore Luciano Fontana a proposito di un possibile ingresso nella maggioranza ha dichiarato: “La crisi economica che ci attende è così importante che serve un governo di responsabilità nazionale. Serve anche lui. Non so se si farà, ma è la strada che si dovrebbe percorrere”. Persino per l’ex direttore dell’Economist Bill Emmott, che nel 2001 dedicò una copertina del giornale a Berlusconi definendolo “unfit”, ovvero “inadatto”, adesso dichiara che un ingresso del Cavaliere nella maggioranza “sarebbe perfettamente accettabile”.

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