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Socialdemocratici ridimensionati a favore dei cattolici: nelle liste Pd gli ex Ds sono ormai in via di estinzione

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Nelle prime ore del 16 agosto la direzione nazionale del Partito Democratico ha varato le liste dei candidati da presentare alle elezioni politiche del 25 settembre. Al netto delle varie polemiche e discussioni sulle esclusioni eccellenti, c’è un aspetto piuttosto curioso che emerge da un’attenta analisi delle biografie dei candidati, ossia la provenienza politica “storica” che ognuno di essi aveva prima della nascita del PD, nel 2007. A 15 anni dalla fusione fra Democratici di Sinistra e Margherita emerge un profondo ridimensionamento della rappresentanza interna della componente socialdemocratica, a vantaggio di quella cattolica-liberale. Per ovvi motivi anagrafici inoltre sono molti i candidati “nativi democratici” (ossia persone entrate in politica dopo il 2007).

Le liste approvate dal PD, relative ai collegi plurinominali proporzionali e a quelli che spetteranno a tale partito negli uninominali (nei quali ci saranno anche vari candidati delle liste “alleate”), al netto di alcuni candidature multiple dei “big”, contengono un numero complessivo di circa 300 nomi.

Entrando nel merito della provenienza storica dei vari esponenti che abbiano una buona probabilità di essere eletti, emerge che gli ex-DS sono circa una trentina. Fra essi c’è il vice-segretario nazionale Giuseppe Provenzano, il ministro in carica Andrea Orlando, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, due volti storici come Piero Fassino e Gianni Cuperlo e la capogruppo uscente alla Camera Debora Serracchiani. Fra gli ex diessini sono candidati anche il deputato Matteo Orfini, Enrico Rossi (ex presidente della regione Toscana, che aveva fondato Articolo Uno, prima di rientrare nel Pd), l’ex sindaco di Bologna Virginio Merola, l’ex ministra Paola De Micheli e gli ex vice-ministri Matteo Mauri e Antonio Misiani.

Fra i candidati con un passato nei DS ci sono anche Lia Quartapelle, Roberto Morassut, Alessia Morani, Walter Verini, Vinicio Peluffo, Valeria Valente, Emanuele Fiano, Romina Mura, Daniele Borioli, Andrea Gnassi, Andrea Rossi, Ilenia Malavasi, Anna Rossomando, Vincenzo Ceccarelli, Marco Simiani, Ylenia Zambito e altri situati in posizioni di lista che non ne dovrebbero “garantire” l’elezione.

Il suddetto elenco è relativo solo ai politici iscritti al Partito Democratico ininterrottamente dalla sua nascita, ma occorre ricordare che la lista “PD – Italia democratica e progressista” è formata anche da alcuni esponenti di Articolo Uno (usciti dal Pd nel 2017), la cui provenienza storica era dei DS: da Roberto Speranza a Federico Fornaro, da Nico Stumpo ad Arturo Scotto, da Federico Conte a Maria Cecilia Guerra.

Inoltre nelle liste sono presenti diversi personaggi che hanno aderito più recentemente al PD, dopo una precedente militanza nei partiti della sinistra, da Marco Furfaro ad Alessandro Zan, da Laura Boldrini a Michele Piras, da Elly Schlein a Erasmo Palazzotto fino a Martina Nardi e Cecilia D’Elia.

Insomma, a 15 anni dalla fusione fra DS e Margherita, in cui il primo partito partiva dal 17,5% e il secondo dal 10,7% (dati relativi ai voti al Senato alle politiche 2006), nel Pd si è compiuto pian piano un progressivo ridimensionamento della componente socialdemocratica anche riguardo ai candidati al Parlamento.

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