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Nordio: “Le mazzette sono come il consumo di droga, possono essere di modesta entità”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Il ministro della Giustizia: "Parlare di mazzette modeste non è una bestemmia e non significa minimizzare la corruzione"

“Se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette mazzette”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio ieri, mercoledì 22 aprile, durante il question time alla Camera, rispondendo a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle.

Il guardasigilli ha usato l’espressione “modestissime mazzette” nel suo ultimo libro (dal titolo “Una nuova giustizia”, pubblicato con Guerini e Associati) per scagliarsi contro l’uso dei trojan nelle indagini per corruzione.

“La corruzione non può essere minimizzata parlando di ‘modestissime mazzette’, come ha fatto lei, ministro, o lasciando al suo posto chi viene rinviato a giudizio per corruzione, come l’assessore siciliana Amata”, attacca a Montecitorio la capogruppo del M5S in Commissione Giustizia Valentina D’Orso.

Il ministro, però, non arretra: “Quando si parla e si è parlato di ‘modeste mazzette’ e, ancora una volta, si è attribuito a questo ministro un linguaggio cosiddetto di strada – osserva – vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico”. “Si parla di tenuità del fatto – dice – addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto. Quindi, non è un sacrilegio usare questo aggettivo”.

D’Orso non ci sta: “Oggi il ministro Nordio nell’aula della Camera ha sostanzialmente fatto una incredibile apologia delle modestissime mazzette, la ormai tristemente famosa espressione che lui stesso ha usato nel suo recente libro”, protesta. “Il ministro della Giustizia si rende conto del messaggio devastante che manda ai cittadini, in particolare ai più giovani? Sta spiegando che il governo italiano tollera le forme più lievi di corruzione?”.

“È inaccettabile – aggiunge la deputata dei Cinque Stelle – che, anziché condannare ogni forma di malaffare nella pubblica amministrazione, il ministro della Giustizia discetti sul concetto di tenuità del fatto. Non faccia finta di non sapere che la sua proposta era quella di vietare l’uso del trojan nelle indagini per corruzione in base alla dimensione della mazzetta”.
LEGGI ANCHE: Come funziona il premio per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari (e come farà il Governo a superare i rilievi del Quirinale)

Intanto, Nordio chiude all’ipotesi di ripristinare il reato di abuso d’ufficio, fattispecie abrogata nel 2024 dalla legge che porta il suo stesso nome. Eppure due giorni fa il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la Direttiva Anticorruzione, che obbliga gli Stati membri a prevedere come reato una forma di abuso d’ufficio: “Almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni”, recita il testo licenziato dall’Ue.

“La risposta sull’introduzione del reato di abuso di ufficio è nettamente negativa”, frena però il guardasigilli italiano. “Noi abbiamo dimostrato all’Europa, anche in base alla recente sentenza della Corte Costituzionale, che sta nella discrezionalità degli Stati predisporre tutti i sistemi anticorruzione, che sono quelli che stanno a cuore all’Europa, e in questo l’arsenale repressivo e preventivo dell’Italia è il più ricco di tutti”.

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