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Municipi di Milano: alzata al 50% la soglia per evitare il ballottaggio nell’elezione dei Presidenti

In precedenza bastava superare il 40%. Piscina (Lega) lamenta "maggiori spese", invece di una reale devoluzione di poteri alle circoscrizioni. Abdu (Pd): "E' giusto apportare delle migliorie e anche sui poteri stiamo lavorando: la proposta del Municipio 1 è stata votata anche dall'opposizione"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 6 Nov. 2020 alle 10:15
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Immagine di copertina
Gli stemmi dei nove Municipi di Milano: il numero 1 corrisponde al centro città, mentre gli altri corrispondono a "spicchi" che arrivano fino alle periferie

Municipi di Milano cambiano legge elettorale: soglia 50% per evitare ballottaggio Presidenti

I Municipi di Milano, istituti nel 2016, cambiano legge elettorale. Dopo una lunga discussione, il Consiglio Comunale ha approvato una modifica dello Statuto finalizzata ad innalzare la soglia che consente di eleggere il Presidente della circoscrizione al primo turno: dal 40% si passa al 50%, altrimenti bisogna ricorrere al ballottaggio. Alessandro Giungi, consigliere comunale del Pd, spiega che “in precedenza si poteva essere eletti senza avere una maggioranza assoluta, ma una carica così importante e rappresentativa merita una elezione il più possibile condivisa”.

L’opposizione di Palazzo Marino però condivide ben poco. La posizione del centrodestra è spiegata dal Samuele Piscina, che oltre ad essere Presidente del Municipio 2 è anche responsabile degli enti locali per la Lega: “La conferenza dei Presidenti dei Municipi aveva rivolto varie richieste al Consiglio Comunale, che però ha preso in considerazione un aspetto non fondamentale. Anzi, con la precedente legge elettorale, nei nove Municipi si sono determinate maggioranze solide e con meno spese di quelle che comporterà questa modifica”.

“Avremmo certamente preferito una devoluzione di poteri reali, perché oggi purtroppo i Municipi troppo spesso lavorano come passacarte, occupandosi di aspetti marginali quali gli oneri di urbanizzazione e i permessi a costruire, ma senza un reale potere decisionale. Sarebbe stato molto meglio mettere i Municipi nelle condizioni di decidere, perché siamo il livello istituzionale più vicino ai cittadini e che quindi meglio conosce alcune necessità che, oltretutto, quasi sempre sono del tutto indipendenti dalle ideologie politiche di riferimento”, conclude Piscina.

Di altro avviso è Mattia Abdu, assessore del Municipio 1 e responsabile del decentramento per il Pd: “Va premesso che il meccanismo dei Municipi di Milano è diverso da quello di Roma: noi non abbiamo un bilancio autonomo, quindi di fatto dipendiamo dal Comune centrale. Per questo motivo, è ragionevole pensare che andando al ballottaggio anche per la scelta del Presidente di Municipio, insieme a quella del Sindaco, ci possa essere una sorta di effetto-traino e quindi maggiore omogeneità e maggiore efficienza, cosa che comunque dipenderà dalle scelte degli elettori. C’è anche chi pensa che sia corretto considerare i Municipi come enti del tutto indipendenti, ma l’esperienza di questi primi cinque anni ci insegna che le cose non sono proprio così e quindi è giusto correggere gli aspetti che possono essere migliorati”.

Rispetto ai poteri reclamati da Piscina, Abdu spiega che proprio dal Municipio 1 è partita una proposta di redistribuzione delle competenze che è stata approvata anche coi voti del centrodestra: “La proposta riguarda soprattutto il fatto che oggi il Comune non è tenuto a dare riscontro ai pareri espressi dai Municipi, mentre noi chiediamo non solo di rendere la risposta obbligatoria, ma anche che in caso di sforamento dei tempi diventi prevalente l’indirizzo espresso dal Municipio, al quale il Comune dovrà quindi adeguarsi. Ovviamente questo documento dovrà passare all’esame della Segreteria Generale del Comune e poi essere sottoposto al dibattito politico a Palazzo Marino, ma è un indice della nostra volontà di valorizzare i Municipi. In particolare, aggiungo, vanno valorizzati i Consigli di Municipio: laddove siamo in maggioranza, la Giunta deve impegnarsi a coinvolgere il più possibile i consiglieri nelle scelte, creando così delle buone pratiche che possono essere replicate”.

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