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Migranti, il Governo vara un decreto per blindare l’accordo con l’Albania: “Ma prevale il diritto Ue”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Migranti, il Governo vara un decreto-legge per blindare l’accordo Italia-Albania

Nella serata di ieri, lunedì 21 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che punta a blindare l’accordo sui migranti tra Italia e Albania, evitando – come accaduto nei giorni scorsi – che i trasferimenti dei richiedenti asilo nei Cpr albanesi possano essere annullati da giudici italiani.

Il decreto contiene un nuova lista dei Paesi d’origine considerati “sicuri” in caso di rimpatrio del migrante. Dell’elenco fanno parte 19 Stati: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia.

Rispetto alla precedente lista sono stati depennati 3 Paesi: Nigeria, Camerun e Colombia. Questo perché si ritiene che in alcune parti di quei territori avvengano violazioni dei diritti umani. La lista sarà comunque aggiornata dal Parlamento con cadenza annuale.

Migranti, perché il Governo ha varato il decreto sui Paesi sicuri

Il Governo è intervenuto perché lo scorso 18 ottobre il Tribunale di Roma non ha convalidato il primo trasferimento temporaneo di migranti in Albania. La bocciatura arrivata dai giudici capitolini si basava su una recente sentenza della Corte di Giustizia europea che include tra i Paesi considerati non sicuri anche i due da cui provengono i richiedenti asilo trasferiti in Albania: Egitto e Bangladesh.

In base all’accordo raggiunto lo scorso anno tra Roma e Tirana, nei centri italiani su territorio albanese possono essere trasferiti solo migranti provenienti da Paesi sicuri, per i quali la richiesta di protezione internazionale può essere valutata con tempi accelerati e può culminare – in caso di mancata concessione della protezione – con un rimpatrio.

Finora l’elenco dei Paesi considerati sicuri dall’Italia era contenuto in un decreto interministeriale, cioè una fonte di diritto gerarchicamente inferiore rispetto a una legge. Ora, inserendo la lista in un decreto avente forza di legge, il Governo mira a impedire che i giudici italiani possano far prevalere direttamente la norma europea.

“Nel momento in cui l’elenco dei Paesi sicuri è inserito in una legge, il giudice non può disapplicarla: se la ritiene incostituzionale può fare ricorso alla Consulta”, sottolinea appunto il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Secondo il guardasigilli, peraltro, anche la sentenza della Corte di Giustizia europea richiamata dal Tribunale di Roma “probabilmente non è stata ben compresa o ben letta” dai giudici, anche perché “molto complessa e articolata e scritta in francese”.

Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rimarca come, con questo decreto, la lista dei Paesi sicuri “diventa norma primaria e consente ai giudici di avere un parametro rispetto ad un’ondivaga interpretazione”. Secondo Piantedosi, inoltre, la norma consente di “dirimere un’annosa questione: serve a cercare un’accelerazione della procedura, per fare in modo che il ricorso alla richiesta di protezione non sia per la gran parte strumentalizzato per eludere il sistema delle espulsioni”.

L’obiettivo del Governo, insiste la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, resta “difendere i confini” e “ristabilire un principio fondamentale: in Italia si entra solo legalmente, seguendo le norme e le procedure previste”.

Accordo Italia-Albania, la posizione dell’Ue e le perplessità sul decreto

“Siamo a conoscenza della sentenza in Italia e siamo in contatto con le autorità italiane: al momento non c’è una lista europea sui Paesi terzi sicuri, gli Stati membri hanno liste nazionali, ma è previsto che ci lavoreremo”, ha detto all’Ansa una portavoce della Commissione europea soffermandosi sul caso Italia-Albania.

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Rispetto all’accordo tra i due Paesi, la portavoce ha spiegato che “ad essere applicato è il diritto nazionale ma anche standard legati alla protezione internazionale che sono forniti dal diritto Ue”. “Abbiamo anche detto che tutte queste misure devono essere pienamente conformi con il diritto comunitario e non devono indebolirlo”, ha sottolineato.

Intanto, diversi giuristi ritengono che il decreto-legge varato ieri non mette al riparo la politica migratoria del Governo da nuove sentenze giudiziarie. Gianfranco Schiavone dell’Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione, spiega a Repubblica che “il diritto europeo in materia di asilo continua ad essere sovraordinato”.

“Anche se la lista dei Paesi sicuri è approvata per decreto, che è norma primaria, i giudici potranno continuare a decidere di non convalidare i trattenimenti alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea”, mette in risalto Schiavone. “La sentenza fissa dei criteri interpretativi vincolanti. È una pronuncia della Gran Camera, non appellabile, che definisce anche le competenze del giudice, chiamato a valutare se un Paese sia sicuro o meno in base ai parametri ben precisi, fissati dalla Corte stessa”.

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