Il grande bluff di Renzi: il governo M5s-PD gli serve per il suo nuovo partito

Di Marco Nepi
Pubblicato il 27 Ago. 2019 alle 09:59 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:27
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Immagine di copertina
Matteo Renzi

Matteo Renzi è l’indiscutibile regista dell’operazione che potrebbe portare a un governo PD-M5s (qui tutte le ultime news).

La sua mossa a sorpresa (l’apertura ai grillini) ha spiazzato Matteo Salvini, convinto che provocare la crisi di governo sarebbe bastato per andare a elezioni presto, già ad ottobre.

E invece l’ex premier, dopo anni di chiusura totale ai penstastellati, con un colpo di teatro ha rimescolato le carte.

Non c’è politico che più di Matteo Renzi sembra volere un esecutivo giallorosso. Ma è proprio così? Dietro la mossa dell’ex segretario dem non sembra in realtà celarsi una reale volontà di pax coi grillini.

Non è tanto un’operazione alla “scurdammoce ‘o passato”, quanto un’astuta strategia che potrebbe servire a rafforzarsi in vista del lancio del suo nuovo partito. A scapito, manco a dirlo, del PD.

Il ragionamento è semplice: anche quando ha aperto al M5s, Renzi ha chiarito che voleva un governo di breve respiro, per fare la manovra di bilancio ed evitare l’aumento dell’Iva.

Un esecutivo di responsabilità, non un governo politico che durasse l’intera legislatura. In seguito l’ex premier ha assecondato la linea della maggioranza del partito e del segretario Zingaretti, quella di un governo con un orizzonte più ampio.

Ma, in realtà, Renzi sarebbe pronto ad approfittare delle prime difficoltà del governo giallorosso, magari tra 6 mesi o 1 anno, per far saltare il banco.

“Ve l’avevo detto dall’inizio, doveva essere un governo istituzionale, non un’alleanza politica coi Cinque Stelle”, è la scusa che l’ex segretario, secondo diversi retroscena, sarebbe pronto a utilizzare per far cadere il governo al momento opportuno.

I gruppi parlamentari del PD infatti li controlla ancora lui, e la volontà di fondare il suo partito è viva e vegeta, nonostante i sondaggi lo stimino a cifre molto basse, attorno al 5 per cento.

Il nuovo governo giallorosso permetterebbe insomma a Renzi di prendere tempo, organizzarsi, e al momento giusto dare il colpo di grazia al PD (ma anche ai Cinque Stelle) per drenare voti da entrambi i partiti e lanciarsi con la sua nuova formazione politica.

Zingaretti è sul chi va là, sa di non potersi fidare, ma al momento non ha alternative: la base dem e i parlamentari vogliono l’accordo coi Cinque Stelle.

Resta da vedere chi, in uno scenario come quello tratteggiato, sarebbe poi pronto a seguire Renzi (anche tra i suoi parlamentari) in un’operazione di quel genere.

Zingaretti spera che, col tempo, anche nelle fila renziane prevalga il senso di responsabilità e che l’ex premier si ritrovi nei panni di un generale senza esercito.

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