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Preservativi e malattie veneree, la replica di Mario Adinolfi a TPI

La risposta di Mario Adinolfi all'articolo di TPI sulla sua posizione riguardo l'uso dei preservativi e il sesso occasionale

Di Mario Adinolfi
Pubblicato il 14 Gen. 2019 alle 19:55 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 09:32
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Immagine di copertina

Caro Giulio Gambino, direttore di The Post Internazionale (TPI), testata piuttosto nota del mondo del web giornalismo: il tuo sito ha avuto in pagina per ore un articolo che mi riguardava. Mi attribuiva una dichiarazione surreale che era diventata nelle mani del tuo titolista un virgolettato acchiappaclick: “Adinolfi: ‘No al preservativo. Chi fa sesso occasionale è giusto che contragga malattie'”.

Sparato l’articolo con questo titolo, in pochissimo tempo sulla pagina facebook il pezzo otteneva duemila like e centinaia di commenti, ovviamente contenenti pesantissimi insulti contro di me, la mia famiglia, mio padre e mia madre, mia moglie, le mie figlie, a vario titolo chiamati ad essere corresponsabili del mio modo di essere e delle mie dichiarazioni. Piccolo particolare, sono dichiarazioni che non ho mai fatto. Altro particolare, non tanto piccolo ma gravissimo, che quelle dichiarazioni non fossero mai state rese era chiaro leggendo l’articolo di TPI, che infatti non le conteneva.

L’articolo era totalmente sconclusionato, era un riassunto fatto male di altri riassunti di un’intervista radiofonica (e quindi per fortuna registrata), in cui avevo parlato di Aids elogiando l’attività antidiscriminatoria compiuta dal deceduto professor Aiuti ai tempi in cui i sieropositivi venivano rappresentati anche negli spot istituzionali come persone circondate da un alone viola.

L’articolo di TPI s’era perso completamente la parte su Aiuti e riteneva che io mi fossi autoelogiato per l’attività contro la discriminazione dei malati di Aids. Vabbè, insomma, un grande pasticcio scritto da un incompetente ideologizzato oltre che ciuccio e anche una bella esemplificazione di come si imbastisce una fake news.

Vedi caro direttore tu, dopo un mio rimbrotto pubblico rivolto a Stefano Mentana che ha cointeressenze in TPI, ti sei scusato e mi hai chiesto di scrivere per precisare. Non ho nulla da precisare, è ovvio che io quelle parole non le ho pronunciate e è ovvio che non si fanno titoli con parole che non sono state pronunciate, come è ovvio che bisogna mettere un minimo di accuratezza anche nello scrivere un pezzo a tesi o di character assassination, non si possono inventare panzane. Quindi, incidente chiuso. L’articolo è stato rimosso dalla pagina Facebook di Tpi e pubblicato con titolo modificato solo sul sito web. Bene, così.

Il tema, però, caro direttore, va oltre me. Questo brutto incidente ci insegna qualcosa sugli effetti di questo tipo di errore. Il vostro articolo è stato immediatamente ripreso, perché il titolo era falso ma certamente d’impatto, da centinaia di pagine Facebook e altre testate. Ora e per sempre io mi dovrò difendere per frasi che non ho mai pronunciato: da Gayburg a Nanopress passando per SoloGossip e arrivando fino al paludato Mattino, solcando la rete si trovano pagine per centinaia di migliaia di click che fanno lo stesso titolo vostro. Con ogni probabilità l’incredibile dichiarazione finirà anche nella pagina wikipedia relativa alla mia biografia. Devi sapere che ci sono manine silenziose che aggiornano la mia pagina con qualsiasi contenuto possa andare a mio detrimento.

Caro direttore, i link come quelli del pezzo che tu hai pubblicato ripreso da altra testate con lo stesso titolo totalmente inventato diventano per wikipedia “fonti” e legittimano il lavoro delle manine silenziose. Così il falso diventa vero e perdipiù indelebile. Infatti chiunque voglia sapere qualcosa su Mario Adinolfi fa una ricerca che si pare con la mia pagina Wikipedia che è considerata verità forgiata nel fuoco e invece è zeppa di falsità, inesattezze, selezione accorta di fatti distorti utili a fornire un’immagine complessiva colorata negativamente. Il tutto grazie alle fake news diramate esattamente con il metodo esemplificato da TPI.

Questo non è un problema personale, è in realtà una drammatica questione collettiva che interroga la comunicazione via web. Quando il papà di Stefano si lamenta perché il lettore medio via internet non sa neanche sopportare la lettura di trenta righe sul suo Open dimostra di non aver compreso che il giornalismo via web è una giungla, purtroppo attraversata da poca luce che deve contrastare il buio delle fake news, spesso persino inconsapevoli, rinunciando invece alla enorme occasione del confronto tra le opinioni differenti.

Prendiamo quel che io ho detto veramente nell’intervista che invece il tuo titolista ha voluto trasformare in burletta di un pazzoide. Io sono un cattolico praticante e sono contrario all’utilizzo dei metodi anticoncezionali artificiali: pillola, preservativo, spirale, diaframma e chi più ne ha più ne metta. Esistono metodi naturali interessanti rispetto ai quali la Chiesa non esprime contrarietà. Non obbligo nessuno ad avere gli stessi miei convincimenti religiosi, chiedo semplicemente rispetto per gli stessi, non in quanto miei, ma in quanto contenuti nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Nella quale ripongono la loro.

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