Crisi d’agosto in casa Cinque Stelle: in gioco c’è l’identità del Movimento

Con il voto su Raggi e sulle alleanze politiche con i partiti tradizionali scricchiolano gli ultimi due principi di Beppe Grillo. Il movimento sta cambiando pelle?

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Ago. 2020 alle 09:02 Aggiornato il 13 Ago. 2020 alle 09:48
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Immagine di copertina
Virginia Raggi e Beppe Grillo Credits: ANSA

M5S e il voto su Rousseau: da movimento a partito?

La crisi agostana quest’anno è interna al Movimento Cinque Stelle. Alla vigilia di Ferragosto i pentastellati si dividono su due questioni fondamentali: la deroga al limite dei due mandati per i consiglieri comunali e il via libera alle alleanze con i partiti tradizionali nelle elezioni amministrative. Due nodi sui quali il capo politico Vito Crimi ha chiesto di votare sulla piattaforma Rousseau oggi e domani e il cui responso si saprà il 14 sera. In gioco c’è l’identità del Movimento, perché in pratica in due mosse si trasformerebbe definitivamente in partito.

Il caldo dell’estate potrebbe portare infatti con sé, passando anche quasi in sordina, tutte quelle regole politiche da sempre rifiutate dai Cinque Stelle, che si definivano “lontani dai partiti tradizionali e dalla casta”. Quelle che si stanno cercando di abbattere sono due delle roccaforti tanto difese da Beppe Grillo: in pratica, con due clic, il doppio mandato verrebbe superato e alle elezioni regionali – in Liguria, ma anche su altri territori – il simbolo a cinque punte verrebbe affiancato da quello del Pd e le alleanze con i partiti diventeranno realtà.

Raggi di sole

La miccia scatenante è un gesto che viene visto come un escamotage: la deroga studiata ad hoc per la ricandidatura della sindaca di Roma Virginia Raggi, dopo il ‘Daje’ di Grillo. La modifica del mandato zero dei consiglieri comunali, se approvato, consentirebbe infatti alla Raggi di ricandidarsi per il M5S, superando il tetto dei due mandati (dal momento che ha svolto il suo primo mandato da consigliere comunale tra il 2013 ed il 2015). A creare il malcontento generale è l’estensione di questa deroga a tutti i politici.

Secondo Crimi, “un eventuale cambiamento non è da intendersi come una deroga o passo indietro sui nostri principi, ma il riconoscimento di una realtà di fatto, che può aiutarci a crescere, maturare e migliorarci”. Ma non sembra essere così nelle fila del Movimento, dove la tensione è altissima. Fonti M5 si sono sfogate con l’agenzia di stampa Adn Kronos: “Mandato zero? Pura ipocrisia. Il limite del secondo mandato muore con la ricandidatura di Virginia Raggi. Dopo il mandato zero, si inventeranno il mandato meno uno?”.

Gli schieramenti

Ma in questo caos generale, chi sta con chi? A favore della votazione c’è senz’altro Davide Casaleggio, che ha stretto un patto con la Raggi, anche se non vorrebbe cambiare la regola dei due mandati per tutti. E poi Alessandro Di Battista, che tifa per un bis di Virginia e non ha bisogna di deroghe ulteriori per se stesso.

Dello schieramento opposto fanno invece parte tutti gli scontenti che hanno già corso due volte. Contro la decisione di sottoporre la questione agli iscritti in questo momento si è schierato anche Enrico Stefano, esponente del M5s a Roma, dal 2013 in Assemblea Capitolina, che si dice contrario alla ricandidatura di Virginia Raggi. “Oggi c’è una regola nel MoVimento, giusta o sbagliata, ma c’è. Vogliamo aprire una riflessione su questa regola? Sicuramente ce ne sarebbe bisogno, e io non sono una persona dogmatica ma assolutamente pratica. E sono d’accordo che debba essere rivista. Ma non a dieci mesi dalla tornata elettorale e quando si è coinvolti in prima persona. Sindaci che proposero la stessa cosa qualche anno fa furono cacciati dal MoVimento e accusati di poltronismo, mi chiedo, cosa è cambiato oggi?”, scrive Stefano su Facebook.

Tra i contrari ci sono anche tutti i “puristi”, legati ai principi con cui è nato il Movimento. Tra questi, Stefano Buffagni, il vice ministro dello Sviluppo economico, molto critico nei confronti delle modifiche d’agosto: “Si fanno piccoli cambiamenti poco a poco, com’è stato sulla tv, sui mandati da non interrompere, sulle alleanze da non fare, spingendo gli iscritti – anche quando la scelta viene rimessa alla rete – ad accettare senza batter ciglio quelli che un tempo venivano ritenuti peccati mortali”, scrive in un post. E poi conclude: “Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli”.

Comunque andrà questa votazione, segnerà un punto di non ritorno per i Cinque Stelle. Qualcuno si chiede se agli Stati Generali “si giocherà a briscola”. Più probabilmente i pentastellati dovranno interrogarsi in preda a una crisi d’identità.

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