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Caos nel M5s, 35 parlamentari pronti al no a Draghi: “Umiliati sulla lista dei ministri”

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Che il M5s fosse spaccato sul sostegno al Governo Draghi era stato già certificato dall’esito della votazione sulla piattaforma Rousseau: quel 40 per cento di no tra gli iscritti era il segno di una divisione interna destinata a lasciare numerosi strascichi. Dopo che ieri sera Draghi ha comunicato la lista dei ministri (qui tutti i nomi), il malumore dei malpancisti sarebbe esploso.

Secondo quanto riporta Emanuele Buzzi in un retroscena sul Corriere della Sera, sulle chat interne dei grillini ieri sera proliferavano messaggi di sdegno per le scelte fatte da Draghi. C’è chi parlava apertamente di una “umiliazione” per il Movimento, chi sosteneva che i pentastellati fossero stati “asfaltati”.

Il motivo principale ha a che fare con i rapporti di forza tra i partiti: sebbene il Movimento Cinque Stelle abbia la maggioranza relativa in parlamento, da Draghi ha ricevuto solo un ministero in più rispetto alle altre forze politiche. Inoltre, lamentano i dissidenti, si tratta in certi casi di ministeri di scarso peso, come quelli attribuiti a D’Incà e Dadone.

Secondo quanto riporta il Corriere, ci sarebbe già una fronda composta da 25 deputati e 11 senatori, che organizzeranno una riunione online per valutare il no in parlamento a Draghi, a partire dal voto di fiducia previsto per martedì. Di sicuro, nei prossimi giorni, potrebbero registrarsi le prime uscite dal Movimento, con almeno 2 senatori e 8 deputati pronti a lasciare.

Il fronte del no a Draghi vede come riferimento Alessandro Di Battista, che ha già lasciato il Movimento, ma anche big interni come Danilo Toninelli e Barbara Lezzi. Nelle prossime ore potrebbero registrarsi già forti scossoni.

Leggi anche: 1. Da Dell’Utri a Bontate: il curriculum di Berlusconi ci impone di dire No al nuovo governo (di A. Di Battista) /2. Torna a casa Lassie, torna a casa Renzi: ecco su cosa si combatterà la sfida del prossimo anno nel Pd / 3. Nadia Urbinati a TPI: “La reputazione di Draghi è un passaporto, ma in Parlamento non basterà” /4. La mossa di Grillo: sì a Draghi in cambio del ministero ecologico (e con Conte leader 5s)

 

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