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“Dobbiamo essere liberi di definirci fascisti”, la frase shock del dirigente di Fratelli d’Italia (FdI)

A pronunciare queste parole è stato Checco Lattuada, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Busto Arsizio, parlando della Commissione Segre

Di Anna Ditta
Pubblicato il 23 Nov. 2019 alle 19:52
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Immagine di copertina

“Dobbiamo essere liberi di definirci fascisti”, la frase shock del dirigente di FdI

“Si deve essere liberi di poterci definire fascisti”. Checco Lattuada, dirigente di Fratelli d’Italia (FdI) a Busto Arsizio, ha pronunciato queste parole in un’intervista in cui parla della Commissione contro i crimini d’odio voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e recentemente finita sotto scorta a causa delle centinaia di minacce che riceve ogni giorno.

In Italia la ricostituzione del partito fascista è vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e l’apologia del fascismo è un reato.

Ma questo non sembra importare Lattuada, coordinatore cittadino di FdI a Busto Arsizio che ha dichiarato a Malpensa24: “La mia area politica si trova spesso ad avere a che fare con il reato d’opinione, che è una cosa del tutto opinabile, anzi, sembra che gradualmente sempre di più ogni cosa che non sia allineata con il pensiero unico e con la mentalità dominante sia passibile di sanzione, addirittura penale. Per noi è un assurdo, nel terzo millennio. La regolamentazione della libertà di parola è fumosa, discrezionale e contraddittoria. Penso ai casi che mi hanno toccato personalmente, ma anche a quelli sulle commemorazioni di Sergio Ramelli o dei caduti della Repubblica di Salò, in cui vengono fuori bufere mediatiche che poi però sfociano spesso in assoluzioni o condanne ridicole”.

L’esponente di Fratelli d’Italia spiega che “è un’idea che ci frullava in testa da un po’ di tempo, prima dell’istituzione della commissione Segre”, tuttavia, la questione della commissione secondo lui “dimostra tutta l’attualità di questa problematica”.

“C’è il tentativo di una certa fazione, del cui modo di pensare anche la capitana Rackete è un epigono, di mettere a tacere, anche a suon di leggi, le opinioni diverse”, sostiene Lattuada. “Ma si deve essere liberi di poter dire ‘sono fascista’ e di esprimere un giudizio su un periodo storico, se questo non trascende in azioni violente e in organizzazioni: questa è libertà, che in questo momento storico non è sancita”.

Sulle parole dell’esponente FdI è intervenuto Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu, che ha dichiarato: “Da tempo sostengo che Fratelli d’Italia dovrebbe cambiare nome in Fascisti d’Italia, date le posizioni nostalgiche, apertamente razziste e fasciste di molti suoi esponenti. E quando leggo che i dirigenti di quel partito a Busto Arsizio affermano ufficialmente che ‘si deve essere liberi di dire ‘sono fascista’, la mia convinzione trova conferma. Con tanti saluti alla Costituzione e ai valori della Resistenza che sono alla base della nostra Repubblica”.

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