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Salvini che si paragona a Liliana Segre è la minimizzazione più imbarazzante del Capitano

Salvini che si paragona a Liliana Segre, per storia e per dolore, è una delle affermazioni più imbarazzanti uscite dalla bocca del Capitano. Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 8 Nov. 2019 alle 20:57 Aggiornato il 8 Nov. 2019 alle 20:59
Immagine di copertina
Matteo Salvini e Liliana Segre

Le parole sono importanti, diceva quello, e sono importanti soprattutto quando vengono usate per dire qualcosa d’altro da quello che sembrano dire. “Anche io ricevo minacce, ogni giorno. Le minacce contro la Segre, contro Salvini, contro chiunque sono gravissime”, ha detto ieri Matteo Salvini commentando la scorta assegnata a Liliana Segre, un’ex deportata a Auschwitz che nemmeno nel 2019 può sentirsi sicura. Mica a Auschwitz. In Italia. Nel 2019. Nell’Italia in cui il rampante Salvini è una figura di spicco, ottimo interprete politico di questo tempo bavoso di odio e di violenza. Ma nelle parole di Salvini, a volerle leggere bene, rifiutandosi di ascoltarle inermi (o peggio ancora, plaudenti) c’è dentro lo spirito della sua propaganda. Tutto.

C’è l’ego. Un ego smisurato, profondo, che però non è allineato a grandi aspirazioni: l’egomania di Salvini tende a atterrire tutto il mondo che gli sta intorno alle sue sterili vedute, alla sua polenta con il ragù, ai suoi slogan da lanzichenecco pubblicitario e all’indole piatta di alcuni suoi sostenitori.

Mentre tutto il mondo pensando alla Segre non riesce a non pensare ai campi di concentramento o alle deportazione o al pericoloso ritorno della ferocia di quel tempo, Salvini vede nel fatto di cronaca il suo piccolo cortile e gli urlatori contro di lui, le sue bagattelle da politicante e le sue risse astutamente innescate: dove gli altri vedono carrozze piombate e tatuaggi sulle braccia, Salvini vede i messaggi privati del suo profilo Facebook.

La minimizzazione. Quella che usa ogni volta dappertutto. Quella che qualcuno percepisce come “vicinanza alla gente” quando invece è solo la furbizia di abbassarsi ogni volta agli sfinteri: Salvini che si paragona a Liliana Segre, per storia e per dolore, è una delle affermazioni più imbarazzanti uscite dalla bocca del Capitano.

Il suo trucco (che non durerà a lungo) è quello di rendere gravissimi episodi minimi (quelli che servono per certificare le sue tesi) e rendere minimi eventi enormi (quelli che appannano i pregiudizi della sua propaganda). Quando ci si renderà conto di come è facile diventare “minimi” per il leader leghista saranno in molti a temerlo e a rifiutarlo.

E poi c’è tutta la sua mancanza di cultura, la mancanza di sensibilità e sfumature e l’inettitudine di fronte alla complessità: in una sola frase Salvini riesce a rendere perfettamente la sua statura politica e la tiepidezza della sua temperatura emotiva. A volte basta una frase. E ascoltarla bene, con attenzione.

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