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Il leghista Romeo: “Il ddl Zan risponde a logiche di mercato, vogliono vendere smalti agli uomini”

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Credit: ansa foto
Fallita ogni mediazione sul ddl Zan, si va allo scontro nell’aula del Senato. La discussione in Senato del disegno di legge contro l’omotransfobia a prima firma del deputato Pd Alessandro Zan, già approvato dalla Camera lo scorso 4 novembre, inizierà martedì alle 16.30. Confermata ieri in Aula la scelta già presa nella conferenza dei capigruppo dalla maggioranza favorevole al testo (Pd, Leu, 5 Stelle e Italia viva). La proposta del centrodestra (Forza Italia e Lega), era invece di rimandare il voto al 20 luglio, ma è stata respinta.Come ha annunciato fin dal mattino il capogruppo Davide Faraone, anche Italia Viva – pur esprimento numerose riserve – ha votato a favore della calendarizzazione al 13 luglio. Sì anche dalla capogruppo autonomista Julia Unterberger. Contrario, invece, il centrodestra unito. “All’interno di Forza Italia esistono sensibilità diverse rispetto a questo testo, e per questo abbiamo chiesto che non venisse catapultato dalla Commissione – dove siamo in fase di audizioni – all’Aula nel giro di una settimana. In questo modo si costringe l’Aula a votare il testo senza poter presentare emendamenti”, ha detto la capogruppo degli azzurri in Senato Annamaria Bernini, chiedendo di rimandare la data della discussione.Dopo Bernini ha preso la parola il capogruppo di Fratelli d’Italia Luca Ciriani, che ha chiesto di eliminare del tutto il ddl dal calendario dei lavori: “Non servono mediazioni al ribasso, il testo va modificato nella sostanza.

Dopo altri interventi, ha preso la parola Massimiliano Romeo. Per il capogruppo leghista la fluidità gender che i giallo-rossi vogliono introdurre è legata al marketing: “L’obiettivo del Ddl Zan è introdurre la fluidità sessuale per rispondere a logiche di mercato. Lo sappiamo tutti che con il genere neutro è più facile vendere smalti anche agli uomini. Lo sappiamo tutti che è così, questa la verità”, ha detto in Aula scatenando la bagarre. Le sue parole hanno avuto eco anche fuori dal Senato e sono diventato oggetto di molti commenti critici sul web.

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