“Non ci può essere libertà se non si può essere razzista”: il post shock del consigliere leghista

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 7 Lug. 2020 alle 12:58
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Immagine di copertina

“Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista”, lo scrive su Facebook Matteo Gazzini, esponente della Lega a Bolzano e, come lui stesso si definisce, “coordinatore della Lega negli Usa”. A quanto pare un uomo di fiducia del Carroccio. Gazzini è stato candidato alla Camera dei Deputati nelle Politiche del 2018, nella circoscrizione estero, senza fortuna. Così come invano ha tentato anche l’avventura alle Europee dello scorso anno, pure quella finita senza elezione.

Il suo post su Facebook ha scatenato non pochi sfottò sui social che lo stesso Gazzini ha incassato a fatica, tanto da dover chiarire solo oggi, 7 giugno, che in realtà trattasi di una provocazione.
L’esponente leghista, nel suo post espone un vero e proprio corto circuito. “Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista. Il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile”. Senza considerare che è proprio il razzismo a creare discriminazione, motivo per cui va estirpato e condannato.

Ma il leghista, non pago, specifica meglio le sue opinioni in uno dei commenti: “A scanso di equivoci polemici, il razzismo è un male” ma “nonostante questo, rimane un’opinione personale”. Avranno certamente provato a spiegare a Gazzini che il razzismo non è e non può essere definita come una personale opinione. E che se ancora oggi, nel 2020, un politico che gode di una anche minima visibilità espone a cuor leggero di queste teorie sui social, commette un errore più grande di quello che si pensi.

La vicenda si chiude con l’ultimo post pubblicato da Gazzini, che non cambia di molto la situazione:

“Un mio post riguardante il razzismo e la discriminazione è stato sapientemente strumentalizzato da persone in mala fede. Tale post voleva provocatoriamente sottolineare che di per sé un’opinione razzista, sebbene deprecabile, non sia reato. Nei paesi liberi esiste la libertà di opinione (art. 21 Cost.) garantita addirittura costituzionalmente. Sottolineavo invece che il reato scatta quando l’opinione razzista sfocia nella discriminazione o altre condotte illecite, ed oltretutto avevo pure aggiunto che tale cosa era inaccettabile. Cosa invece preoccupante sono le fake news di odio riguardante un post che invece vuole fare solo ragionare…”

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