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“Io, ex M5S, vi dico che se il kit segreto di Casalino è finito in mano ai media è stato per dare un chiaro messaggio interno”

Il commento di Lorenzo Tosa, ex responsabile comunicazione dei Cinque Stelle in Liguria

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 17 Gen. 2019 alle 17:58 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 09:32
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Immagine di copertina
Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte. Credit: ANSA/ GIUSEPPE LAMI

La cosa sconvolgente del “kit” 5 Stelle per l’indottrinamento degli eletti non è il fatto che qualcuno della comunicazione l’abbia scritto, né che sia stato “rinvenuto” (diciamo così) su un divano di Montecitorio. No, la cosa inquietante – e ve lo dico per conoscenza diretta – è che nella stragrande maggioranza dei casi quelle sei misere paginette settimanali (note all’interno del M5S come “schede comunicazione”) sono l’unica ed esclusiva fonte di informazione alla quale si abbeverano centinaia di parlamentari e alcuni pochi fortunati consiglieri regionali del cerchio magico.

I vertici della comunicazione lo considerano da sempre materiale infiammabile e da maneggiare con cura. Raramente viene divulgato, quasi mai fuori dal Parlamento, e sempre tra pochi, selezionati, fedelissimi, spesso su esplicita richiesta dell’interessato.

Per questo, se quel kit è arrivato nelle mani dei giornalisti non è né un caso, né un incidente, né una fatale dimenticanza, ma un messaggio chiaro e preciso. E pesa, negli equilibri interni, più di qualsiasi rivelazione o soffiata anonima.

Non solo perché rivela nel dettaglio le reali strategie comunicative dei 5 Stelle e l’insofferenza verso l’alleato leghista, ma perché racconta, più e meglio di qualunque sofistica analisi socio-politica, il background culturale di un partito che ha basato tutto il proprio consenso su slogan da baci Perugina. Lo sapevate, lo sapevamo tutti. Ora è scritto lì, nero su bianco, quasi fosse una confessione.

Ogni volta che sentite parlare in tv un grillino, quello che dice arriva al 90 per cento da quelle schede, lette e mandate a memoria come preghiere, in una sorta di versione aggiornata degli auricolari di Ambra Angolini.

A parte rare eccezioni, il grillino medio dovete immaginarvelo un po’ come un bambino di terza elementare che di colpo si ritrova tra i banchi di una terza liceo. Spesso non ha neppure la più vaga idea di quello di cui sta parlando, al di fuori di quelle poche pagine che ha ripassato sino a pochi minuti prima della messa in onda.

Non c’è un approfondimento, una conoscenza diretta o indiretta del problema, un’infarinatura, anche per sommi capi, del passato del nostro Paese. Come se la storia italiana fosse cominciata nel 2013, con l’entrata del Movimento 5 Stelle in Parlamento. Prima di quella data, tabula rasa, il vuoto spettrale, inquietante, tipico delle sette o dei fascismi. E la cosa bella è che te lo confessano pure apertamente, senza un briciolo di pudore o vergogna.

Nella retorica grillina, il “portavoce” politico non è tenuto a conoscere e a sapere ma a portare nelle istituzioni quei valori di onestà e pulizia di cui si sono ammantati e che rivendicano come esclusivi. E, se provi ad alzare un sopracciglio, la risposta è sempre la stessa: “Abbiamo visto cos’hanno fatto i competenti!”.

La verità è che, al massimo, noi lo abbiamo visto. Molti di loro non hanno la più pallida idea di “cos’hanno fatto i competenti”, semplicemente perché, prima di pescare un gratta e vinci da quasi 1 milione di euro per 5 anni, non si occupavano di politica, semmai annaspavano in lavoretti da 500 euro al mese, in sostituzioni di maternità, in imprese familiari avventurose e fallimentari.

Era il popolo delle partite iIva povero e rabbioso, da 3mila euro netti all’anno (nei casi più fortunati), genericamente incazzato con questo o con quel governo, pur di non ammettere l’unica, inconfessabile, verità: che la colpa era solo ed esclusivamente loro. È a questa classe politica di miracolati e peones che si rivolgono, ogni settimana, quelle schede comunicazione.

Con la testarda illusione, oggi tristemente diventata realtà, che bastino 6 pagine per colmare un vuoto di centinaia di libri non letti, di viaggi non fatti, di eventi sconosciuti, di diritti ignorati, su cui poggiano le fondamenta ideologiche del Movimento 5 Stelle.

Quello che non è scritto in quelle schede non esiste. Semplicemente viene censurato dal campo di distorsione della realtà dei grillini, come se, ignorando un fatto, e ogni sua possibile complessità, questo potesse come per magia scomparire. E allora non ti stupisci più di fronte ai “ponti vivibili” e ai tunnel fantasma di Toninelli, alle ripetute gaffe di Di Maio, alle dichiarazioni lunari di Laura Castelli sullo spread, alle intollerabili semplificazioni di Di Battista sull’Africa e sull’immigrazione (No, aspettate, questa è farina del suo sacco, se l’è portata da casa).

Quel kit comunicazione è diventato così, suo malgrado, la fotografia perfetta di quello che è diventato oggi, o forse è sempre stato, il grillismo: superficiale, facilone, ignorante, qualunquista. E di un’arroganza senza limiti.

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