Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 07:31
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Politica

L’irresistibile antipatia di Matteo Renzi (di S. Lucarelli)

Immagine di copertina
Credit: ANSA/FABIO FRUSTACI\Non è l'arena'

Essere simpatici non è una dote necessaria, specialmente se è ormai evidente che il futuro sarà più dalle parti del Golfo Persico che in qualche palazzo della politica. Lo sa bene, Matteo Renzi, che la carta della simpatia l’ha scartata da un pezzo, assieme a quella della coerenza e dell’affidabilità, in questo sgangherato poker che gioca ormai da un po’, col peggior avversario che possa avere: se stesso. Ma perché, al di là dell’orientamento politico e delle sue strategie, Matteo Renzi riesce a suscitare un’antipatia così irresistibile e trasversale? Partiamo dalle azioni legali. Ognuno è libero di rivolgersi a un giudice quanto vuole, ma lui va puntualmente oltre, conia hashtag coatti, rilascia comunicati come se l’azione civile, di per sé, fosse già una specie di ragione acquisita oltre che un guanto di sfida buttato lì, sulle tavole del palcoscenico, in modo che tutti ammirino il suo spirito battagliero.

E non importa che, ad oggi, nessuna delle sue più sbandierate azioni civili sia ancora arrivata a una prima sentenza. A lui importa far sapere che chiede risarcimenti, contando sul fatto che molti giornali – soprattutto se piccoli – sono più sensibili al portafogli che al casellario giudiziario. A lui basta che sul nemico ricada l’onta pubblica (o meglio quella che lui ritiene tale) del “denunciato”. E anche in questo, riesce ad essere più odioso di chiunque si rivolga alla legge, perché lo fa da sbruffone, da gradasso, da quello che “lo dico ad alta voce così si spaventano pure gli altri”. È poi irresistibilmente antipatico, Matteo Renzi, per quell’aria di eterna sufficienza mista a disprezzo con cui “risponde” a qualunque giornalista provi anche solo a metterlo in difficoltà.

Basta una domanda ficcante perché si rivolga a chi chiede come fosse l’amico scemo del calcetto, rispondendo a una domanda con una domanda, cambiando tema, utilizzando la tecnica “spray al peperoncino” del “questo lo dice lei”: dici a un giornalista che “Bin Salman non è con certezza il mandante dell’omicidio Khashoggi, questo lo dice lei” e quello è frastornato, di fronte a una risposta tanto arrogante, arretra. Alza le mani. È irresistibilmente antipatico, Matteo Renzi, perché ogni sua dote l’ha trasformata in difetto. Soprattutto quell’ironia iniziale che, nel tempo, dopo le sconfitte, è diventata un sarcasmo acido da perdente livoroso.

Perché tratta tutti – colleghi e non – con una familiarità che non ha nulla a che fare con l’empatia, ma molto con un’idea grandiosa di sé: nessuno è più in alto di me nella gerarchia di chi conta, nessuno merita la mia giusta distanza. E così, quando parla di potenti, abusa di “name dropping” (“Biden? Beh, JOE è un amico saggio!”. “Il principe? E’ un mio amico!”) oppure chiama (ai tempi) il ministro Bellanova “Teresa”, come a dire che il suo ruolo è quello di sua amica, prima che di ministro. È irresistibilmente antipatico, Matteo Renzi, perché ammanta di idealismo l’ambizione, di preoccupazione per il futuro del paese la vocazione a distruggere quel che non può governare. Perché mentre gli italiani non possono andare a trovare un parente fuori comune e la sua famiglia è in quarantena, lui se ne va a vedere il Gran Premio nel Bahrein. Tra parentesi, altro paese in cui si mettono a tacere attivisti, difensori dei diritti umani, donne che osano protestare e oppositori. Ma già, “questo lo dico io”, direbbe l’irresistibilmente antipatico.

Leggi anche: 1. Conflitto d’interenzi (di Giulio Gambino) / 2. Quel rapporto con il principe d’Arabia Saudita: la crociata di Renzi sui servizi ora diventa sospetta (di Luca Telese) / 3. Se Renzi vivesse in Arabia Saudita (di Selvaggia Lucarelli) 4. 5 domande a cui Matteo Renzi deve rispondere (a un giornalista) / 5. Decapitazioni in piazza, attivisti frustati, civili bombardati: ecco l’Arabia Saudita di Renzi “culla del Rinascimento” / 6. Omicidio Khashoggi, la fidanzata Hatice Cengiz a TPI: “Pensavo che l’Occidente si sarebbe battuto, invece ho trovato reticenza”

 

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Letta ha chiuso ai 5S perché temeva la figura di Conte (di M. Tarantino)
Opinioni / Quel Movimento, per come lo abbiamo conosciuto, non esiste più (di M. Contigiani)
Opinioni / Il nuovo fango elettorale è per le “mogli di”: se sei donna attenta a fare politica come tuo marito
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Letta ha chiuso ai 5S perché temeva la figura di Conte (di M. Tarantino)
Opinioni / Quel Movimento, per come lo abbiamo conosciuto, non esiste più (di M. Contigiani)
Opinioni / Il nuovo fango elettorale è per le “mogli di”: se sei donna attenta a fare politica come tuo marito
Opinioni / O Draghi o morte: il Pd ha deciso di suicidarsi in nome di una figura che non c’entra nulla con la sinistra (di G. Gambino)
Opinioni / Caro Letta, la sinistra non si fa con la destra (di R. Bertoni)
Opinioni / Ecco perché ai giovani lasceremo in eredità un mondo migliore (di D. De Masi)
Opinioni / Una nuova visione del mondo: per salvare il Pianeta dobbiamo cambiare il modello sociale ed economico (di G. Gambino)
Opinioni / Non le basta vincere: Meloni vuole pure i pieni poteri per cambiare la Costituzione (di M. Ainis)
Opinioni / L’abitudine al male e la feroce indifferenza di chi non ha fermato l’omicidio di Alika
Opinioni / Lavoro e Ambiente: ecco il nostro programma elettorale (di N. Fratoianni)