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Home » Politica

Draghi al meeting di Rimini: “Italia grande Paese, ce la farà con qualsiasi governo”

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Draghi ha tenuto il suo discorso al meeting di Rimini. L’evento ha messo insieme tutte le forze politiche in gara per le elezioni, o quasi: sono stati esclusi il Movimento 5 Stelle e Unione Popolare.

Il premier dimissionario ha elencato quelli che secondo lui sono stati i grandi successi del suo governo: dai mutui garantiti dallo Stato ai giovani alla contrazione del debito pubblico rispetto al Pil, che secondo il banchiere centrale non sarebbe solo dovuta all’inflazione.

L’Italia avrebbe anche conosciuto il tasso di occupazione più elevato dal 1977 grazie al suo operato, ma, deve ammettere il Presidente, “il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da salari molto bassi e precarietà diffusa.”. Ha menzionato poi il suo tentativo di mettere un tetto al prezzo del gas, ora messa in stand by in al consiglio europeo.

Ovviamente non ha dato indicazioni di voto, ma nella proclamazione della sua politica durante l’ultimo anno e mezzo si intendevano velati giudizi sui programmi dei suoi ex partiti di maggioranza. Ha parlato del fisco: “eliminare ingiustizie e opacità non vuol dire aumentare le tasse” (sguardi verso il centro sinistra?) e ha fatto l’esempio della riforma del catasto, che rivaluterà il parco immobiliare italiano, e così anche le tasse sulla casa. Ha anche parlato della guerra in Ucraina e della posizione ferma che l’Italia deve avere di fronte a Putin. Nello stesso meeting Salvini aveva espresso delle perplessità riguardo alle sanzioni alla Russia.

“La credibilità interna va di pari passo con la credibilità internazionale. Il nostro debito pubblico è detenuto per il 25% da investitori esteri.” continua Draghi “Il posto dell’Italia è al centro dell’Unione Europea, ancorato nel patto atlantico.”. Loda poi gli italiani, il Terzo Settore e gli insegnanti per la loro accoglienza ai profughi ucraini. Infine, apprezza l’appoggio incondizionato di tutta la maggioranza e FdI all’invio di armi: “Non possiamo definirci europei se non siamo pronti a difendere la dignità dell’ucraina e dell’Europa”.

Si è rallegrato poi per le buone relazioni industriali, nostalgico dell’esperienza di unità nazionale: “Il confronto con le parti sociali e i sindacati è stato particolarmente importante. Dalla gestione della pandemia, all’impegno contro le morti sul lavoro alla stesura dei provvedimenti contro il carovita”.

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