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Forciniti (M5s) a TPI: “Compatti nel no a Draghi, con lui la vittoria dell’austerity”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 3 Feb. 2021 alle 11:55 Aggiornato il 3 Feb. 2021 alle 12:36
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Immagine di copertina

Dopo una giornata di intense consultazioni che sono andate avanti fino alle 17, il presidente della Camera Fico ieri è salito al Quirinale per riferire a Mattarella l’esito del mandato esplorativo. Il capo dello Stato, preso atto delle divergenze insormontabili tra i componenti della ex maggioranza di Governo, ha convocato per questa mattina (ore 12) al Quirinale Mario Draghi, a cui conferirà l’incarico di formare un nuovo esecutivo. Una strada in salita si apre per l’ex numero uno della Bce – qualora accettasse l’incarico – almeno stando alle dichiarazioni dei grillini e confermate dal deputato Francesco Forciniti a TPI:

Partiamo dalla giornata di ieri: la missione esplorativa di Fico ha fallito. Come M5s avete qualcosa da recriminarvi sulle trattative?
Il Movimento si è seduto al tavolo a testa alta con l’atteggiamento giusto, senza l’intenzione di cedere a ricatti pericolosi per il Paese. Piuttosto credo che sia stato inutile riaprirlo il tavolo, perché Renzi aveva in ogni caso già deciso per la rottura.

Cosa pensa delle accuse e contro accuse che si sono susseguite con Renzi?
Penso che sia chiaro a tutti gli italiani che Renzi ha avuto fin dal primo momento l’obiettivo di rendere la vita difficile a questo governo. La nascita di Italia Viva, il clima di quotidiana tensione alimentato con ogni pretesto, i ricatti, le minacce, fino all’epilogo che lui aveva già in mente da mesi. Era un disegno finalizzato a eliminare Conte dalla scena politica. Un piano politico sulla pelle di milioni di cittadini nel momento più drammatico della storia repubblicana. Follia pura.

C’era qualcosa su cui si poteva cedere?
Al contrario, secondo me siamo stati fin troppo tolleranti nei confronti di Renzi in questo anno e mezzo. Gli abbiamo permesso di mettere veti su nostri provvedimenti “bandiera”, di disattendere impegni politici precisi presi con le altre forze di maggioranza, e la slealtà che ha caratterizzato il suo agire fin dal primo giorno andava affrontata con maggiore durezza.

Draghi: il movimento appoggerà la sostituzione di Conte con questo nome?
Assolutamente no. Significherebbe darla vinta ad un sistema di potere che non vede l’ora di ricominciare a parlare la lingua dell’austerity, e che aveva questo obiettivo da mesi. Il Movimento deve lottare contro questa ipotesi con tutte le sue forze.

Sia nel Sì che nel no, il Movimento sarà compatto?
Io credo di sì, ma ovviamente lo scopriremo nelle prossime ore.

Cosa accadrà se non dovesse esserci unità sul nome?
Ripeto: credo e spero che ci sarà unità nel respingere un’operazione di palazzo che i cittadini non vogliono e non meritano. Altre eventualità faccio fatica anche solo a immaginarle al momento.

Prevede una spaccatura del M5s?
Idem come sopra.

Quali sono i pericoli che ravvisate nel governo a guida Draghi?
Fra mille difficoltà, nonostante qualche errore e l’ostruzionismo dei partiti tradizionali, il Movimento 5 Stelle si è fatto garante negli ultimi tre anni di tutta una serie di conquiste economiche e sociali che il vecchio sistema non vede l’ora di picconare.

C’è il timore di smantellare ciò che avete ottenuto in questa legislatura?
Reddito di cittadinanza, pensioni, blocco dei licenziamenti, ristori, giustizia, recovery fund. Un governo tecnico che sia il braccio armato dell’austerity verosimilmente metterebbe in discussione tutto l’impianto politico-economico-sociale messo in piedi dai governi Conte, e non sarebbe ciò di cui il Paese ha bisogno in un momento del genere.

Temete il voto?
Il voto non è lo scenario ideale nel bel mezzo di una pandemia, ma se l’unica alternativa possibile è un governo tecnico, allora il voto diventa senz’altro il male minore.

Di Battista ha definito Draghi l’agosto dell’élite, è d’accordo?
Non ho nulla di personale contro Mario Draghi, ma politicamente mi separa un abisso da lui. Dalla stagione delle privatizzazioni, alla sua vicinanza alle banche d’affari, alla letterina del 2011 che spianò la strada a Mario Monti. Non potrei mai accordare la mia fiducia ad un esecutivo guidato da lui.

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