Dove sono finiti i soldi di Fioramonti: “I miei 70mila euro al M5S? Non ho intascato nulla, li devolvo al Tecnopolo di Taranto”

Devolvendo l'indennità parlamentare alla ricerca, Lorenzo Fioramonti dà un'altra lezione di coerenza

Di Luca Telese
Pubblicato il 27 Dic. 2019 alle 17:18 Aggiornato il 27 Dic. 2019 alle 17:29
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Immagine di copertina
L'ex ministro Fioramonti Credit: Ansa

E poi si arriva al nodo dei soldi. L’arma letale che ieri è stata usata contro Lorenzo Fioramonti, dopo le dimissioni da ministro dell’Istruzione, è stata rimproverandogli un “debito” con il Movimento Cinque Stelle di 70mila euro non versati, una accusa infamante.

Una voce che è trapelata sui giornali senza avere una paternità precisa: anonima ma potenzialmente imbarazzate. L’ex ministro ha risposto a stretto giro di posta, su Facebook, spiegando cosa fa con quei soldi, e dicendo a chi li versa.

Nel secondo giorno della battaglia si arriva subito ai soldi e Fioramonti risponde ai suoi critici pentastellati sia sul piano economico che su quello politico: “Mi stupisce – dice sugli attacchi che riguardano le dimissioni – che tante voci della leadership del M5S mi stiano attaccando in questo momento. E per che cosa? Per aver fatto solo ciò che ho sempre detto”.

“Mi sarei in realtà aspettato il contrario – conclude l’ex ministro – sarebbero dovuti essere loro a chiedermi di onorare la parola data favorendo le dimissioni, invece di chiedermi di fare quello che i politici italiani hanno sempre fatto: finta di niente”.

Ma poi l’ex ministro passa all’accusa più bruciante, quella di essersi intascato la somma dovuta al Movimento con gli accordi presi al momento della candidatura: “Ovviamente non possono mancare le solite polemiche sui rimborsi. In tanti, nel Movimento – dice – abbiamo contestato un sistema farraginoso e poco trasparente di rendicontazione”.

“Dopo aver restituito puntualmente per un anno, come altri colleghi – aggiunge Fioramonti – ho continuato a versare nel conto del Bilancio dello Stato e le mie ultime restituzioni saranno donate sul conto del Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, un centro di ricerca pubblico che, da Viceministro prima e da Ministro poi, ho promosso a Taranto, una città deturpata da un modello di sviluppo sbagliato. Invito anche altri parlamentari 5 Stelle a fare lo stesso, non appena il conto sarà attivo”.

Ulteriore spiegazione: “Ho chiesto a tutto il governo di fare di più per finanziare il Tecnopolo, che ad oggi riceve un esiguo finanziamento annuale di 3 milioni”.

A ben vedere, dietro la polemica sui soldi, Fioramonti manda un triplo messaggio: 1) un ritorno alle origini sul modello del vecchio finanziamento al fondo per le piccole imprese. Un finanziamento – cioé – di tipo “diretto”.

2) Un messaggio, ancora una volta, polemico con la Casaleggio.

3) Fioramonti dice “Noi” per parlare del Movimento. E addirittura attacca invitando altri parlamentari a seguire il suo esempio: una linea alternativa, cioè, a partire dalla cassa. Che nei partiti politici dell’era senza finanziamento – come abbiamo visto in questi giorni – è sempre più il fattore decisivo.

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