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Elezioni regionali, Di Battista striglia il M5S: “È la più grande sconfitta nella storia del Movimento”

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Elezioni regionali, Di Battista striglia il Movimento 5 Stelle

Con il voto di domenica e lunedì si è registrata “la più grande sconfitta della storia del Movimento 5 stele”. A dirlo è l’esponente di spicco del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista in un video su Facebook. Il video parte con una considerazione: “Se c’è una cosa sgradevole del giorno dopo è che sembra che abbiano sempre vinto tutti, ma così non è. La realtà va affrontata con onestà intellettuale e lucidità. Ero scettico per il referendum, aveva ragione Riccardo Fraccaro che è stato il principale artefice di queste riforme. Successo del Movimento 5 Stelle che ha azzeccato le scelte. Il 70 per cento non è solo un successo del Movimento. Se pensiamo che sia così, sbagliamo. Tante persone che hanno votato sì magari non apprezzano il movimento”. Poi però le note dolenti legate alle regionali. “È stata la più grande sconfitta della storia del Movimento 5 stele. In Campania – ha spiegato l’ex deputato del Movimento – passiamo dal 17 al 10 per cento, la Regione del ministro degli Esteri, del presidente della Camera. In Puglia dal 17 al 10 per cento. In Liguria dal 22,3 al 7,8 per cento, in Veneto una debacle”. Poi alcune considerazioni come: “Sbagliato parlare di alleanze, il tema è la crisi d’identità del Movimento”. E: “Una leadership forte? C’è stata e ha dimezzato i voti alle europee”.

Insomma, un duro attacco che fa eco a quello arrivato in mattinata da Massimo Bugani, capo dello staff di Virginia Raggi, bolognese, volto storico dei 5 Stelle, che su Facebook ha definito la vittoria dei Sì al referendum un “successo degli italiani e non certo dei partiti”, spiegando che il Movimento ha avuto il merito di “intercettare quest’onda”. Poi le accuse a Di Maio, senza mai citarlo: “Non sfugge il tracollo del M5S in ogni tornata elettorale, dalle europee del 2019 ad oggi, con gravi responsabilità in capo a chi da allora non ha mai voluto avviare un momento di riflessione interna, non ha avuto il coraggio di convocare stati generali, non ha minimamente gestito le precedenti regionali in Calabria e in Emilia lasciando i gruppi allo sbando, non ha mai preso alcuna posizione per costruire progetti seri nei territori, ed ha poi deciso di dimettersi non certo dopo aver preso atto del fallimento, ma solo per lasciare una palla avvelenata in mano al suo successore, il quale per forza di cose era un traghettatore ma non aveva la legittimazione per prendere decisioni importanti”.

Leggi anche:
– Regionali, 3 scenari per il dopo-elezioni (di Luca Telese)
– Referendum, perché votare Sì contro l’establishment e la monarchia editoriale (di Alessandro Di Battista)

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