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Elezioni Amministrative 2021, a Bologna le primarie più incerte della storia del centrosinistra

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Matteo Lepore e Isabella Conti. Credit: Facebook

Succede che gli scenari della politica ogni tanto possono ancora stupire, ed è quello che sta accadendo a Bologna, dove in questi giorni la sfida all’interno del centrosinistra tra Matteo Lepore e Isabella Conti assume i contorni della competizione pura e affatto scontata. Forse l’unica volta, a memoria, in cui (almeno in Italia) le primarie non hanno un nome scritto già vincitore in partenza.

Almeno così è oggi, perché fino a pochi giorni fa la situazione era tutt’altra, piuttosto statica e noiosa, finché non c’è stato l’incontro tra Letta e Renzi e quest’ultimo (come gli riesce facile fare) ha scompaginato ogni sicurezza dei democratici bolognesi.

Renzi ha lanciato la corsa a sindaca di Bologna sul nome di una donna, rimarcando i cavalli di battaglia che lo stesso Letta qualche giorno prima, nel suo insediamento alla segreteria del Pd, aveva indicato come scelte prioritarie, ovvero i giovani e le donne.

Da quel giorno tutto cambia. Citando il Trono di Spade, la candidatura di Isabella Conti assume l’impatto simbolico di una Targaryen alle porte di Approdo del Re, con tanto di Drago. Che non è certo Renzi – più adatto alle trame del faccendiere Ditocorto – ma che è rappresentato dalla sua storia personale, quella di giovane sindaca anti-cemento, asili nido gratuiti, welfare di prossimità e, non da ultimo, da un consenso trasversale, sbandierato, sussurrato o taciuto, che mette una certa apprensione – per non dire panico – ai consiglieri (Pd) del Trono di Spade.

Battute a parte, la sfida bolognese si preannuncia avvincente. Il candidato Matteo Lepore, uomo fidato del sindaco uscente Virginio Merola e del patron di Unipol Pierluigi Stefanini, ex giovane delfino che ha già alle spalle 10 anni di governo della città, in continuità tra i poteri economici della Bologna cooperativa e quella smart city del turismo fatto di Air B&B e taglieri, street food e cultura mordi e fuggi.

Lepore è partito con la campagna elettorale già nel maggio del 2020 in affinità con la piazza delle piantine fatta (qualcuno dice appositamente) dalle Sardine in Piazza Maggiore. Quando era sotto il fuoco di fila dei “semplici bastardi” – nome dato da Merola ai 4 contendenti alla sua successione – ha invocato le primarie per tutto l’autunno, con un taciuto appoggio della segreteria nazionale (era settembre e sembrava che queste dovessero essere un passaggio obbligato).

Negli ultimi tre mesi, non senza difficoltà, si era ritagliato il ruolo di candidato quasi unico, in una sorta di accordo al ribasso nel quale era rimasto solo lui quale unico credibile prossimo sindaco.

Al di là dei nomi ufficiali della competizione – gli assessori Marco Lombardo, Alberto Aitini e il presidente della partecipata Acer Alessandro Alberani – molto nel partito si era mosso su Elisabetta Gualmini, europarlamentare, già vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che per mesi è stata considerata una potenziale candidatura unitaria e vincente.

Gualmini, però, non è mai stata completamente in campo, sfilandosi dalla competizione, nonostante alcuni sondaggi la indicassero come la persona giusta.

Stessa cosa è accaduta poco dopo, con il patto di desistenza tra Lepore e Andrea De Maria, storico luogotenente del partito bolognese e parlamentare di aria Cuperlo, che – nonostante le insistenti voci sulla sua candidatura e gli appelli di molti a scendere in campo – ha detto di non essere della partita.

Non si è mai tirato indietro, invece, il suo principale avversario: l’assessore alla sicurezza del Comune dì Bologna Alberto Aitini, uomo di Base Riformista determinato a dare battaglia fino all’ultimo, anche perché era risultato il più votato nella consultazione dei circoli fatta a novembre. Di fatto Aitini ha tenuto il piede sull’uscio, impedendo di chiudere la porta alle primarie e legittimando così l’assise che oggi che vede l’ingresso della Conti.

Sul piano politico, la novità – nonché la vera forza – che riesce a spendere oggi la figura di Lepore è quella di riuscire ad avere un patto con Coalizione Civica, ex esperimento civico a sinistra che con la matrice civica ha ormai poco a che fare, essendo un misto tra Sinistra Italiana (alcuni sono nel direttivo nazionale), la lista Coraggiosa e sensibilità afferenti a Leu e ai centri sociali.

Coalizione Civica, che alle scorse elezioni comunali prese il 7% candidandosi contro Merola, negli ultimi mesi aveva stretto un patto più o meno palesato con Lepore, riservandosi una sorta di diritto acquisito nella partecipazione da attore primario nel progetto della nuova amministrazione cittadina.

Sulla carta poi, per Lepore sarebbe più semplice stabilire un accordo con il M5S, anche se il capogruppo Max Bugani, già socio della Fondazione Rousseau e stretto collaboratore di Virginia Raggi, a Bologna ha perso molto del suo appeal a scapito della battagliera Piccinini, che di fatto ha sbarrato l’accordo con Bonaccini alle ultime regionali, sempre molto critica nei confronti del PD.

Resta il fatto che queste condizioni di potenziali alleanze, più che la sua storia politica, oggi garantiscono all’assessore Lepore il fatto di essere l’uomo che più di tutti può incarnare il progetto politico futuro di alleanza giallorossa.

Sulla carta, dunque, la sua candidatura sarebbe la più forte, se non fosse che l’uscita di Renzi ha scompigliato qualsiasi pronostico attendibile. Candidando Isabella Conti, il senatore di Italia Viva sapeva benissimo che avrebbe inserito nel fianco del PD la spina più forte che aveva a disposizione.

Questo accade perché Renzi conosce bene gli schemi del PD essendone stato (anche a Bologna) l’acclamato segretario e per lungo tempo uomo solo al comando: per tali ragioni sa bene dove trovare gli scheletri nell’armadio della attuale dirigenza e usarli senza farsi remore. Come conosceva bene quello che era successo nel Comune di San Lazzaro, dove la Conti è attualmente sindaco con l’80% delle preferenze.

Qualcuno potrebbe pensare che San Lazzaro sia un paesino in quel di Bologna che poco conta, ma nella realtà metropolitana bolognese bisogna sempre tenere conto che alcuni paesi, cosiddetti di prima cintura, rappresentano un indotto economico più grande della città stessa, e nondimeno che la maggior parte degli abitanti di Bologna  – la città di Air B&B – si sono trasferiti proprio in questi Comuni, spesso affittando le case di proprietà in città e tenendo ben radicata nel centro cittadino la loro presenza.

A San Lazzaro il Pd bolognese ha avuto una debacle impressionante, legata a una vicenda edilizia nota come “La colata”: un insediamento di svariate centinaia di appartamenti che la sindaca ha bloccato nel nome della rivoluzione green e per la quale c’è stata una lunga sequela giudiziaria tra cooperative e Comune.

Questa vicenda, accaduta quando ancora Renzi era il segretario, ha portato la sindaca Conti in cima al gradimento dell’intera città metropolitana di Bologna, con il PD di quel paese ridotto nelle ultime elezioni è un misero 16%.

Nei giorni che hanno seguito la ventilata candidatura di Isabella Conti al Comune di Bologna, la stessa è stata oggetto di diversi articoli a firma di esponenti donne del Partito Democratico, compresa la presidente Valentina Cuppi. L’accusa è stata quella di prestarsi in maniera strumentale al gioco di Renzi in quanto donna (certo va ricordato contestualmente che qualcuno aveva accusato di fare lo stesso gioco anche Letta con la vicenda delle capogruppo in parlamento).

L’europarlamentare del PD Elisabetta Gualmini, invece, ha difeso la candidatura della sindaca di San Lazzaro, mettendo in guardia il partito stesso dal perpetrare attacchi a una donna giovane, benvoluta dai suoi cittadini, nonché paladina dell’Ambiente e dei diritti sociali per molti bolognesi.

Isabella Conti aveva annunciato che avrebbe sciolto le riserve il 25 aprile, ma ieri, lunedì 19 aprile, con ben sei giorni d’anticipo, ha fatto una live Facebook che ha avuto 2.400 visualizzazioni in diretta e, con un discorso totalmente scollegato dalle dinamiche partitiche e tutto centrato sulle tematiche, ha snocciolato la sua idea di città. Un discorso, il suo, totalmente impiantato a Sinistra e con un coraggio nelle proposte da far invidia a molti amministratori del PD.

Conti ha parlato di nidi gratis per tutti, welfare di prossimità accessibilità alla cultura, annunciando solo alla fine la sua candidatura alle primarie, come fosse scontata e accessoria. Mentre la sindaca parlava, Matteo Lepore ha fatto un tweet – “Bologna ti amo e per te farò le primarie” – rompendo ogni indugio e accettando la sfida, anche perché Alberto Aitini – che rimane anche lui candidato alle primarie – non si è presentato al tavolo romano con Letta, fatto appositamente per dissuadere l’assessore sfidante dalla sua candidatura e così chiudere il discorso primarie.

Per tali ragioni oggi le primarie a Bologna assumono un aspetto appassionante: c’è fervore, sfida e c’è l’idea che sostenere un candidato non implica nulla di preconfezionato. Tradotto: le primarie le vinceranno le proposte e le idee… per una volta.

Il problema politico, però, a Roma rimane: Italia Viva è un alleato affidabile? Accetterà il perimetro delle regole e dei contenuti in caso di sconfitta?

Conti sa bene che queste domande hanno un peso politico non secondario e ha già detto che correrà da civica e indipendente senza simboli. Ci si aspetterà, pertanto, che si dimetta dal direttivo di Italia Viva e corra da indipendente pura, sganciandosi totalmente da Renzi perché questo sicuramente le creerà dei problemi con gli alleati e con il suo stesso elettorato. Con una battuta potremmo dire che Matteo è il suo principale problema, sia esso Lepore o Renzi.

Leggi anche: Elezioni Amministrative 2021, Milano: gli errori della sinistra e una città da ricostruire dopo il Covid

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