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Elezioni anticipate: ecco le tre date possibili per tornare alle urne

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 8 Ago. 2019 alle 19:47 Aggiornato il 9 Ago. 2019 alle 16:08
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Le possibili date per le elezioni anticipate

Elezioni anticipate: quando si torna al voto

Con la crisi di governo in corso, diventa sempre più plausibile un ritorno alle urne prima della fine del 2019, ma quali potrebbero essere le date papabile per le elezioni anticipate? Tutto dipende dal Presidente della Repubblica: solo dopo che Sergio Mattarella avrà sciolto le Camere, si potrà pensare a una data.

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Intanto la spaccatura nel governo si fa sempre più profonda e la crisi è ormai diventata sostanziale dopo il voto in aula al Senato del 7 agosto, quando il Movimento 5 Stelle ha ribadito il suo no fermo alla Tav, fortemente sostenuta dalla Lega di Matteo Salvini. Il Senato ha votato le sei mozioni sulla Tav, bocciando quella del M5S contro l’Alta velocità Torino-Lione e approvando invece quelle a favore dell’opera, sancendo di fatto l’apice della crisi.

Intanto l’8 agosto il presidente del Consiglio ha incontrato Sergio Mattarella, vertice importante che segnala la gravità della situazione. Subito dopo Giuseppe Conte ha incontrato i protagonisti della crisi in atto: il vicepremier leghista e quello pentastellato.

Il leader del Carroccio, secondo fonti leghiste, sarebbe contrario a ogni ipotesi di rimpasto, come pure a quella di un governo tecnico. Dunque l’unica ipotesi plausibile al momento resta quella delle elezioni anticipate.

Sembrava che non ci fosse quasi più tempo per votare entro la fine dell’anno, ma in realtà la possibilità c’è e a dirlo è la Costituzione. L’articolo 61 della Carta stabilisce che “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti”. Parafrasando, vuol dire che si dovrà tornare alle urne entro un massimo di 70 giorni da quando il Capo dello Stato scioglierà le due Camere.

Lo scioglimento delle Camera arriva – come è specificato in un altro articolo della Costituzione, l’88 – dopo che il Presidente della Repubblica ha incontrato i Presidenti di Camera e Senato.

Dunque se il Presidente Mattarella dovesse decretare la fine della legislatura in queste ore, si dovrebbe tornare a votare entro la fine di ottobre. Prima di arrivare a pensare a una data è bene capire che cosa succede dopo che il Presidente della Repubblica scioglie le Camere.

Il decreto che dichiara sciolte le Camere emanato dal Capo dello Stato viene subito pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e, dopo questo passaggio, si riunisce il Consiglio dei Ministri per approvare uno schema del decreto del capo dello Stato con il quale verrà fissata la data delle elezioni e la data per la prima seduta delle nuove Camere.

Il decreto deve essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale “non oltre il 45esimo giorno antecedente quello della votazione”. Quindi il tempo minimo per fissare le elezioni politiche in Italia va da un minimo di 45 giorni (che diventano 60 per i voto all’estero) a un massimo di 70 giorni, indicato dalla Costituzione.

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Dopo lo scioglimento delle Camere servono alcuni giorni per approvare lo schema e quindi, ad oggi, se il Capo dello Stato sciogliesse le Camere a ridosso del 15 agosto, la prima data papabile sarebbe quella del 13 ottobre.

La seconda ipotesi è che si vada a votare il fine settimana successivo, quello del 20 ottobre, qualora Mattarella sciogliesse Camera e Senato tra il 20 e il 22 agosto. Se invece la crisi dovesse essere formalizzata entro la fine di settembre, l’ultima data disponibile sarebbe quella del 1 dicembre.

In questo caso, però, entra prepotentemente in ballo il nodo delicato dell’approvazione della legge di Bilancio. Se si votasse il 1 dicembre non ci sarebbero i tempi per approvare la manovra del prossimo anno entro il 31 dicembre.

L’insediamento delle Camere, infatti, richiede tempo. Sempre nell’articolo 61 della Costituzione si legge che le Camere si riuniscono per la prima volta “non oltre il 20esimo giorno dalle elezioni”.

Quella della legge di Bilancio è una delle questioni più delicate che il governo è chiamato a fronteggiare. Quando riprenderanno le attività parlamentari e governativa e governative a settembre, l’esecutivo è chiamato a pensare alla Nota di aggiornamento al Def, che va presentata alle Camere entro il 27 settembre.

L’ultima data per inviare il documento programmatico di Bilancio Commissione Ue è quella del 15 ottobre. La Legge di Bilancio dovrà essere presentata alle Camere entro il 20 ottobre. Scadenze, queste, che possono essere affrontate e rispettate solo con un governo in piedi. Con la crisi in corso, è tutto da rivedere.

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Se si dovesse andare ad elezioni anticipate tra l’inizio dell’autunno e l’inverno sarebbe la prima volta dal 1946 che gli italiani vanno alle urne in un periodo diverso da quello della primavera.