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L’ex grillina Fattori a TPI: “I soldi restituiti dai parlamentari M5S non vanno ai cittadini ma a Rousseau”

“Praticamente restituiamo fondi a un partito tramite associazioni private, e il fondo cassa finisce direttamente a Rousseau, non ai cittadini, come promesso”: il direttore di TPI Giulio Gambino intervista la senatrice ribelle

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 11 Gen. 2020 alle 17:14 Aggiornato il 14 Gen. 2020 alle 12:35
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Immagine di copertina

La senatrice Elena Fattori è stata per anni uno dei punti di riferimento del Movimento 5 Stelle. Unica “big” a fronteggiare Luigi Di Maio nella corsa a capo politico del Movimento nel 2017, venne sospesa dai grillini per non aver preso parte alla votazione in Parlamento sul caso Diciotti. Non aveva risparmiato critiche in passato durante il periodo di militanza, ma da ex è ancora più agguerrita e da novembre 2019 descrive Davide Casaleggio come un “lobbista”.

Fattori commenta a TPI le ultime espulsioni di alcuni parlamentari tacciati di aver violato lo statuto del Cinque Stelle, il malcontento rispetto alla leadership di Di Maio e il futuro del Movimento. E fa accuse pesanti rispetto all’uso controverso delle restituzioni dei fondi dei parlamentari

Allora Fattori, la devo chiamare ex o si sente ancora grillina?

Eheh (sorride). Non mi sento più grillina, no, ormai sono una ex.

È vera questa voce che Di Maio se ne andrà?

È una manovra mediatica per bloccare le scissioni e le fuoriuscite. Tutti quelli insoddisfatti oggi dicono: ‘Ora se ne va’ quindi questa voce gli fa gioco, è un modo per arginare gli abbandoni. Non credo comunque che Luigi se ne andrà.

Proprio sicura?

Beh, chiunque potesse avere leadership lui lo ha eliminato. De Falco e Fico sono stato emarginati, persino zittiti. Ma nemmeno Di Battista se ci pensa ha trovato spazio. La figura di Luigi è stata costruita per anni ad hoc. Non c’è alcuna contendibilità reale. C’è una classe dirigente auto-nominata che decide un po’ tutto: sono circa 10 persone, volendo esagerare.

Il tema dei rimborsi sta facendo vacillare la credibilità del Movimento…

Quello dei rimborsi è un tema molto serio. Le discussioni vanno avanti da due legislature. L’obiettivo originale era ridurre gli stipendi dei parlamentari. In attesa di una legge in tal senso abbiamo rinunciato a parte del nostro salario da parlamentari, l’intento era quello di creare una classe politica che non fa politica perché ha super stipendi ma perché ci crede.

E cosa è andato storto?

All’inizio tutto bene. Riduciamo gli stipendi e versiamo solo a micro-crediti, fondi pubblici, per restituire alla collettività.

E poi?

Con la scusa dei furbetti, cioè coloro che ritiravano all’ultimo secondo i bonifici effettuati, è stato creato un fondo intermedio.

Nulla di male fin qui…

Il fatto è proprio questo: a chi è intestato il fondo intermedio? Per tentare di superare questa sfiducia, si arrivò persino a fare un comitato per le rendicontazioni… (ride, ndr)

Perché le viene da ridere?

Perché è un controsenso. Al momento i gestori sono Di Maio e i capi gruppo Patuanelli e D’Uva. Senza avere riscontro, controllano loro, dovremmo fidarci e basta, secondo loro. Ma non mi fido. Io infatti ho continuato a restituire i soldi alla protezione civile…

E loro cosa hanno detto?

Nulla, mi hanno lasciato fare. Il punto è che ora è possibile mantenere in cassa parte dei fondi restituiti, e quel residuo è interesse di chi gestisce il conto che vada a finire nel Movimento… Praticamente restituiamo fondi a un partito tramite associazioni private, e il fondo cassa finisce direttamente a Rousseau.

Mi spieghi meglio

La svolta è avvenuta quando sono state inserite tre novità dal comitato di rendicontazione: 1. Che i fondi restituiti andassero sia a enti pubblici che privati, e non più solo pubblici e gestiti da una banca trasparente (oggi non è così); 2. La gestione dei fondi residui è utilizzabile, e quindi si lascia sempre qualcosa in cassa affinché si possa poi utilizzare parte di quei soldi; 3. I fondi sono utilizzabili anche per il M5S e questa è la cosa più grave di tutte.

Ne ha prova?

Ad aprile dichiararono di aver svuotato il fondo, ma non era vero (parliamo di 4 milioni di euro). A luglio versarono circa 700-800 mila euro in due fondi, sta di fatto però – e io lo so – che il 4 novembre c’erano in cassa 4.3 milioni di euro. Dato pubblicato sul Blog delle stelle.

Mi scusi, però alla fine sono sempre soldi che tornano in casa…

No, manco per nulla, Rousseau non è il M5S. E se si fossero sciolte le camere del Parlamento in quel momento, quei milioni di euro sarebbero andati alla associazione Rousseau. Ci pensa? Io ho promesso in campagna elettorale che i soldi sarebbero tornati ai cittadini, chiunque ma non a Rousseau. Questo è sempre stato il senso del fondo restituzioni.

Ma è proprio sicura che Rousseau ormai non sia il M5S in tutto e per tutto?

Beh, se dici alla gente ‘sono francescano, vado scalzo’, ma poi ti arricchisci con Rousseau, la gente si arrabbia.

Fattori, sembra davvero aver perso fiducia nei valori fondanti del Movimento

Questi che hanno ammutinato il Movimento sono un’altra cosa, i veri 5 Stelle sono una roba seria. Qui la cosa grave è che i soldi non li restituiscono ai cittadini, ma li tengono nel partito. Quando Di Maio fu eletto capo politico, il Movimento era ancora il Movimento: la figura del capo era diversa, era solo portavoce, oggi è cambiato.

Come?

A dicembre 2017 – ed ormai questa è la storia del Movimento – c’è stato un punto di svolta; fu fondata una seconda associazione con dentro Davide Casaleggio. Cambiarono le regole disciplinari. Chi era stato eletto all’epoca con il primo Movimento non poteva e non può tuttora essere espulso, come oggi Marcello De Vito, mentre chi era passato al secondo Movimento si è messo un vero cappio al collo.

Così il Movimento è morto?

L’immagine del Movimento viene studiata a tavolino: chi mandano in tv, come farli parlare, viene detto tutto dall’ufficio comunicazione. C’è un controllo totale.

Quindi altri se ne andranno presto?

Sento continuamente che c’è malcontento e di gente che vuole andarsene, ma non le posso dire i nomi.

Ora che ci aspetta?

Presumo una nuova organizzazione del Movimento: l’esempio più chiaro sono i cosiddetti facilitatori regionali, indicati online ma scelti dal capo politico. Ancora una volta, però, siamo di fronte a un controsenso. Serve qualcuno che fa capire ai vertici ciò che non va. Qualcuno che ti va contro da dentro. Se ti ostini a voler governare dall’alto, il Movimento si svuota.

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