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Draghi vorrebbe sostituire l’ambasciatore italiano in Ue Maurizio Massari

Di Marco Antonellis
Pubblicato il 23 Feb. 2021 alle 08:56 Aggiornato il 23 Feb. 2021 alle 10:07
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Immagine di copertina
Maurizio Massari e Mario Draghi. Credit: Ansa

La notizia è che Mario Draghi starebbe pensando di cambiare l’ambasciatore italiano presso l’Unione Europea. Maurizio Massari, l’attuale rappresentante, è in proroga fino a maggio ma a Palazzo Chigi non starebbero pensando ad una sua riconferma: per quel ruolo Draghi starebbe cercando un profilo diverso. I nomi in lizza attualmente provengono tutti dalla Farnesina ma a palazzo Chigi non si escludono sorprese. E ci sarebbe anche una “carta coperta”.

Nel frattempo, mentre Roberto Garofoli non riesce ancora a trovare la quadra definitiva sui sottosegretari, nuvoloni si scorgono all’orizzonte dalle finestre del palazzo. Non ultimo lo spacchettamento dei ministeri richiesto a gran voce da Beppe Grillo per la nascita del nuovo dicastero della Transizione ecologica affidato a Roberto Cingolani. Mario Draghi vorrebbe “riperimetrare” quanto prima le competenze in materia attualmente attribuite ad altri ministeri. Ma la Lega non sembra pensarla così e sta facendo muro per difendere le prerogative del Mise di Giancarlo Giorgetti.

In poche parole a via Bellerio non ne vogliono sapere di scorporare tutta la parte “energetica” dal ministero di GG. E pensare che Draghi e Giorgetti sono grandi amici (così come, del resto, lo è anche Gianni Letta). Altra possibile grana in arrivo potrebbe riguardare il super manager Vittorio Colao. Manager molto stimato dalle parti del Quirinale sin dal suo insediamento a capo della task force ai tempi del Conte 2 (il Colle diede luce verde all’operazione) è stato nominato alla guida del Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Ora però Mario Draghi vorrebbe affidargli anche la guida della presidenza del comitato interministeriale sulla digitalizzazione del paese che verrà istituito presso il Mef con tutti i ministeri competenti. Ma all’interno dell’esecutivo non tutti sembrano condividere la scelta. Anche perché sulla base degli accordi presi in sede di formazione del governo si era deciso che a guidare il comitato sarebbe stato Cingolani.

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