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Renzi attacca Conte: “Mercato indecoroso di poltrone. Serve un governo più forte, ora o mai più”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 19 Gen. 2021 alle 09:30 Aggiornato il 19 Gen. 2021 alle 22:51
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Crisi di Governo, il discorso di Renzi al Senato

Nella giornata decisiva per il destino del governo guidato da Giuseppe Conte, quella in cui il Senato deciderà se votare o meno la fiducia all’esecutivo dopo il ritiro della delegazione di Italia Viva, è andato in scena il faccia a faccia tra il premier e Matteo Renzi in Aula. In un intervento di circa 20 minuti il leader di Italia Viva ha ribadito le ragioni che hanno spinto il suo partito a uscire dalla maggioranza aprendo di fatto la crisi di governo. Il senatore ha sottolineato che la sua è stata una battaglia politica “sui temi e non sul potere”, e invitato Conte a pensare a una formula di governo “con tutti dentro”, perché “si può rinunciare a una poltrona, ma non a un’idea”. Dopo il discorso di Conte, il dibattito in Aula, la replica del premier e le dichiarazioni di voto dei capi delegazione, arriverà il momento del voto di fiducia, il cui esito è atteso in serata (qui tutte le ultime notizie sulla crisi di governo).

Di seguito i passaggi principali del discorso di Renzi

Nel suo intervento in Senato Matteo Renzi ha affrontato alcuni dei temi già toccati nella conferenza stampa in cui ha annunciato le dimissioni delle ministre Elena Bonetti (Famiglia) e Teresa Bellanova (Agricoltura), spiegando le motivazioni che lo hanno spinto ad aprire di fatto la crisi e replicando alle critiche che gli sono state mosse in questi giorni, tra cui quella di essere stato “irresponsabile”. Ma per il senatore di Iv, invece, era questo il momento giusto per stimolare una verifica di governo e una discussione in Parlamento, perché lo stanziamento di risorse previsto dal Recovery Fund è “un’occasione unica più importante del Piano Marshall”, su cui però il premier però per mesi avrebbe respinto il confronto richiesto da Iv. “Ora o mai più” ha detto Renzi.

“Noi di Italia Viva dobbiamo prendere al volo questa opportunità e dirle guardandola negli occhi cosa ha portato noi in questi mesi a distinguere il proprio cammino da quello del governo. Vale la pena dirsi le cose senza niente in sospeso. Noi pensiamo che il suo governo non sia il migliore dell’Italia, ma che per la drammaticità della pandemia e per la tragedia in corso ci sia bisogno di un governo più forte”, ha detto Renzi. “La narrazione degli altri Paesi che ci imitano non basta. Non è stata ancora aperta la crisi istituzionale ma altre crisi sono aperte da tempo: quella economica. Quella sanitaria. Abbiamo personale straordinario ma il nostro è il Paese con il peggior rapporto popolazione/decessi per Covid al mondo.

“Occorre investire di più, farlo meglio e adesso. Abbiamo una crisi educativa e scolastica e quando a marzo ho provato a dire organizziamoci per tempo c’è stato un coro unanime per dire che non era il momento. Questi tre record negativi non sono entrati nel suo discorso. Mi sarei aspettato un orizzonte per il futuro del Paese”, ha osservato, criticando poi Conte per aver deciso di arroccarsi su una maggioranza forzata in Parlamento, senza aprire la crisi anche a livello istituzionale.

“Lei ha scelto un arrocco istituzionale che spero sia utile per lei e per il governo, ma è dannoso per le istituzioni. Sono mesi che le stiamo chiedendo con rispetto una svolta. Il ministro Bonafede è stato oggetto di una mozione di sfiducia che condividevamo. Lei ha chiesto un gesto di responsabilità, e lo abbiamo seguito. Nel mese di agosto le abbiamo chiesto di discutere solo di Recovery Fund ma non siamo stati ascoltati”. A novembre ci siamo incontrati due volte a palazzo Chigi, la sua ospitalità è stata straordinaria e ci siamo detti di fare un tavolo politico. Ma a dicembre non ha mai risposto alla nostra lettera. Sono mesi che vi chiediamo di cambiare, vi chiediamo una svolta, e non è vero che siamo stati irresponsabili, siamo stati fin troppo pazienti”, ha aggiunto il leader di Iv.

“In tanti hanno detto che non è il momento di una crisi. Io la rispetto, ma invece questo è il momento per guardarsi fino in fondo dentro e decidere. Questo è il momento opportuno: ora o mai più. Chi dice che durante la pandemia non si può parlare di politica sbaglia. Ora o mai più perché oggi è l’ultima notte in cui Donald Trump dormirà nella stanza di Lincoln, ora arriverà Biden. Ora o mai più perché nel frattempo la Turchia è diventata il Paese che guiderà il futuro della Libia, e non noi. Macron e Merkel hanno chiuso un accordo con la Cina e noi non siamo entrati nella partita.

Ora o mai più perché la Brexit ora gioca la sua sfida. Sarebbe bello fare delle nostre università il centro di attenzione degli studenti britannici. Ora o mai più perché è l’anno del G20. Perché adesso vanno mandati i nostri ragazzi a scuola. Ma con i banchi a rotelle abbiamo buttato via 462 milioni. Abbiamo il 160 per cento di debito e i ragazzi che sono in casa pagheranno il conto della crisi più di altri”, ha detto Renzi, accusando il governo di non aver usufruito dei fondi del Mes.

“Ora o mai più per il Mes. Aver detto no a giugno al Mes è costato 560 milioni alla comunità internazionale. Sto pensando agli investimenti nella medicina territoriale ma anche personalizzata e tecnologica. Permettetemi di dirvi che questi sono temi politici, potete essere d’accordo o no, ma di questo abbiamo discusso fino ad oggi, non dell’abolizione della povertà e della lotteria degli scontrini”.

“Chi perde oggi?”, si è chiesto Renzi. “Noi non abbiamo perso niente, ma l’Italia sì. Sta perdendo la più grande occasione, più importante del piano Marshall. Per questo vi diciamo: le poltrone si riprendono, le opportunità mai più. Ecco perché le ho chiesto e le chiedo di fare un passo in più. Non trasformi il governo soltanto in una mera distribuzione di incarichi. Io capisco che lei arrivi alla sua prima esperienza da presidente del Consiglio senza gavetta, e lei immagina che la politica sia l’arte difficile del governo, ma in questa arte del governo non possiamo limitarci ad attribuirci una poltrona l’un l’altro”.

“Lei mi ha chiesto con grande gentilezza se ero interessato a incarichi internazionali e io le ho detto di no. In questo momento è in ballo il destino del Paese. Capisco che facciate fatica ad accettarlo ma quando due donne con quella storia come Bellanova e Bonetti si dimettono dovete avere rispetto per chi abbandona una poltrona in cambio di una idea. Dal 1990 non veniva fatto, e andate a vedere chi erano quei ministri che si dimisero. E quando questo gesto nobile è oggetto di ironia stiamo perdendo tempo”, ha fato notare il leader di Iv.

“Lei ha cambiato la terza maggioranza in due anni, ha governato con Matteo Salvini, ha fermato i decreti sull’immigrazione e quota cento. Ora si accinge alla terza maggioranza diversa. Ma non cerchi di avere un atteggiamento provinciale dicendo che l’agenda di Trump è la nostra agenda e cambiarla quando non c’è più Trump. Se va alla scuola di formazione della Lega a dire che è populista non può ora dire che è anti populista. Abbia la forza di lanciare un messaggio diverso al Paese e racconti che c’è uno spazio per tutti noi. Ho sentito autorevoli leader dire che la popolarità impedisce di parlare. Questa è la trasformazione finale della politica reality show, l’idea che tu non puoi parlare perché non hai il consenso. Ma non sono i sondaggi a governare un Paese”.

“In conclusione le dico: ha scelto di arroccarsi in Parlamento e giocare la carta dell’attacco sull’altro in nome della irresponsabilità. Ma chi è irresponsabile? Chi combatte per le idee o chi rifiuta i soldi per la Sanità? Lei può venire in Parlamento e trovare una maggioranza, ma intanto io credo alla politica prima o poi deve tornarci, e noi la aspetteremo”.

“Se invece volete arroccarvi su questa maggioranza e volete dare risposte concrete per gli italiani, fate presto. Volete andare avanti con il più grande piano per il futuro del Paese? Mi auguro che ci sia una maggioranza, ma fate presto. Se ve ne andate perderete tutto, ci hanno detto. Ma per noi la politica non è cambiare idee per mantenere la poltrona. Quando quest’estate i ragazzi di Iv andranno alla scuola politica avranno un messaggio: che quando si fa politica si può rinunciare a una poltrona ma non si può rinunciare a una idea”.

Il voto di ieri alla Camera

Il presidente del Consiglio Conte ha incassato ieri la fiducia alla Camera con il sì di 321 deputati. I voti contrari sono stati invece 259, gli astenuti 27. Durante il suo discorso a Montecitorio, il premier ha chiuso la porta a Matteo Renzi e lanciato un appello ai parlamentari “volenterosi” per allargare la maggioranza e allontanare così la crisi di governo (qui il discorso di Conte).

Renzi ancora contro Conte: “Dimostra di essere attaccato alla poltrona”

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, intervenuto alla trasmissione di Rete 4 Quarta repubblica per parlare della crisi di governo, ha dichiarato che se Conte decide di andare avanti anche senza ottenere la maggioranza assoluta al Senato “dimostra di essere attaccato alla poltrona”.

Per ottenere la maggioranza assoluta al Senato, infatti, il governo dovrebbe incassare almeno 161 voti: un traguardo assai lontano secondo i rumors che vorrebbero l’esecutivo fermo tra i 151 e 157 senatori.

“La politica è fatta di gesti e sfumature – ha dichiarato Renzi – Noi abbiamo scelto di dire no alla fiducia astenendoci, se non hai la fiducia non puoi non andare al Quirinale, se Conte con meno di 161 voti va avanti, dimostra di essere attaccato alla poltrona”.

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