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Alta tensione nel M5S, dopo l’espulsione di Paragone Di Maio rompe con Di Battista: “Non siamo un’anarchia”

Alta tensione nei Cinque Stelle, il movimento rischia di spaccarsi

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 3 Gen. 2020 alle 09:12 Aggiornato il 3 Gen. 2020 alle 12:40
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Immagine di copertina

Di Maio contro Di Battista, alta tensione nel M5S dopo l’espulsione di Paragone

Di Maio contro Di Battista dopo l’espulsione del senatore Gianluigi Paragone dal M5S. Situazione davvero delicata e questa volta ad allargare la ferita tra i vertici e il gruppo parlamentare scendono in campo i big del partito, in rivolta contro la cacciata del senatore pentastellato.

Tra questi c’è Barbara Lezzi e, soprattutto, Alessandro Di Battista che si spende in difesa del senatore esiliato, lasciando riemergere in superficie, visibile a tutti, l’asse forte e mai spezzato tra i due. Un’alleanza nel nome delle battaglie antisistema che diventa, da oggi, il più pericoloso contraltare alla leadership di Luigi Di Maio.

Un’alternativa alla linea governista, dettata dal capo politico, che se non potrà trovare spazio all’interno del Movimento, potrebbe anche sfociare al suo esterno. Magari, in un nuovo progetto politico che ricalchi le battaglie delle origini.

Di Battista e Paragone, d’altronde, non sono mai stati così vicini. “Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali”, scrive Di Battista su Facebook.

“Non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33 per cento”. Paragone ricambia subito: “Ale rappresenta quell’idea di azione e di intransigenza che mi ha portato a conoscere il Movimento”.

Uno fuori dal Palazzo, l’altro fuori dal Movimento, anche se Paragone annuncia che si appellerà contro la decisione dei probiviri e “forse anche alla giustizia ordinaria”. I due si sentono spesso ed è anche questa vicinanza a tenere lontane le sirene leghiste che tornano a risuonare con forza: “Per le persone oneste e di buona volontà, le porte sono sempre aperte”, fanno sapere dal Carroccio.

Paragone e Dibba concordano sulla necessità di liberarsi dall’abbraccio del Pd e di restare distanti dalla Lega. E stavano costruendo, così, un’alternativa alla veste governista dei 5 Stelle. Ma dopo l’espulsione tutto si complica e se non potranno cambiare il Movimento dall’interno, potrebbero decidere di farlo da fuori.

Di Maio è cosciente del pericolo e su Paragone non fa sconti: “Servono persone che lavorano per ottenere risultati, non visibilità”, dice a chi gli è vicino. Ma è ancora più stanco delle polemiche interne: “Il Movimento è pluralità, non anarchia”.

Ma Paragone non è l’unico a rischio nel M5S. Secondo le voci che si rincorrono ai piani alti del partito, chi è indietro con le rendicontazioni da più di un anno rischierà di essere espulso. Se il ritardo è superiore ai sei mesi dovrebbe arrivare una sospensione. Insomma, Paragone ben presto potrebbe essere in buona compagnia fuori dalla cerchia pentastellata.

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