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De Magistris a TPI: “Mi candido in Calabria per spezzare gli intrecci tra affarismo e politica”

Di Alessia Bausone
Pubblicato il 25 Gen. 2021 alle 16:09
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Credit: Emanuele Fucecchi

Luigi De Magistris, ex pubblico ministero di Catanzaro dal 2002 al gennaio 2008, noto per le inchieste “Why not” e “Poseidone”, è stato eletto europarlamentare sotto il simbolo dell’Italia dei Valori nel 2009, per poi diventare sindaco di Napoli per due mandati, l’ultimo in scadenza a maggio 2021. Leader della formazione Democrazia e Autonomia (DemA), ha deciso di tornare in Calabria annunciando la sua candidatura alla presidenza della Regione Calabria. In questa intervista esclusiva a TPI De Magistris racconta i suoi rapporti con i partiti e con il civismo, le sfide che lo attendono e la sua idea di “laboratorio Calabria”.

Sindaco, come è nata l’idea del “Laboratorio Calabria”?
“La mia è una candidatura di rottura e di costruzione di una squadra per vincere e per governare. Laboratorio significa candidare persone credibili, coerenti. Significa rompere un ceto politico dominante che ha oppresso la Calabria e i calabresi in questi anni. Significa autonomia: autonomia della Calabria, del Sud, del Mezzogiorno. Significa costruire una alternativa non solo politica ma anche etica, culturale, sociale ed economica, una rivoluzione”.

È una prosecuzione della “rivoluzione arancione” dei sindaci del 2011?
“Sono storie diverse che hanno punti di contatto. A Napoli abbiamo dimostrato che si può rompere un sistema e si può governare non cedendo al compromesso morale, in autonomia, spezzando il legame tra camorra e politica. Puntare sui beni comuni, sulla partecipazione, sui servizi pubblici. Napoli è la dimostrazione che si può fare. Come la Calabria sono bellissime ma straordinariamente difficili. Io voglio stare tra la gente. Così sto iniziando questa avventura e così lo farò negli anni in cui sarò presidente della Regione”.

Parliamo dei suoi rapporti con i partiti tradizionali. A Napoli alle elezioni suppletive del Senato di gennaio 2020 si è trovato un accordo tra il suo gruppo e Pd, Articolo 1 e Sinistra Italiana per la candidatura di Sandro Ruotolo. C’è la possibilità di replicare questa alleanza anche in Calabria?
“Quella è una storia a sé. L’elezione di un senatore in una suppletiva dove noi siamo stati determinanti a scegliere una figura che poteva unire e su questa persona c’è stata una convergenza”.

Ma subito dopo lei ha incontrato Zingaretti e Franceschini…
“Sì, ma stiamo parlando di un anno fa, è cambiato il mondo”.

Cosa è cambiato con Nicola Zingaretti?
“Io l’ho dimostrato in questi anni. Noi siamo alternativi a un certo modo di fare politica. Non vuol dire avere pregiudizi, alzare steccati. La storia mia personale e delle persone che mi accompagneranno non può essere compatibile con determinate figure di quel partito. Non mi riferisco a Zingaretti, ma determinate figure di quel partito, che operano a Napoli e hanno operato in Calabria, vicino alle quali io non potrei mai accompagnarmi. Non mi faccia fare nomi”.

Beppe Grillo l’ha definita: “Uno dei miei errori più imbarazzanti” e ha detto: “Avevo creduto in De Magistris ma avete ragione, ho sbagliato, sputatemi in faccia”. Sono cambiati oggi i rapporti con il M5S?
“Non so se Grillo abbia mai detto questo. Sono profondamente orgoglioso di aver avuto in questi giorni, in queste settimane, sollecitazioni e sostegno dalla base del Movimento, i cosiddetti MeetUp. Vedo punti di convergenza importanti, come li vedo con amministratori locali e consiglieri comunali dei partiti, militanti ed esponenti del Pd. La mia candidatura può unire, purché spezzi la testa del ceto politico dominante”.

Si rapporta solo con la base dei partiti e non con i vertici?
“Io parlo con tutti. Anche coi vertici del M5S e del Pd. Sono un uomo del dialogo. Non ho iniziato un dialogo sulla Calabria coi vertici dei partiti, per ora sto viaggiando, sto correndo, sanno tutti qual è la nostra posizione. Se c’è la volontà di mettere in atto un laboratorio, di cambiare in maniera forte, ben venga. Io non sono un candidato di centrosinistra, sono un uomo di sinistra ma chiederò i voti e andrò a parlare e valuterò le proposte anche di chi non è a sinistra. La Calabria deve spezzare il legame tra affarismo e politica”.

Pensa che M5S e Pd in Calabria le verranno appresso?
“La mia è una candidatura per unire i calabresi e se sull’unità dei calabresi poi si registrano convergenze rivoluzionarie sarò il primo a prenderne atto. Il M5S ha una grande opportunità: la mia è una candidatura che parla alle loro battaglie originarie e devono decidere. Lo stesso vale per il Pd: se vogliono rivoluzione e cambiamento allora uno vede. Ma non mi pare che stiamo a questo. A me interessa il discorso dal basso”.

Si aspetta una chiamata da Zingaretti e Crimi?
“No, assolutamente. Sto avendo tante chiamate di calabresi dal basso e queste sono le chiamate più belle. Oltre ai partiti, c’è anche un certo civismo calabrese in campo, dal meridionalista Pino Aprile all’ex capo della Protezione Civile della Calabria Carlo Tansi, che ha rimarcato la sua candidatura alla presidenza della Regione… Io sono una candidatura che tende ad unire. Unirò tanto Aprile che Tansi. Bisogna fare un passo avanti, non indietro, se si sta insieme”.

Ma siccome siete in due…
“Lo chieda a Tansi. Io sono il candidato presidente. È ovvio che i candidati presidente non possono essere due, la matematica non è un’opinione”.

Carlo Tansi, da civico, si è detto pronto a dialogare anche col centrodestra. Lo farebbe anche lei?
“Io ho detto una cosa molto diversa. Sono un uomo di sinistra e ascolto tutti i calabresi e chiederò il voto ai calabresi perché loro saranno i protagonisti dal basso di questa rivoluzione. Tante persone di centrodestra a Napoli in questi anni mi hanno votato. Io credo che la Calabria non ha funzionato in questi anni perché c’è stata una alternanza apparente tra centrodestra e centrosinistra. Siamo per rompere gli equilibri”.

Lo scorso ottobre il Pd in città metropolitana a Napoli l’ha accusata di fare “inciuci” con Forza Italia…
“Una delle tante falsità. Loro ormai non sanno più cosa dire. Hanno 4 consiglieri su 40 in Comune a Napoli e 2 in città metropolitana, se continuano così alle prossime elezioni rischiano di arrivare ultimi a Napoli”.

Lei si è scontrato molto con la masso-mafia.
“È un tema assolutamente attuale con cui io mi sono scontrato quando facevo il magistrato e ho pagato un prezzo altissimo per fare indagini che vanno in quella direzione. La differenza è che prima a Catanzaro c’era un procuratore della Repubblica che mi revocava le inchieste e ora c’è un procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, che invece le inchieste le fa”.

Le sue priorità per la Regione Calabria: quali sono gli atti che adotterebbe per primi?
“Sono tanti. Ne cito due. Innanzitutto la visibilità immediata di una squadra di governo fatta di persone oneste, autonome, competenti e innamorate della Calabria. Per cambiare ci vogliono innanzitutto le persone. Perché le idee sono importanti ma ci vogliono persone in grado di poterle portare avanti. E poi una serie di atti simbolici molto importanti: ambiente, sanità, acqua e territorio. Vorrei fare una legge sull’acqua pubblica. Napoli è stata la prima città d’Italia e ancora l’unica dopo dieci anni che ha trasformato una spa in una azienda tutta speciale ‘acqua bene comune’. Il programma lo leggerete nei prossimi giorni, lo sto scrivendo con i calabresi. Sarà un programma molto netto e puntuale.

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