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Ddl Zan, in Senato si fanno i conti: caccia ai franchi tiratori, sono una trentina

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Pride a Bogotà. Credit: EPA/Carlos Ortega

Fonti parlamentari calcolano 5 defezioni di area cattolica nel Pd e altri 5 malpancisti M5S. Resta l'incognita Italia Viva

Il prossimo 13 luglio il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia arriverà in Aula, ma a pochi giorni di distanza non è ancora chiaro se il testo sarà approvato o meno. Negli ultimi giorni le spaccature nella maggioranza che sosteneva il governo Conte-bis, infatti, hanno messo a rischio l’ok definitivo al testo, che era già stato approvato alla Camera. Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, ha proposto infatti di modificare la legge per approvarla con una maggioranza più ampia, trovando un compromesso con la destra.

L’iniziativa è stata però respinta dal Pd e dal Movimento 5 Stelle, che sostengono il provvedimento nel suo testo originario. Ora il timore è che ci siano dei franchi tiratori che potrebbero palesarsi nei voti segreti e affossare il provvedimento, come riporta un articolo pubblicato sul Corriere della Sera. Ma su quanti voti può contare il ddl Zan? E quanti sono i possibili franchi tiratori?

Ddl Zan: i numeri al Senato e il rischio franchi tiratori

Il ddl Zan, sulla carta, può contare su 168 voti a favore e 151 contrari. Ma dal momento che il voto a Palazzo Madama sarà molto probabilmente segreto – com’è prassi per le votazioni sulle questioni di diritti e quelle che “attengono ai rapporti civili ed etico-sociali” – potrebbero esserci delle defezioni. Nelle scorse settimane, infatti, non sono mancati i senatori che hanno espresso o fatto trapelare dei dubbi. In ballo ci sarebbero, secondo una fonte “esperta” citata dal Corriere, almeno una trentina di voti.

Tra gli esponenti Pd è il caso, ad esempio, della senatrice Valeria Valente, che tuttavia assicura: “Mi atterrò alle indicazioni del mio gruppo perché in questo momento si è azzerato lo spazio per un confronto di merito”. Alessandro Alfieri, coordinatore della corrente degli ex renziani, in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “Noi di Base riformista sosterremo il ddl Zan con lealtà. A legge approvata presenteremo degli ordini del giorno per chiarire alcuni punti, ad esempio sull’autonomia scolastica”. Ma dei 38 voti dem, secondo il Corriere, 5 potrebbero votare contro il ddl Zan: si tratta dei cattolici Stefano Collina, Mino Taricco, Andrea Ferrazzi, Assuntela Messina e Vincenzo D’Arienzo.

In Italia Viva, potrebbero essere tra gli 8 e i 10 i franchi tiratori, al netto degli emendamenti. Più difficile da leggere la situazione nel Movimento Cinque Stelle, dove i franchi tiratori saranno almeno 5. Altre 3 possibili defezioni sono legate al gruppo delle Autonomie.

Scontato il sostegno dei sei senatori di Leu che siedono nel gruppo Misto. Per il resto, dei 46 parlamentari che siedono nel gruppo una trentina opteranno per il sì, altri 16 per il no. Altri 6 sì dovrebbero arrivare invece dalla componente più liberale di Forza Italia: oltre al voto favorevole preannunciato da Barbara Masini sono in forse Massimo Ferro, Maria Alessandra Gallone e Anna Carmela Minuto.

Leggi anche: 1.  Ddl Zan, cos’è l’identità di genere e come funziona all’estero /2. Ddl Zan: una battaglia giusta che ha preso una strada sbagliata (di S. Mentana) /3. Renzi il politico transgender che gioca sulla pelle dei più deboli per vendetta personale

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