Crosetto: “L’Italia si è attivata per comprare petrolio anche dal Venezuela. Il problema è il prezzo”
Il ministro della Difesa: "Il nodo non è dove trovare l'oro nero, ma i suoi costi in rialzo. Tornare a rifornirci dalla Russia? Prima la pace in Ucraina"
“Il problema è il prezzo del petrolio, non dove trovarlo”. Lo dice il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervistato durante il programma tv Mattino Cinque sulle ricadute per l’Italia della crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente.
Come noto, in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha di fatto bloccato il transito di navi nello Stretto di Hormuz, snodo da cui passa circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale. Tuttavia Crosetto sottolinea come il nostro Paese acquisti dalla regione mediorientale solo una quota minima dell’oro nero che consuma: compensare il blocco di quelle forniture, quindi, secondo il ministro sarà relativamente semplice.
“L’Italia – dice – si sta attivando attraverso le sue grandi aziende, come l’Eni, una delle più grandi aziende a livello mondiale nel campo dell’energia”. “Si è attivata – prosegue Crosetto – con il Venezuela, con i canali africani, con i canali asiatici come l’Indonesia, per coprire la mancanza che potrebbe arrivare dalla chiusura di Hormuz”.
“Ma i Paesi europei e l’Italia – puntualizza il ministro – sono tra i Paesi meno colpiti dalla chiusura di Hormuz: il petrolio che arriva a noi da Hormuz è circa il 5% del nostro fabbisogno ed è tra virgolette facilmente reperibile: per noi non è tanto un problema di fonti di approvvigionamento quanto un problema del prezzo”. Dopo lo scoppio del conflitto le quotazioni dell’oro nero sono schizzate da una media di circa 60 dollari al barile fino a sfiorare i 100 dollari.
Un caso diverso è invece quello del gas naturale liquefatto (Gnl), poiché l’Italia, come ricorda lo stesso Crosetto, acquista “dal Qatar circa il 20% del nostro fabbisogno” di metano. In questo caso, oltre ai costi più elevati, il nostro Paese dovrà trovare sul mercato un fornitore in grado di compensare quei volumi. E il maggior indiziato sono gli Stati Uniti, principale esportatore mondiale di Gnl proprio davanti al Qatar.
I prodotti petroliferi coprono circa il 37% del consumo di energia dell’Italia, mentre il gas naturale soddisfa il 35%, con le fonti rinnovabili in crescita che oggi rappresentano circa il 20%.
“Abbiamo tutto l’interesse, tutto il mondo ha l’interesse che Hormuz non sia coinvolta all’interno di questa guerra”, osserva Crosetto – perché da quello Stretto passa oltre il 20% del gas e del petrolio che ogni giorno riforniscono tutto il resto del mondo, tutte le attività commerciali, la vita in tutto il resto del mondo. Serve un accordo internazionale”.
Ma il ministro ribadisce la contrarietà dell’Italia a far parte della coalizione militare sollecitata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che dovrebbe garantire la sicurezza delle navi in transito nello Stretto di Hormuz. Roma appoggerebbe invece un’eventuale missione sotto l’egida delle Nazioni Unite. “Noi come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz”, dice il ministro: “Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace. Il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite, che vorrebbe dire agire in una cornice di totale sicurezza”.
Intervistato da SkyTg24, il ministro della Difesa ha parlato anche dell’ipotesi di tornare a comprare gas e petrolio dalla Russia, dopo che Trump ha sospeso le sanzioni contro le forniture energetiche di Mosca. “La postura nei confronti della Russia non cambia nazionalmente. Se cambiasse, dovrebbe essere una decisione europea e non mi pare che ci siano i requisiti perché cambi”, spiega Crosetto. “Anche perché il problema – insiste – adesso è il prezzo, più dell’approvvigionamento”.
“Il tema nei confronti della Russia e del futuro rapporto – aggiunge il ministro – rientra all’interno della costruzione della pace ucraina. Certo che le sanzioni imposte alla Russia e la possibilità di contrattare saranno prima o poi messe sul tavolo come sta facendo Putin ancora adesso, ma dal giorno dopo in cui risolveremo la crisi ucraina”.