Coronavirus, Chiese chiuse anche nella fase 2: scontro tra Cei e governo

"Così si viola la libertà di culto": così la Conferenza episcopale italiana ha manifestato tutto il suo disappunto per il nuovo Dpcm del presidente del Consiglio

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 27 Apr. 2020 alle 07:45
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Coronavirus, le chiese restano chiuse: scontro tra Cei e governo

Anche nella fase 2 le norme anti-Coronavirus prevedono che le chiese restino chiuse ad accezione per lo svolgimento delle celebrazioni dei funerali: una decisione che ha provocato un duro scontro tra Cei e governo. Nel corso della serata di domenica 26 aprile, infatti, il premier Conte ha illustrato le disposizioni contenute nel nuovo Dpcm, che impediscono ancora, così come accaduto negli ultimi 2 mesi, la funzione delle celebrazioni religiose ad eccezione fatta dei funerali ai quali potranno partecipare un massimo di 15 persone. Il presidente del Consiglio sull’argomento ha dichiarato che “c’è stata una fitta interlocuzione con il comitato tecnico-scientifico, che non ha nascosto la propria rigidità”.

Alcuni elementi, infatti, hanno convinto l’esecutivo a soprassedere un eventuale riapertura delle chiese: dall’età media dei fedeli al contatto tra i banchi fino al segno della pace e alla comunione che genera contatto tra le mani: tutti fattori considerati ad alto rischio. Ecco perché l’esecutivo ha deciso di non dare il via libera alla riapertura delle chiese. La decisione, però, ha provocato la dura reazione della Cei, la Conferenza episcopale italiana, che in un comunicato ha dichiarato: “Non possiamo accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto, la fede deve potersi nutrire alla vita sacramentale”.

“Dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare orientamenti e protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità, dare indicazioni precise di carattere sanitario, e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia”.

Parole dure, che creano una frattura anche all’interno della maggioranza. Poco dopo, infatti, il ministro della Famiglia Elena Bonetti scrive su Twitter: “In sicurezza si potrà visitare un museo, ma non si può celebrare una funzione religiosa? Questa decisione è incomprensibile, va cambiata”, mentre il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci ha dichiarato: “Credo che l’ammonimento dei Vescovi italiani sia corretto. Non poter individuare ipotesi che prevedano il distanziamento sociale ma permettano le funzioni religiose sembra incomprensibile. Spero che il governo ci metta più attenzione”. La presa di posizione della Cei costringe Palazzo Chigi a diramare una nota in cui viene “preso atto della comunicazione della Cei confermando quanto già anticipato in conferenza stampa dal presidente Conte” e si presente che “Nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza”.

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