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Senato, convegno sulla maternità: ma i relatori sono (quasi) tutti uomini. Cento donne protestano con la ministra

Immagine di copertina
Credit: Afp

Che in questo Paese esista un reale problema femminile (che sarebbe meglio definire maschile) ormai sembra una di quelle questioni di cui tutti parlano ma nessuno fa niente. E in tutto questo ci si prepara alla battaglia sul Ddl Pillon. Il commento di Giulio Cavalli

#tuttimaschi è l’hashtag con cui su Twitter da qualche tempo si sottolinea la mancanza di genere femminile non solo nella classe dirigente nazionale ma anche negli appuntamenti che contano. Se dovessimo trovare la rappresentazione plastica del #tuttimaschi si potrebbe parlare dei relatori previsti all’incontro “La scelta di essere mamma”, organizzato dalla Fondazione Pma Italia e che si terrà in Senato, guarda un po’, proprio l’8 marzo, nella giornata dedicata alle donne.

Peccato che a spiegarci come “essere mamma” in realtà saranno soprattutto uomini (per l’esattezza 21 su 3, con una percentuale degna di una dittatura asiatica). Cento esperte di fertilità hanno scritto una lettera alla ministra della Salute, Giulia Grillo (ahimè, donna, eggià), per ottenere alcuni chiarimenti.

“Siamo un gruppo di medici e biologi che operano nella cura della infertilità, della salute della donna e della maternità”, scrivono, “è certamente importante per sottolineare le problematiche associate al basso tasso di natalità in Italia”. Le donne sottolineano che “in un evento dove si parla della scelta di ‘essere mamma’, inserito per di più nella giornata della donna, ci sia un ‘imbarazzante vuoto’ femminile”.

Gli organizzatori hanno previsto, come detto, “solo una donna fra gli 8 relatori e hanno ritenuto di invitare alla tavola rotonda 3 donne e 21 uomini. Tra i relatori, inoltre, non vi è nessuna donna medico o operatrice del settore. Questa scelta appare quantomeno curiosa dal momento che, nell’ambito delle terapie per l’infertilità, non sono certamente meno rappresentate degli uomini”.

Le professioniste concludono sottolineando che ritengono “fuori luogo nei confronti di tutte le donne, a prescindere dalla professione, il modo in cui è stato organizzato l’evento” perché “ancora una volta, sembra che gli uomini siano gli unici in grado di indicare le scelte che dovrebbero maggiormente appartenere alle donne”.

Che in questo Paese esista un reale problema femminile (che sarebbe meglio definire maschile) ormai sembra una di quelle questioni di cui tutti parlano ma nessuno fa niente. Anche guardando la classe dirigente del Paese sembra che siamo ben lontani da una parità che viene auspicata da (quasi) tutti ma praticata da pochissimi. E in tutto questo ci si prepara alla battaglia sul Ddl Pillon. Buona fortuna a noi.

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